Il ministero studia una misura pilota per i distretti energetici positivi, finora assenti in Italia
L’Unione europea voleva 100 distretti energetici positivi (Positive Energy District, Ped) entro la fine del 2025. Non ce l’ha fatta. A metà luglio 2026, l’Italia annuncia il suo primo esperimento: una misura pilota per i Ped finanziata con i fondi del Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc). Il paradosso è servito: la corsa parte dopo il traguardo, mentre il quadro europeo è già segnato da obiettivi mancati e performance deludenti.
La mossa tardiva
La notizia arriva dalla direzione generale Incentivi del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase). Stefania Crotta, direttrice generale Programmi e Incentivi finanziari, ha illustrato lo stato dei lavori: si studia una misura pilota per i distretti energetici positivi, pensata per far evolvere il modello delle comunità energetiche rinnovabili (Cer) oltre la soglia dei 50.000 abitanti. Già a gennaio 2026, durante un convegno a Ircaf, la stessa Crotta aveva accennato a un programma sperimentale con una dotazione finanziaria, senza però entrare nei dettagli.
Ora il progetto si precisa, ma resta avvolto in un silenzio istituzionale sul cronoprogramma e sulle risorse esatte. Il meccanismo dei fondi Fsc, utilizzato per finanziare interventi di coesione territoriale, non ha la flessibilità di una linea dedicata alla transizione energetica; la scelta di incanalare lì la sperimentazione dice qualcosa sulla difficoltà di trovare coperture stabili. E intanto ci si chiede: perché soltanto ora? L’obbligo di accelerare sulla neutralità climatica delle città era già scolpito nel piano strategico europeo per le tecnologie energetiche (SET Plan) e il target dei 100 Ped entro il 2025 era il mattone di quella strategia. A luglio 2026, l’Italia si presenta con un pilota ancora in fase di studio.
I numeri che mancano
Che il target dei 100 Ped fosse ambizioso lo si sapeva. Il gruppo di lavoro sui Ped presso la Commissione europea doveva accompagnare la pianificazione e la replica dei distretti entro il 2025, ma il traguardo è rimasto sulla carta. Già lo scorso marzo, secondo la Corte dei conti europea, le comunità energetiche dell’Ue stanno performando al di sotto degli obiettivi, un allarme che coinvolge anche l’Italia, dove le Cer faticano a decollare malgrado gli incentivi.
Nel frattempo, altri Paesi hanno già acceso i motori. In Portogallo e Finlandia, progetti pilota a Porto e Turku sono operativi da tempo, mostrando che la formula del distretto a energia positiva può funzionare ben oltre i confini amministrativi delle Cer tradizionali. Qui sta il punto: i Ped, a differenza delle comunità energetiche, operano su scala superiore e integrano edifici, mobilità e servizi in un bilancio energetico annuale netto positivo. Il fatto che l’Italia muova i primi passi soltanto adesso, con un programma sperimentale non ancora finanziato né scadenzato, la colloca in una posizione di rincorsa. E la rincorsa, quando gli altri consolidano esperienza e filiere, costa cara.
Chi ci guadagna?
Dietro l’annuncio del Mase, la domanda è concreta: a chi serve davvero questo pilota? Ai Comuni con più di 50.000 abitanti, che potrebbero sperimentare configurazioni più complesse di quelle consentite oggi dalle Cer? Alle imprese della filiera energetica, che vedrebbero allargarsi il mercato della progettazione e delle tecnologie integrate? Oppure è l’ennesimo tentativo di mostrare che l’Italia fa sul serio in Europa, dopo che proprio il nostro Paese ha accumulato ritardi sulla direttiva Red II e sull’implementazione delle comunità energetiche?
I fondi Fsc sono una risorsa, ma richiedono cofinanziamento e passaggi burocratici complessi; senza un impegno finanziario robusto e un cronoprogramma chiaro, il rischio è che il pilota resti una bandierina. Per i cittadini e le amministrazioni locali che già si stanno organizzando in Cer, il segnale è ambiguo: si spinge verso l’alto mentre la base fatica ancora a consolidarsi. Nel silenzio su tempi e cifre, l’unica certezza è che l’Europa ha smesso di aspettare.
Per le comunità energetiche italiane, in attesa di segnali concreti, la domanda resta: questo pilota sarà un trampolino o l’ennesimo annuncio?




