Il sorpasso delle elettriche sulle auto a benzina in Alto Adige anticipa il declino del motore termico

Il 7 luglio 2026 il Parlamento europeo ha deciso che la soia bruciata nei serbatoi continuerà a contare come energia rinnovabile almeno fino al 2030. Con il voto del Parlamento Ue sui biocarburanti è stata respinta una norma che avrebbe finalmente smascherato l’assurdo per cui distruggere foreste per riempire serbatoi viene chiamato transizione verde. La decisione, secondo le stime, potrebbe esporre l’Unione a oltre 5,6 miliardi di dollari l’anno di sanzioni commerciali.

Ma mentre le lobby agricole festeggiavano, il mercato reale raccontava un’altra storia.

Nello stesso mese, il record mensile di vendite globali di EV segnava un +28% sul mese precedente e un +31% sull’anno prima. In Europa, in particolare, la mobilità a batteria non è più una scommessa di nicchia.

In Alto Adige il sorpasso silenzioso

La provincia più ricca d’Italia, l’Alto Adige, ha chiuso il primo semestre 2026 con una quota BEV del 21,4%. Per la prima volta, le auto elettriche a batteria hanno superato quelle a benzina, ferme al 19,8%, con un calo del 17,1% delle immatricolazioni a benzina. Il sorpasso delle elettriche sulle auto a benzina non è un incidente statistico: è la conseguenza di incentivi pubblici, del costo dei carburanti e di una rete di ricarica che ha reso la scelta elettrica razionale prima ancora che ideologica.

Il diesel, una volta dominatore incontrastato sulle strade di montagna, è sprofondato al 7% delle immatricolazioni, il crollo del diesel al 7% innescato da una flessione vicina al 30%.

«La crescita è favorita dagli incentivi statali e dal costo dei carburanti. Nei prossimi cinque anni i tradizionali motori a combustione interna avranno un ruolo sempre più marginale»

ha spiegato Lukas Baumgartner, ad di Autoindustriale Mobility Group.

L’effetto non è solo locale. Nel primo semestre 2026 il balzo delle immatricolazioni elettriche in Italia (+201,1%) ha portato la quota BEV all’11%. Un dato che suggerisce quanto rapidamente il mercato si stia riorganizzando, senza aspettare le direttive di Bruxelles.

Chi vota per il passato

Dietro il voto del Parlamento Ue non c’è solo una scelta economica miope. L’uso sistematico della disinformazione ha eroso la capacità di decidere sulla base di prove scientifiche. E le attività degli interessi costituiti stanno alimentando il rigetto dell’intera architettura ambientale europea. Le richieste del Green 10 alla presidente von der Leyen restano lettera morta in un’aula dove pesano più i voti delle associazioni agricole che le rilevazioni dei termometri globali.

E adesso chi paga il conto?

Con l’Italia che corre verso l’elettrico, il rischio è che le case automobilistiche europee si trovino a produrre motori a combustione per un mercato in via di estinzione, mentre i costruttori asiatici e americani conquistano quote con modelli a batteria. Il divario tra la realtà dell’Alto Adige e le scelte dell’emiciclo di Strasburgo apre una domanda scomoda: chi pagherà le sanzioni commerciali, i posti di lavoro persi e il ritardo tecnologico accumulato? Gli incentivi per le auto elettriche, oggi motore del cambiamento, potrebbero diventare la prossima voce da tagliare se i conti pubblici saranno messi sotto pressione proprio da quelle lobby che hanno protetto la soia.