Il 95,7% delle violazioni dei permessi è considerato minore o senza impatto ambientale misurabile
Nel 2025 le società idriche inglesi hanno scaricato reflui non trattati per 3,62 milioni di ore. Un numero che ha indignato l’opinione pubblica e spinto il governo a intervenire. La scorsa settimana è arrivata la risposta: da mercoledì 8 luglio, secondo l’annuncio ufficiale del governo, l’Environment Agency può emettere un numero illimitato di sanzioni pecuniarie variabili fino a 500mila sterline per ogni violazione. Una stretta senza precedenti. Peccato che i numeri raccontino una storia diversa: nell’ultimo anno finanziario il 95,7% delle violazioni dei permessi erano di categoria 3, cioè minore, o categoria 4, cioè senza alcun impatto ambientale misurabile. Il martello c’è. I chiodi, forse, sono quasi tutti della misura sbagliata.
Il pugno di ferro (e il guanto di velluto)
Il meccanismo è semplice sulla carta. L’Environment Agency potrà comminare sanzioni illimitate per qualsiasi infrazione, con un tetto massimo di 500mila sterline a multa. Accanto a queste, vengono introdotte sanzioni automatiche da 10mila sterline – paragonate dal governo a multe per eccesso di velocità – per violazioni chiaramente definite, che raddoppieranno a 20mila se non pagate entro 28 giorni. L’intenzione è dichiarata: rendere così costoso inquinare da non convenire più.
Ma qui si apre il paradosso. Se quasi tutte le violazioni sono minime, cosa significa davvero “punire gli inquinatori”? Significa che il nuovo sistema sanzionatorio, per come è costruito, andrà a colpire in modo massiccio e automatico infrazioni che l’Agenzia stessa classifica come poco rilevanti. È come installare un autovelox che scatta a ogni chilometro orario sopra il limite, anche quando il superamento è tecnicamente irrilevante: si moltiplicano le contravvenzioni, ma non si fermano i pirati della strada. Le società idriche potrebbero trovarsi sommerse da sanzioni amministrative per scostamenti burocratici dai permessi, mentre gli scarichi più dannosi – quelli che hanno generato i 3,62 milioni di ore di reflui non trattati nel 2025 – restano eventi statisticamente rari che richiedono indagini complesse, non notifiche automatiche. Già nell’ottobre 2025 il Guardian anticipava che le società idriche avrebbero potuto affrontare multe più automatiche per lo scarico di liquami grazie ai nuovi poteri dell’Agenzia. Adesso quell’anticipazione è diventata realtà, ma il disallineamento tra lo strumento e il problema resta tutto da verificare.
Chi paga, chi incassa
C’è un dettaglio che il governo ha voluto scolpire nella norma: le società idriche non possono trasferire le sanzioni finanziarie sulle bollette dei clienti. Il consumatore, almeno sulla carta, è protetto. Ma se un’azienda si vede recapitare decine di migliaia di sterline in multe automatiche, quelle risorse dovrà pur trovarle da qualche parte. Taglierà gli investimenti? Ritarderà la manutenzione? Oppure, semplicemente, tratterà la sanzione come un costo operativo e alzerà le tariffe appena le regole lo consentiranno? La domanda non è retorica: è il cuore del problema.
Il governo rivendica la svolta. Il Water (Special Measures) Act 2025 ha creato la cornice legislativa. Adesso arriva l’attuazione. Ma tra il 2025 e oggi è cambiato poco nella sostanza: le società idriche continuano a operare con infrastrutture invecchiate, e il problema degli scarichi non trattati non si risolve a colpi di sanzioni amministrative. Servirebbero investimenti massicci nella rete fognaria, tempi certi per l’adeguamento degli impianti, una strategia industriale che vada oltre la logica punitiva. Le sanzioni illimitate possono essere un deterrente, oppure un modo per far cassa senza risolvere il problema strutturale.
Deterrente o fastidio amministrativo?
La vera domanda è se queste multe modificheranno i comportamenti. Per le violazioni minori, quelle da 10mila sterline che si raddoppiano in 28 giorni, il rischio è che diventino poco più di un fastidio amministrativo: si paga e si archivia, senza toccare le cause profonde. Per le violazioni gravi, quelle che meriterebbero sanzioni esemplari, il tetto di 500mila sterline può sembrare alto, ma va rapportato ai bilanci di colossi che fatturano miliardi. Se una società idrica deve scegliere tra investire decine di milioni in un depuratore e pagare una multa una tantum, il calcolo economico potrebbe non essere così scontato. L’efficacia del nuovo sistema dipenderà interamente dalla capacità dell’Environment Agency di discriminare: colpire duro i veri inquinatori, senza disperdere energie e credibilità in un diluvio di sanzioni automatiche per infrazioni irrilevanti.
Con il 95,7% di violazioni minime, il nuovo regime rischia di trasformarsi in un mero costo operativo per le società idriche, una partita di giro tra sanzioni pagate e utili rimodulati, senza affrontare gli scarichi più dannosi che per 3,62 milioni di ore hanno riversato reflui non trattati nei fiumi inglesi. La vera prova non sarà il bilancio dell’Agenzia a fine anno, né il totale delle multe comminate. Sarà la prossima stagione delle piogge. Se i fiumi continueranno a riempirsi di liquami, sapremo che il pugno di ferro ha colpito l’aria.




