La revisione dell’ETS fissa il fattore di riduzione all’1,7% per il 2036-2040, dopo il 3,7% del quinquennio precedente
Lo scorso 17 luglio la Commissione europea ha presentato la revisione del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE insieme a un piano d’azione per l’elettrificazione. Nella stessa proposta che dovrebbe portare l’Unione a un taglio netto del 90% delle emissioni entro il 2040, il ritmo annuale di riduzione delle quote dopo il 2035 scende all’1,7%: un freno proprio quando servirebbe accelerare.
Il 17 luglio 2026 non è una data qualsiasi: è il punto in cui i numeri smettono di tornare. La proposta aggiorna il fattore di riduzione lineare al 3,7% per il 2031-2035 e all’1,7% per il 2036-2040. In un sistema cap-and-trade come l’ETS, quel fattore decide quante quote vengono ritirate ogni anno. Se l’obiettivo legale è un taglio netto del 90% al 2040, rallentare proprio nella seconda metà del decennio significa chiedere a qualcun altro, più avanti, un taglio più violento. O accettare che l’obiettivo resti sulla carta.
Il paradosso del 2040: obiettivo al 90%, freno all’1,7%
Lo scorso marzo l’UE ha adottato modifiche alla legge europea sul clima che aggiungono un obiettivo di riduzione netta del 90% delle emissioni di gas serra entro il 2040 rispetto al 1990. La revisione dell’ETS fissa il quadro giuridico per la fase 5, dal 2031 al 2040. Ma il percorso tecnico non segue la retorica: dopo un fattore di riduzione lineare del 3,7% per il 2031-2035, la Commissione propone l’1,7% per il 2036-2040. A questo si aggiunge l’estensione delle misure di supporto per le allocazioni gratuite fino al 2040, invece della scadenza del 2030. Non è un dettaglio amministrativo: più quote gratuite restano in circolazione, meno il prezzo del carbonio può fare il suo lavoro.
Il sistema, lanciato nel 2005 come primo mercato del carbonio al mondo, oggi copre circa il 40% delle emissioni totali di gas serra dell’UE e ha prodotto una riduzione di circa il 50% nei settori ETS. Gli ultimi punti percentuali costano di più, e sono proprio quelli che decidono la credibilità del target. Eppure i decimali non sono solo aritmetica: dietro c’è una scelta molto concreta su chi paga il conto.
La generosità condizionata: chi vince e chi perde
Se il paradosso dei numeri è il sintomo, la distribuzione reale è la causa. L’estensione delle quote gratuite non è un regalo incondizionato. Dal 2031, tutte le quote gratuite saranno subordinate alla presentazione di un piano di investimento per la decarbonizzazione verificato: l’80% delle quote sarà rilasciato all’approvazione del piano, il restante 20% resterà vincolato a riduzioni emissive dimostrate entro la fine di ogni quinquennio. Chi trasferisce attività fuori dall’UE sarà tenuto a restituire le quote ricevute.
La proposta istituisce anche una Banca per la decarbonizzazione industriale da 100 miliardi di euro per sostenere progetti di decarbonizzazione. È il rovescio della condizionalità: si premia chi resta, si penalizza chi scappa. La condizionalità può sembrare severa, ma resta da capire se basterà a tenere dentro le emissioni mentre fuori la competizione si scalda.
Il ritorno dei crediti di carbonio: pragmatismo o resa?
La partita non si gioca solo a Bruxelles. La fase di conformità del CBAM di quest’anno sta già spingendo partner commerciali come la Cina ad adottare o allineare i prezzi del carbonio. Dodici anni dopo aver eliminato l’uso dei crediti di carbonio per i propri obiettivi climatici, l’UE valuta di riammetterli. Resta la domanda: è pragmatismo, o la resa a un mercato globale che non ha mai smesso di chiedere scorciatoie?
Il negoziato sulla revisione si svolge in un contesto di crescente preoccupazione per la competitività industriale, i prezzi dell’energia e il costo della decarbonizzazione. La presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea punta a raggiungere rapidamente una posizione negoziale in tempo per una riunione dei ministri dell’ambiente a metà dicembre. Sarà lì che si capirà se questa revisione rafforza la transizione o la rallenta.
Il negoziato fino a dicembre dirà se l’UE ha ancora il coraggio di chiedere davvero il 90% o se si accontenta di proteggere le emissioni di oggi.




