Il progetto di riforestazione delle mangrovie ha generato reddito e autonomia per le donne della comunità
L’invito che ha cambiato la marea
«Nella nostra cultura, le donne musulmane non potevano lavorare. Gli uomini ci prendevano in giro», ricorda Zulfa Hassan, oggi trentacinquenne, in un’intervista pubblicata su Mangrove Alliance. La svolta arrivò quando quattro entità – The Nature Conservancy (TNC), Northern Rangelands Trust (NRT), il Kenya Marine and Fisheries Research Institute (KMFRI) e la Pate Marine Community Conservancy (PMCC) – si presentarono a Mtangawanda per chiedere alle donne di partecipare al ripristino delle foreste di mangrovie. Zulfa, madre di quattro figli, accettò e fondò la Mtangawanda Women’s Association. «In tre anni siamo passate da 15 a 30 socie», precisa, e il dato fotografa una crescita che nessuno si aspettava.
Ma perché proprio le mangrovie si sono rivelate il motore di questa trasformazione?
Il paradosso del carbonio blu
Le mangrovie sono tra i più efficienti serbatoi di carbonio blu del pianeta: un ettaro può sequestrare fino a quattro volte più CO₂ di una foresta tropicale terrestre, e le loro radici proteggono le coste dall’erosione. A Mtangawanda, però, il vero paradosso è che il progetto di riforestazione ha affrontato un problema che di solito esula dai confini dell’ambientalismo: la disuguaglianza di genere.
Le socie dell’associazione hanno ridotto la povertà attraverso la vendita di granchi e l’avvio di piccole imprese alimentari. «Il ripristino delle mangrovie ha trasformato le nostre vite e ci ha permesso di generare un reddito», spiega Zulfa Hassan, riportata da NRT Coast. Alcune donne hanno cominciato a vendere pesce, succhi e altri cibi, costruendo un’autonomia economica che, in una comunità dove erano confinate in casa, suona come una picconata ai ruoli tradizionali. Non è un caso che oggi anche gli uomini che le deridevano vogliano unirsi all’associazione: il reddito autonomo delle donne ha scardinato resistenze culturali radicate, più di qualunque campagna di sensibilizzazione.
L’intreccio tra tonnellate di carbonio stoccato e microimprenditoria femminile mostra che il ripristino ambientale può funzionare come un moltiplicatore sociale. Non si tratta di filantropia, ma di un meccanismo concreto: la vendita delle risorse legate alle mangrovie – granchi, legname sostenibile, prodotti ittici – genera liquidità immediata, mentre la protezione della fascia costiera assicura nel tempo la sopravvivenza dell’ecosistema da cui dipendono. Un doppio dividendo che a Mtangawanda è maturato in soli tre anni, partendo da zero.
Oltre le radici
L’esperimento di Mtangawanda mostra che i progetti di carbonio blu possono funzionare come catalizzatori sociali se affidano la gestione a chi vive il territorio. Non servono tecnologie sofisticate: bastano una copertura organizzativa leggera, quattro partner tecnici e un gruppo di donne motivate. E una condizione indispensabile: il permesso di lavorare, in una cultura che glielo negava.
La prossima volta che si parla di carbonio blu, ricordiamoci che a volte la tecnologia più efficace è un’associazione di donne con il permesso di lavorare.




