La burocrazia frena le comunità energetiche mentre un quadriciclo elettrico conquista l’America
Hai presente quando apri la bolletta e pensi che, forse, produrre un po’ di energia insieme ai tuoi vicini non sarebbe una cattiva idea? Poi fai due telefonate, ti guardi intorno, e scopri che per mettere su una comunità energetica servono più fogli che per comprare casa. Intanto, dall’altra parte dell’oceano, un quadriciclo elettrico grande quanto un trolley sta facendo sognare gli americani con la promessa della dolce vita. Si chiama Fiat Topolino, e Stellantis l’ha appena portata negli Stati Uniti con un messaggio che sa di vacanza romana: libertà, stile, semplicità.
Secondo il comunicato ufficiale, la Fiat Topolino come test per la micromobilità si presenta come “un piccolo pezzo di dolce vita che attraversa l’Atlantico”. Il tono è da festa di piazza: “giocosa, elegante, un nuovo tipo di libertà per i quartieri moderni”.
Un quadriciclo con il passaporto, mentre qui siamo fermi alla cabina primaria
Olivier Francois, ceo del marchio FIAT, ne parla come di un capitolo completamente nuovo negli Stati Uniti: la Topolino non corre, è un veicolo a bassa velocità pensato per quartieri residenziali, litorali e comunità private. Negli Stati Uniti, fa notare Stellantis, la maggior parte dei proprietari di golf cart li usa già per scopi che vanno ben oltre il campo da golf, segno di una domanda di micromobilità quotidiana ancora senza risposta. L’idea è farsi spazio in un segmento che cresce a doppia cifra, portando l’eredità FIAT nella micromobilità con un tocco di design italiano che altrove non esiste.
Numeri, strategia, posizionamento. Tutto liscio come l’olio. Poi però guardi casa nostra: qui la transizione dal basso, quella che dovrebbe coinvolgere cittadini, imprese e comuni nella produzione distribuita di energia pulita, è ferma alla ricerca di un commercialista che capisca la normativa.
Quando l’energia è troppo “sociale” per funzionare
Un report recente non usa mezze parole: le comunità energetiche sono più rinnovabili che sociali. Le finalità come la solidarietà e l’equità, che pure erano nel Dna delle Cer, fanno fatica ad affermarsi. E non è un problema di volontà. I problemi elencati sono quelli che chiunque abbia provato ad attivare una comunità conosce bene: le incertezze normative e i ritardi burocratici delle Cer, la difficoltà di trovare professionisti competenti tra legali e contabili, e la la mancanza di cultura sulle comunità energetiche che lascia i cittadini spaesati prima ancora di cominciare.
Il vincolo della cabina primaria è l’esempio perfetto: un tecnicismo che manda in confusione chiunque, costringendo a mappature e verifiche che scoraggiano anche gli enti locali più motivati. I bandi, compresi quelli legati al Pnrr, sono percepiti come strumenti decisivi, ma in molti raccontano di la difficoltà di accesso ai bandi per le Cer. Le comunità nate in aree marginali o piccoli comuni faticano a intercettare fondazioni e soggetti filantropici — l’esclusione delle aree marginali dai finanziamenti non fa che allargare il divario con chi, magari, ha già contatti e risorse.
Un continente che si elettrifica a metà
E poi ci sono storie come le Hawaii, che hanno messo nero su bianco l’obiettivo di arrivare al 100% di energia pulita, ma intanto si trovano a flirtare con costi crescenti per l’elettrificazione alle Hawaii, complici regole federali che rendono più caro elettrificare edifici e trasporti. È il paradosso della transizione a metà: tutti sanno dove andare, nessuno ha la mappa per arrivarci senza spendere troppo.
La Topolino americana e la Cer italiana abitano lo stesso paradosso.
Da una parte, un prodotto che esporta uno stile di vita — la mobilità semplice, gioiosa, “oltre le strade affollate” — con il marketing che gira a mille. Dall’altra, la vera transizione dal basso, quella che ridurrebbe le bollette e creerebbe valore nei territori, che arranca tra moduli, scadenze e professionisti introvabili. La differenza non è tecnologica, è di contesto: là un’azienda può permettersi di pensare al quadriciclo elettrico come “un invito a riscoprire la mobilità attraverso semplicità, gioia e design”; qui, chi prova a fare lo stesso con l’energia si schianta contro la burocrazia come contro un vetro.
La Topolino la compri, la parcheggi, la guidi senza patente in certe strade private e sei subito parte di un racconto. Per una Cer, invece, devi passare mesi a capire se sei nella cabina primaria giusta, se il regolamento interno regge, se il Gse ti riconoscerà gli incentivi. Il tutto mentre il vicino che aveva aderito con entusiasmo si è già stufato e ha messo i pannelli per conto suo, facendosi gli affari propri.
Alla fine, quello che colpisce non è il ritardo, ma la distanza tra i due mondi. Mentre si esportano stili di vita, la vita reale — quella fatta di bollette, condomini e piccoli comuni — aspetta ancora una bussola. Non serve un miracolo. Basterebbe che la macchina pubblica funzionasse con un decimo della creatività che Stellantis mette nel vendere un motorino elettrico con la forma della Dolcevita.




