Il vaccino ha immunizzato poco più di 500 tamarini, ma il loro areale è ridotto al 2%
Il doppio dei sopravvissuti, il 2% del territorio
Per capire come si è arrivati al vaccino, servono due numeri. Il primo è 4.800: è la popolazione di tamarini leone dorato nell’Atlantico costiero dello stato di Rio de Janeiro secondo un censimento del 2023 pubblicato dall’associazione Save the Golden Lion Tamarin. Il secondo è 2.500: era il numero di individui rimasti dopo che l’epidemia di febbre gialla, tra il 2017 e il 2019, ha ucciso circa il 30% della popolazione. La prima morte documentata di un golden lion tamarin per febbre gialla risale al maggio 2018, come documenta lo studio pubblicato su Nature Scientific Reports: in quel passaggio la popolazione diminuì del 32%, con circa 2.516 individui rimasti in situ.
Il vero problema non è il virus, è il territorio. I tamarini leone dorato sopravvivono in foreste frammentate nello stato di Rio de Janeiro: circa il 2% del loro areale originario, secondo l’organizzazione di conservazione Save the Golden Lion Tamarin. La foresta atlantica brasiliana nel suo complesso conserva solo tra il 7% e il 12% della sua estensione originale. Con un territorio così ridotto e spezzato in frammenti, un virus può fare il giro in pochi mesi. Ed è esattamente quello che è successo.
Un ago nel braccio di una scimmia: l’ironia della conservazione
Di fronte alla strage, la scienza ha scelto la via più rapida: non riforestare, ma immunizzare. Lo staff dell’AMLD ha iniziato a vaccinare i tamarini contro la febbre gialla nel 2020 e finora ne ha immunizzati poco più di 500, secondo Ruiz-Miranda. Il dato dice una cosa semplice: il protocollo c’è, ma la copertura è minima. Un protocollo che, come ricordano i materiali di Save the Golden Lion Tamarin, ha trasformato il leontopiteco rosalia nel primo primate non umano vaccinato contro questa malattia.
Il dato che dovrebbe inquietare riguarda chi non ha ricevuto il vaccino. Dal 2016, quando è stata rilevata l’ondata attuale, il virus della febbre gialla ha ucciso circa l’80% della popolazione brasiliana di scimmie urlatrici (Alouatta spp.), una specie particolarmente vulnerabile, come documentato da un articolo di Pesquisa FAPESP. I tamarini leone dorato hanno perso il 30% della loro popolazione: un terzo della popolazione selvatica è morto. La vaccinazione protegge qualche centinaio di individui, ma il conto finale non torna: ogni risorsa investita nell’ago è una risorsa non investita nell’habitat.
E qui sta l’ironia. Il vaccino funziona su qualche centinaio di individui. Ma l’immunità di gregge in una foresta frammentata è un’illusione: le popolazioni isolate non si scambiano individui, non si scambiano anticorpi, non si scambiano nulla. Ogni gruppo vaccinato è un’isola dentro un habitat degradato. E la domanda che resta aperta è: cosa succede quando il virus arriva in un gruppo che non è stato raggiunto dalle siringhe?
E se il vaccino non basta?
Il censimento del 2023 dice 4.800. Ma il dato successivo, quello che conterà davvero, non è ancora stato scritto. Nei giorni scorsi i ricercatori hanno effettuato le prime vaccinazioni contro la febbre gialla anche sui tamarini leone dalla faccia nera, come emerge da un nuovo reportage pubblicato da Mongabay. È il segno che il protocollo si sta trasformando da eccezione a routine: se per ogni specie simbolo serve un vaccino, la conservazione sta cambiando natura.
La domanda non è se la vaccinazione funzioni — i dati sui poco più di 500 individui immunizzati lo suggeriscono — ma se sia un protocollo di emergenza o l’inizio di una nuova normalità per la conservazione dei primati. E con quali risorse e con quali tempi si pensa di estendere la copertura, quando il territorio disponibile resta al 2%?
La prossima epidemia non chiederà il permesso. E la foresta, ridotta al 2%, non offrirà vie di fuga. Il vaccino può comprare tempo, ma non può sostituire un territorio.




