Ventotto grammi, fino a 9 battiti d’ala al secondo, e una scelta che costa fatica: il piccolo uccello delle tempeste mediterraneo non cerca il vento che lo spinge, ma quello che lo rallenta. La prima prova scientifica è arrivata lo scorso luglio con uno studio pubblicato su Biology Letters e rilanciato dall’ISPRA. Eppure questo uccello è quasi assente dalle mappe che dovrebbero proteggerlo.
La fatica come scelta
Il dato che rompe l’equilibrio non è un errore di rotta. Già nelle stagioni riproduttive 2020 e 2021, in Sardegna, i ricercatori hanno raccolto dati GPS da 25 esemplari usando biologger leggeri. Il comportamento osservato è una selezione attiva: l’uccello sceglie venti trasversali, riducendo la velocità e aumentando il costo energetico del volo. «Dimostriamo per la prima volta che un piccolo uccello marino a volo battuto seleziona attivamente venti trasversali, pur sapendo di ridurre la propria velocità e aumentare il costo energetico del volo», ha spiegato Jacopo Cecere, ricercatore ISPRA.
Il paradosso è tutto qui. Un animale di 28 grammi, che vola battendo le ali fino a 9 volte al secondo a pochissimi centimetri dalla superficie marina, paga un costo maggiore per una scelta apparentemente controproducente. Se il volo efficiente non è l’obiettivo, cosa spinge un uccello così fragile ad accettare quella spesa? La risposta sta fuori dal singolo esemplare, in un equilibrio più ampio che la scienza sta appena cominciando a decifrare.
Il buco nelle mappe di protezione
La risposta, intanto, apre un buco nei criteri di protezione. Perché se un uccello così piccolo sfugge persino alle logiche più basilari del volo, è ancora più facile che sfugga alle mappe. L’identificazione delle Important Conservation Areas per gli uccelli marini è sbilanciata verso le specie di grandi dimensioni: ci sono poche ICAs marine per uccelli di piccole dimensioni come le procellarie delle tempeste, come documentato su Marine Ornithology. Ciò che non si vede non si tutela.
E non è una lacuna tecnica. I dispositivi di tracciamento usati in Sardegna pesavano solo il 3,3% della massa corporea degli uccelli e non hanno mostrato effetti misurabili sull’aumento di massa, il successo di schiusa o la durata dei viaggi di foraggiamento, come riportato dal Woods Hole Oceanographic Institution. Se la tecnologia consente di seguire un uccello di 28 grammi senza disturbarlo, il problema non è il metodo: è la priorità.
Proprio per colmare questo vuoto, ISPRA partecipa al progetto europeo Biodiversa+ SEAGHOSTS, dedicato agli uccelli delle tempeste. Ma identificare le aree e le minacce non equivale ancora a proteggere: la distanza tra la mappa e la tutela resta il punto debole.
Se il vento cambia
È qui che la ricerca incrocia la transizione energetica e le sue regole. I ricercatori stanno studiando se i cambiamenti stagionali e annuali delle condizioni di vento alterano il costo energetico del volo e influenzano il successo riproduttivo e la sopravvivenza. Il lavoro fa parte di un’iniziativa di ricerca più ampia, guidata dal WHOI e finanziata dalla NASA, chiamata “Soaring Across Scales”. E la posta in gioco non è astratta: cambiamenti nei venti potrebbero influenzare l’alimentazione, la riproduzione, i livelli energetici e la sopravvivenza degli uccelli marini, come riportato dalla NASA.
Le minacce note sono già elencate: cambiamento climatico, infrastrutture per le energie rinnovabili, acquacoltura e contaminazione, inclusa l’esposizione alla plastica. Il progetto Biodiversa+ SEAGHOSTS mira a valutare questi rischi nei siti riproduttivi del Mediterraneo e dell’Atlantico nord-orientale e nei sospetti areali di svernamento nell’Atlantico meridionale. Con quali risorse e con che tempi, però, non è ancora scritto da nessuna parte.
La domanda scomoda resta: sapremo includere questi 28 grammi nelle decisioni prima che il vento cambi ancora? La specie più piccola è anche la più esposta. Prima di costruire nuove infrastrutture o accettare i cambiamenti del vento, bisogna chiedersi chi paga il costo energetico di un volo che non abbiamo mai mappato.




