La California compensa il taglio federale con 135 milioni per l’auto elettrica
Hai presente quella mezz’ora passata a cercare un bando per una comunità energetica nel tuo comune, tra una pagina del GSE che non si apre e un pdf di due anni fa che non spiega niente? Mentre tu ti arrovelli su moduli e scadenze, dall’altra parte del mondo i capitali si muovono con un altro passo.
Non è una lamentela generica: basta mettere in fila qualche cifra di questi giorni per accorgersi che la transizione energetica ha due velocità, e quella più lenta è proprio quella che doveva coinvolgere i cittadini.
In California il governo taglia, lo Stato rilancia
Il governo federale americano ha eliminato il credito d’imposta di 7.500 dollari per i veicoli elettrici. Fine della storia? No, perché la California ha deciso di correre da sola. Il governatore Gavin Newsom ha annunciato i nuovi incentivi EV con boost per Rivian e Lucid, mettendo sul piatto un fondo da 135 milioni di dollari. Tradotto in pratica: lo stato offre un incentivo per nuovi acquirenti EV da 3.500 dollari e un contributo per veicolo usato da 1.750 dollari. Se poi hai un reddito basso o medio, puoi accedere alla piattaforma Access Clean California per incentivi extra. Tutto già disponibile.
Questi non sono bonus pensati per pochi eletti: i sussidi californiani possono cumularsi con altri programmi locali, tagliando diverse migliaia di dollari dal prezzo finale di un’auto elettrica. È il classico intervento che abbassa la barriera d’ingresso per le famiglie, non solo per chi può permettersi un modello premium.
Geotermico superhot: 134 milioni per scavare nel futuro
Non c’è solo l’auto elettrica. Mentre l’Italia si arrovella sugli iter autorizzativi per le rinnovabili tradizionali, negli Stati Uniti si investe su tecnologie che da noi sono ancora sulla carta. Quaise Energy ha raccolto 134 milioni di dollari da investitori privati per sviluppare progetti geotermici superhot. La notizia arriva mentre la regola per il calore pulito sopravvive a una sfida legale in California. E l’operazione Quaise si inserisce in un contesto in cui i fondi per il geotermico di nuova generazione trovano porte aperte nel privato, prima ancora che nel pubblico. Perforare la crosta terrestre a profondità mai raggiunte per estrarre calore è un’impresa da fantascienza, ma i capitali ci credono e li mettono subito, non dopo anni di bandi e ritardi.
Comunità energetiche: lentezza italiana e fondazioni private
Dall’altra parte dell’Atlantico, il panorama delle nostre comunità energetiche rinnovabili (CER) è ben diverso. Dopo anni di attesa per i decreti attuativi, oggi ci si scontra con bandi che sulla carta sono decisivi ma nella pratica restano ostaggi di procedure farraginose, come raccontano esperienze sul campo raccolte da chi lavora con le CER, più rinnovabili che sociali. Chi prova ad attivare una comunità in un piccolo comune o in un’area marginale scopre presto che intercettare fondi da fondazioni e soggetti filantropici è complicato: servono competenze tecniche, capacità di progettazione e spesso un anticipo di risorse che molti enti locali semplicemente non hanno.
Le eccezioni virtuose esistono, ma sono concentrate dove il tessuto sociale è più robusto e la filantropia è organizzata. In Piemonte la Fondazione Compagnia di San Paolo e in Lombardia la Fondazione Cariplo hanno promosso bandi per CER in Piemonte e Lombardia. Non è un caso che queste realtà riescano a partire, mentre nel resto del Paese l’assenza di canali filantropici territoriali lascia scoperte proprio le aree che avrebbero più bisogno di una transizione dal basso.
Il punto non è se manchino i fondi: è che i fondi, quando ci sono, prendono strade che escludono chi non ha gambe per seguirle. In California, un taglio federale viene compensato in settimane con una pioggia di milioni pronta all’uso. In Italia, per una CER si passa da un bando europeo complesso da gestire a una fondazione privata, con il risultato che le prime a nascere sono quelle nei territori più ricchi di competenze e relazioni. Se vivi in una zona rurale senza università né consulenti, la transizione per ora la vedi passare su internet e in bolletta, ma non nel tuo quartiere.
Se oggi ti muovi in Piemonte o in Lombardia, conviene tenere d’occhio i bandi delle fondazioni locali: Compagnia di San Paolo e Cariplo hanno già dimostrato di saper accompagnare progetti concreti. Nel resto d’Italia, la strategia più pratica è premere sul tuo Comune perché si faccia parte attiva nei bandi nazionali, prima che le risorse si esauriscano o si incaglino nella burocrazia.




