La sospensione triennale delle penalità proposte dalla Commissione risponde agli avvertimenti di Stati Uniti e Qatar sulla sicurezza degli approvvigionamenti

Il prezzo del ricatto energetico

La sequenza è nota. Dal 27 febbraio 2026 lo Stretto di Hormuz, uno dei principali punti di passaggio del commercio energetico globale, è chiuso a causa di gravi disordini geopolitici ed economici. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), la chiusura ha colpito circa il 20 per cento dell’offerta globale di gas naturale liquefatto e il 25 per cento del commercio marittimo di petrolio.

L’effetto sui prezzi è stato immediato. Il Brent ha superato i 100 dollari l’8 marzo 2026 per la prima volta in quattro anni, raggiungendo il picco di 118 dollari il 31 marzo. Secondo l’Oil Market Report dell’IEA pubblicato il 14 aprile 2026, l’offerta globale di petrolio dovrebbe scendere di 3,9 milioni di barili al giorno nel 2026, pari a 1.423 milioni di barili in totale.

La risposta è arrivata a luglio. Stati Uniti e Qatar hanno esortato l’UE a rivedere le norme sul metano per gli import di gas, avvertendo che avrebbero potuto mettere a rischio le forniture energetiche. Secondo Bloomberg, la sospensione triennale delle penalità proposta dalla Commissione è una risposta diretta a quegli avvertimenti sulla sicurezza degli approvvigionamenti.

Ma dietro la moratoria si nasconde una mappa precisa di vincitori e vinti.

Vincitori e vinti della moratoria

Dietro la cifra di 118 dollari, la moratoria disegna una geografia precisa. Da un lato ci sono gli importatori: per loro, la sospensione allontana di tre anni il costo di adeguarsi allo standard europeo sul metano. Dall’altro ci sono gli operatori domestici. Secondo l’analisi di EU Perspectives, gli operatori upstream e midstream europei — raffinerie, gestori di gasdotti, terminali di GNL — non sono coperti dalla sospensione, mentre gli obblighi domestici di rilevamento delle perdite e i divieti di venting restano pienamente in vigore.

È un’asimmetria che non si spiega con la logica climatica. Il regolamento UE sul metano (Regolamento (UE) 2024/1787) ha un obiettivo dichiarato: ridurre le emissioni di metano nell’atmosfera, sia nell’UE sia nelle catene di approvvigionamento globali, e ridurre al minimo le perdite di metano delle aziende di energia fossile che operano nell’UE. L’IEA stima che più di 200 miliardi di metri cubi di gas potenzialmente destinabili ai mercati globali vengano persi ogni anno tra flaring, venting e perdite. In pratica, chi produce e trasporta gas in Europa resta soggetto alle regole, mentre chi lo vende all’UE dall’esterno beneficia di un periodo di tolleranza.

Ma c’è un problema più profondo. Un periodo di tolleranza di tre anni, secondo un’analisi della Clean Air Task Force, comprometterebbe gravemente il progresso verso l’attuazione dello standard di importazione previsto dal regolamento sul metano europeo e non affronta le preoccupazioni sulla fissazione incoerente e imprevedibile delle penalità da parte degli Stati membri.

Resta una domanda aperta: con il 2027 alle porte, chi controllerà che lo standard non venga svuotato?

Il buco nero del 1° gennaio 2027

Il calendario, intanto, non aspetta. Il regolamento UE sul metano è entrato in vigore il 4 agosto 2024 e i requisiti di monitoraggio, rendicontazione e verifica per le importazioni iniziano il 1° gennaio 2027, come ricostruito da Global ELR. Fra poco più di tre mesi gli importatori dovranno dimostrare cosa emette il gas che comprano. Ma con quali dati e con quali sanzioni?

I numeri dell’IEA non sono rassicuranti. L’agenzia stima che più di 200 miliardi di metri cubi di gas potenzialmente destinabili ai mercati globali vengano persi ogni anno tra flaring, venting e perdite; affrontare questi problemi potrebbe liberare un volume analogo. La stessa analisi, però, indica che solo 15 miliardi di metri cubi sono disponibili nel breve termine, per lo più in Paesi senza vie di esportazione praticabili verso l’Unione. In altre parole: il gas recuperabile esiste, ma non arriva in Europa.

Cosa succederà quando scatterà l’obbligo di monitoraggio senza penalità efficaci? La sospensione non è un punto: è una crepa. E il 2027 dirà se si allarga.