La Corte Costituzionale conferma il divieto di pannelli a terra nonostante 3,5 milioni di ettari agricoli abbandonati
Mentre l’Italia si interroga su come centrare gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030, la Corte Costituzionale mette un sigillo definitivo su un pezzo di futuro: nei campi agricoli, anche quelli che non vedono un aratro da decenni, i pannelli a terra non si potranno installare. È una vittoria politica che arriva proprio mentre dall’altra parte del mondo i produttori cinesi di auto elettriche affilano le armi per invadere l’Europa. La domanda è immediata: se non produciamo l’energia, come alimenteremo le auto che stanno per venderci?
La vittoria di Lollobrigida e il tabù dei 3,5 milioni di ettari vuoti
La sentenza della Consulta conferma la linea del governo Meloni. il decreto Agricoltura aveva già blindato i terreni, e ora anche i ricorsi del Tar del Lazio sono stati spazzati via. Il ministro Francesco Lollobrigida non ha perso tempo: “Dicevano che avevamo torto. Oggi invece la Corte Costituzionale ci dà ragione”. E ha aggiunto: “Abbiamo detto che, se devono essere installati nuovi impianti, devono consentire l’attività agricola”.
“Dicevano che avevamo torto. Oggi invece la Corte Costituzionale ci dà ragione”, ha dichiarato il ministro Francesco Lollobrigida.
Peccato che questa narrazione si scontri con un dato sepolto nei rapporti agricoli: in Italia si stimano oltre 3,5 milioni di ettari di terreni agricoli inattivi o abbandonati.
Superfici su cui l’unica cosa che cresce è il contenzioso, non certo mais o pomodori. L’idea che un pannello solare sia nemico della spiga è ideologicamente difficile da digerire quando si parla di distese incolte, spesso in attesa di diventare capannoni o cave. Coldiretti, soddisfatta, ha subito chiesto di usare la sentenza della Consulta sul fotovoltaico per stringere ulteriormente le autorizzazioni. Ma qualcuno dovrebbe spiegare a chi difende il paesaggio agricolo qual è il danno ambientale di un impianto reversibile su un campo che oggi produce zero.
Da Shenzhen a Torino, la corrente non aspetta la burocrazia
Mentre noi blindiamo il suolo, le case cinesi democratizzano l’elettrico. BYD ha archiviato l’ultimo anno con 4,5 milioni di auto vendute, issandosi al quinto posto tra i marchi globali. L’Executive Vice President Stella Li ha spiegato al Financial Times che la strategia BYD per il dominio globale non ha bisogno degli Stati Uniti. Il vero campo di battaglia è il nostro continente. Non è solo BYD: Xpeng ha annunciato che la nuova L03 sarà lanciata in contemporanea in 65 mercati, col dichiarato intento di battere Tesla sul prezzo d’ingresso.
La geografia dell’automotive sta cambiando più in fretta di quella dell’energia. Mentre discutiamo se un pannello rovini il decoro di un fosso, i consumatori italiani iniziano a comprare. Toyota ha già consegnato oltre 17.500 unità della sua gamma bZ nella prima metà del 2026, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo del 2025.
Chi perde (e chi guadagna) da questo cortocircuito
Se l’Italia rinuncia a produrre energia rinnovabile su scala, i veicoli che il mercato spinge con forza saranno alimentati in buona parte dal gas o dall’energia importata. In pratica, compriamo prodotti “green” per farli funzionare con una rete ancora marrone, cedendo quote di mercato a colossi come BYD — che ha chiuso il bilancio con oltre 4,5 milioni di vendite globali e l’ambizione di diventare il primo marchio mondiale — che hanno integrato verticalmente anche il controllo delle batterie e delle materie prime.
Il ministro Lollobrigida rivendica la sua visione di un agrivoltaico che non sottragga spazio alle colture, ma il paradosso è servito: proteggiamo campi vuoti mentre riempiamo le strade di auto che si alimenteranno con l’energia prodotta altrove. Cosa resta aperto? Il nodo dell’agrivoltaico “alto”, che dovrebbe conciliare pannelli e arature, ma che con i costi attuali e senza economie di scala rischia di restare un miraggio per pochi progetti pilota. Se l’obiettivo era difendere il paesaggio, viene da chiedersi se un impianto a terra su un’area abbandonata, reversibile in vent’anni, non faccia meno danni dell’eternit che ancora copre i tetti di mezza campagna italiana.




