I prezzi globali scendono, ma 41 paesi restano in attesa di assistenza alimentare
A giugno 2026 l’indice FAO dei cereali è sceso del 3,5 per cento rispetto a maggio, quello dello zucchero del 5,7 per cento. I dati diffusi lo scorso 3 luglio raccontano di una produzione globale di cereali stimata a 2.983 milioni di tonnellate per il 2026 e di un paniere alimentare che resta del 18,7 per cento sotto il picco del marzo 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina aveva fatto tremare i mercati. Nel rapporto FAO di giugno 2026, l’indice FAO dei prezzi alimentari era comunque superiore dell’1,7 per cento rispetto a un anno prima. E mentre i listini si raffreddano, 135mila persone in Sudan sono in fase di «catastrofe» alimentare. Due facce della globalizzazione che convivono senza toccarsi.
Il paradosso dei listini
Eppure, basta guardare oltre i numeri delle borse merci per capire che la realtà è un’altra. La FAO stima che 41 paesi e territori — 31 dei quali in Africa — abbiano bisogno di assistenza alimentare esterna per far fronte a conflitti e shock meteorologici. Non è un dato qualunque: è il termometro di un sistema in cui i prezzi globali possono scendere mentre intere popolazioni restano tagliate fuori dall’accesso al cibo. Il paradosso è sotto gli occhi di tutti, ma pochi lo raccontano. Già nel marzo 2022, quando Russia e Ucraina — che insieme rappresentavano circa il 30 per cento dell’export globale di grano e il 20 per cento di quello di mais — avevano fatto impennare i mercati, il mondo scopriva quanto fosse fragile l’equilibrio tra produzione e distribuzione. Oggi i listini sono più bassi, il paniere FAO è sceso di quasi un quinto rispetto a quel picco, ma il numero di paesi bisognosi di aiuto non arretra. Anzi, si consolida. Cosa rende allora così fragile il sistema alimentare globale?
La polveriera Sudan
El Niño, l’incognita climatica
Nel frattempo, il Pacifico si sta scaldando: un nuovo El Niño è alle porte, diverso da tutti i precedenti. «Non è come gli El Niño del passato», ha avvertito Jorge Alvar-Beltrán, Natural Resources Officer della FAO. «Il pianeta è molto più caldo oggi, e con conflitti e insicurezza alimentare diffusi, questa nuova fase colpirà più duramente le aree già vulnerabili e con limitata capacità di adattamento». È un allarme che arriva mentre 41 paesi sono già in lista d’attesa per gli aiuti e 135mila persone in Sudan guardano l’abisso. Su un pianeta che registra temperature record, l’anomalia climatica non farà che moltiplicare le emergenze esistenti. Cosa accadrà quando ondate di calore e siccità si abbatteranno su paesi in cui la fame è già una condizione strutturale?
La domanda non è se i prezzi scenderanno ancora, ma quante persone saranno sacrificate sull’altare dell’indifferenza prima che il clima obblighi tutti a guardare.




