La chiusura dello Stretto di Hormuz ha dimezzato le spedizioni di latte in polvere verso il Golfo

Meno 50%. Non è un calo della domanda, né un problema di produzione. È il prezzo di uno stretto chiuso. Le esportazioni di latticini dall’Europa verso la regione del Golfo sono crollate della metà. A rivelarlo, durante il Sustainable Foods Summit Europe 2026 che si è tenuto ieri ad Amsterdam, è stato un esperto del settore. Il dato, secco, fotografa una realtà che va oltre la semplice statistica commerciale: la chiusura dello Stretto di Hormuz, in corso dallo scorso gennaio, ha dimezzato un flusso commerciale consolidato, mostrando quanto le catene di approvvigionamento alimentare siano esposte agli shock geopolitici.

Un mare chiuso, un mercato dimezzato

Il crollo interessa in particolare il latte in polvere, una voce rilevante dell’export lattiero-caseario europeo. Secondo i dati presentati al summit da Geijer, le spedizioni verso i paesi del Golfo si sono letteralmente dimezzate. La causa è nota: dallo scorso gennaio, lo Stretto di Hormuz è chiuso al traffico commerciale a causa delle tensioni nella regione. Una strozzatura geografica che blocca il passaggio di materie prime essenziali, isolando i mercati del Golfo dalle forniture europee.

Ma questo collasso non arriva dal nulla. È l’ultimo, violento capitolo di una storia iniziata quattro anni fa e che ha progressivamente eroso ogni margine di sicurezza nelle supply chain alimentari globali.

La tempesta perfetta: dall’Ucraina al Golfo

Il crollo del 50% non è un fulmine a ciel sereno. È l’ultimo anello di una catena di shock che, dal 2022, hanno trasformato l’approvvigionamento alimentare in un problema di intelligence prima ancora che di logistica. Già nel febbraio 2022, l’invasione russa dell’Ucraina aveva sconvolto i mercati di grano, olio di girasole e fertilizzanti, mettendo a nudo la dipendenza europea da corridoi di transito fragili. A fine 2023, la crisi del Mar Rosso ha interrotto le rotte per le merci e per un prodotto simbolico come il caffè, aggiungendo costi e ritardi alle catene di approvvigionamento. Ogni crisi ha agito come un accumulo di stress su un sistema già teso.

In questo scenario, la sostenibilità ha smesso di essere una questione di immagine per diventare un fattore operativo: ha cambiato l’approvvigionamento da un problema di sourcing a un problema informativo. Al summit di Amsterdam, Rik Kutsch Lojenga, direttore esecutivo della Union for Ethical BioTrade, ha ricordato che la consapevolezza della biodiversità è passata dal 29% del 2009 al 72% di quest’anno, un dato che riflette la crescente attenzione dei consumatori ma anche la maggiore pressione sulle aziende per garantire filiere trasparenti. Il cambiamento climatico, intanto, aggiunge complessità: è uno dei principali fattori che rendono le supply chain più vulnerabili e difficili da prevedere.

Poi, a inizio 2026, la chiusura dello Stretto di Hormuz ha inferto il colpo più diretto. Con il Canale di Suez già sotto pressione e il Golfo Persico bloccato, una delle rotte chiave per il commercio di materie prime alimentari è stata di fatto paralizzata. Il risultato è quel 50% in meno di latte in polvere che arriva a destinazione: un numero che non è solo una perdita commerciale, ma il sintomo di una dipendenza strutturale da punti di strozzatura geopolitici.

Fertilizzanti in fuga: il prossimo fronte

Se il latte in polvere non arriva, anche i fertilizzanti azotati scarseggiano. L’uso globale di fertilizzanti a base di azoto è diminuito dall’inizio della guerra in Iran e, stando alle previsioni condivise da Geijer, continuerà a calare fino alla riapertura dello Stretto di Hormuz. È un doppio colpo: da un lato, le esportazioni europee verso il Golfo si fermano; dall’altro, la produzione agricola globale rischia di perdere input essenziali, innescando effetti a cascata sui raccolti e sui prezzi alimentari.

In una situazione del genere, l’intelligenza artificiale può aiutare a leggere i segnali deboli. Può analizzare dati per rilevare rischi imminenti nella catena di approvvigionamento, anticipare colli di bottiglia e suggerire rotte alternative. Ma c’è un limite invalicabile: l’IA può vedere il rischio, ma può riaprire uno stretto? Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è il prezzo dei fertilizzanti azotati. Se continuerà a salire, l’Europa dovrà ripensare la propria autosufficienza alimentare ben oltre il latte in polvere.