Denver, Las Vegas, San Diego e Tampa si aggiungono alla rete di oltre dieci città americane
Hai appena aperto l’applicazione per prenotare un passaggio: scorri le opzioni di sempre e, tra un’auto privata e un taxi, compare la voce “auto senza conducente”. Fino a ieri ti sembrava una curiosità da Silicon Valley — qualcosa che succede a San Francisco o Phoenix — ma oggi è nel tuo quartiere, o sta per arrivarci. Nei giorni scorsi Waymo ha messo nero su bianco quello che fino a poco fa era solo un’indiscrezione: lancerà operazioni completamente autonome a Denver, Las Vegas, San Diego e Tampa. Non si tratta più di un test chiuso: la società ha già cominciato a guidare senza intervento umano il SUV elettrico Hyundai IONIQ 5 con uno specialista a bordo pronto a monitorare, e le prime corse senza nessuno al volante partiranno per i dipendenti, prima di aprire al pubblico. Il robotaxi, insomma, sta facendo l’ultimo miglio verso la normalità.
Il robotaxi ora lo trovi sotto casa
Per chi vive in una grande città l’idea di salire su un’auto che si guida da sola è sempre stata accompagnata da una domanda: ma qui, da noi, quando arriva? La risposta, adesso, è “molto presto”. Denver, Las Vegas, San Diego e Tampa si aggiungeranno a una rete di oltre dieci città americane dove chiunque può scaricare un’app, chiamare un veicolo completamente autonomo e farsi portare dove vuole, 24 ore su 24. Non serve un abbonamento speciale, non serve essere selezionati. Basta uno smartphone e una destinazione.
L’azienda ha già fatto la prova generale lo scorso novembre, quando ha acceso la guida autonoma in altre cinque città — Miami, Dallas, Houston, San Antonio e Orlando — iniziando proprio da Miami e proseguendo a tappe. Oggi, mentre leggete, in ciascuna di quelle aree metropolitane i residenti vedono i Waymo girare regolarmente, con o senza persone a bordo. È un’espansione silenziosa, quasi sottotraccia, ma che ridisegna la mappa della mobilità. La curiosità legittima, a questo punto, è: quanto è affidabile tutto questo? E soprattutto, quanta gente lo sta già usando?
15 milioni di corse (e non è che l’inizio)
A sostenere questa macchina c’è un capitale imponente. Lo scorso febbraio Waymo ha chiuso un round di investimento da 16 miliardi di dollari, portando la valutazione dell’azienda a 126 miliardi di dollari post-money. Cifre che, da sole, spazzano via l’etichetta di “startup sperimentale”. Qui siamo di fronte a un servizio di massa con fondamenta industriali. E non è finita: stando a quanto riportato da Electrek, Hyundai Motor potrebbe fornire a Waymo 50.000 Ioniq 5 autonomi entro il 2028, per un accordo che si stima valga circa 2,5 miliardi di dollari. La cornice è quella di una partnership strategica pluriennale annunciata già nell’ottobre 2024, quando le due aziende hanno deciso di integrare il sistema Waymo Driver — la sesta generazione della tecnologia di guida autonoma — proprio sul SUV elettrico coreano.
La scelta è già sul tuo smartphone
Detto in parole semplici: se nei prossimi mesi viaggiate verso Denver, Las Vegas, San Diego o Tampa, non stupitevi se l’app di mobilità vi propone un’auto senza conducente. Le corse senza pilota saranno prima riservate ai dipendenti, poi aperte a tutti. È lo stesso schema già rodato a Miami, Dallas e nelle altre città del Sud, e funziona così: prima qualche mese di giri di addestramento, poi la calamita del passaparola e l’apertura commerciale. Chi ha provato il servizio altrove sa che l’esperienza non è molto diversa da un normale ride-hailing, con in più il silenzio di un abitacolo senza chiacchiere forzate con l’autista e la prevedibilità di un’elettrica.
Intanto il parco mezzi cambia volto: l’arrivo della Hyundai IONIQ 5 non è solo un aggiornamento estetico. È un SUV spazioso, completamente elettrico, con un’abitabilità che lo rende adatto alle famiglie o a chi ha bagagli. E la scelta di un modello di serie, già venduto in decine di migliaia di esemplari nel mondo, significa che la manutenzione, la disponibilità di pezzi e la familiarità per i passeggeri sono quelle di un’auto normale, non di un veicolo futuristico. Anche l’ecosistema competitivo si muove nella stessa direzione: Zoox, di proprietà di Amazon, ha annunciato a marzo un’espansione multi-città delle sue operazioni di ride-hailing autonomo. La concorrenza non farà che aumentare la diffusione e, presumibilmente, tenere a bada le tariffe per chi deve spostarsi ogni giorno.
Alla prossima corsa, insomma, non stupitevi se a guidare non c’è nessuno. Non è più un azzardo tecnologico riservato a pochi visionari: è un’opzione concreta che conviene valutare con gli stessi criteri che usate per un taxi — costo, tempo d’attesa, pulizia. Con in più il vantaggio di un servizio che, stando ai numeri, sta dimostrando di saper scalare senza perdere affidabilità. E forse, alla fine del tragitto, l’unico vero rimpianto sarà non avere un’altra scusa per rimandare quella telefonata che avreste voluto evitare.



