Bilancio dello zoo 2016-2024 sotto esame, ma le critiche sul benessere animale partono dal 2010.
Fondato nel 1916, lo zoo di Surabaya è uno dei parchi zoologici più antichi e conosciuti dell’Indonesia: 37 acri, oltre 350 specie, migliaia di animali nella seconda città più grande del paese. Ma per i procuratori di East Java è anche il teatro di un paradosso: un buco da 10,2 miliardi di rupiah (circa 564mila dollari) stimato da un audit, 7,4 dei quali finiti – secondo l’accusa – nelle tasche del sospettato Choirul Anwar, mentre i rapporti sul mangime risultavano completi e gli animali deperivano. A fine luglio, un’inchiesta di Mongabay ha ricostruito i contorni del caso, riaccendendo il dibattito sul benessere animale negli zoo indonesiani.
Il sospetto e il buco da 10,2 miliardi
Lo scorso 21 luglio i procuratori di East Java hanno iscritto Choirul Anwar nel registro degli indagati per presunta corruzione legata al bilancio operativo dello zoo di Surabaya tra il 2016 e il 2024. L’audit preliminare, condotto congiuntamente con l’ufficio regionale della Financial and Development Supervisory Agency (BPKP), stima perdite statali per 10,2 miliardi di rupiah, di cui circa 7,4 miliardi sarebbero stati dirottati a beneficio personale del sospettato. I numeri, come sempre in questi casi, vanno presi con cautela: si tratta di un audit preliminare, non di una sentenza.
Eppure il caso non nasce dal nulla. Nel 2021 il Tribunale per i reati di corruzione di Bandung aveva già condannato a sette anni di carcere due dirigenti della Tamansari Wildlife Foundation, il precedente gestore dello zoo di Bandung, per uno schema di locazione di terreni che aveva causato perdite statali per 25,5 miliardi di rupiah (circa 1,4 milioni di dollari). E ancora prima, nel 2010, il governo indonesiano aveva revocato i permessi operativi dello zoo di Surabaya dopo anni di critiche per la morte di animali e la cattiva gestione, affidandolo a un team temporaneo guidato da rappresentanti dell’Indonesian Zoo and Aquarium Association e di Taman Safari. Il precedente, insomma, esiste.
Il conto lo pagano gli animali
Dietro i numeri dell’audit c’è una realtà fisica. Secondo Punia, uno degli schemi presunti consisteva nel ridurre la spesa per il mangime presentando rapporti che indicavano l’utilizzo dell’intero budget. Le strutture sono diventate mal mantenute, sporche e danneggiate, e gli animali sono diventati malsani, magri e inclini a morire per mancanza di cure adeguate. Lo riferisce un articolo del Jakarta Globe.
Il caso Choirul Anwar ha un volto animale anche nei fatti documentati. Lo scorso gennaio un giovane leone è stato trovato impiccato nel suo recinto, come riportato in una valutazione d’emergenza sul benessere animale dello zoo di Surabaya. Un decennio prima del caso di corruzione, un’altra valutazione indipendente internazionale era già stata condotta con il coinvolgimento di SEAZA, PKBSI e WAZA: segno che il problema non è sorto con l’attuale indagine.
E poi c’è il 2010. Quell’anno il ministero delle Foreste aveva revocato la licenza dello zoo dopo numerose morti di animali, tra cui specie rare come tigri di Sumatra, draghi di Komodo, leoni e coccodrilli. L’indagine condotta dall’agenzia per la conservazione delle risorse naturali di East Java (BKSDA) aveva concluso che la negligenza dei custodi era responsabile della maggior parte delle morti, come evidenziato da una petizione dell’epoca. Sedici anni dopo, il monumento storico del 1916 mostra ancora i segni di una decadenza che i numeri dell’audit aiutano a spiegare.
54 su 58: il sistema che non controlla
Basta allargare lo sguardo. Solo quattro dei 58 zoo registrati in Indonesia rispettano gli standard governativi, come riportato da un’analisi sulle condizioni degli zoo indonesiani. La maggior parte ottiene punteggi bassi rispetto ai parametri fissati dal governo: gli zoo indonesiani sono noti per le loro condizioni inadeguate. Se Surabaya è sotto accusa, il resto del paese non sta molto meglio. La domanda resta aperta: chi controllerà i controllori?
Se la corruzione si misura in mangime non comprato e recinti sporchi, la vera domanda non è quanti anni rischia Choirul Anwar, ma chi si prenderà cura degli animali che restano. Il caso di Surabaya è un sintomo, non un’anomalia.




