Dopo i raid contro le truffe, il prezzo dell’osso di tigre riflette un’economia sommersa finanziata dai boss dei casinò-frode
Secondo il rapporto Operation SANDOKAN di Earth League International, pubblicato lo scorso 21 luglio, a marzo 2026 in Cambogia un chilo di osso di tigre era quotato tra 10.000 e 13.500 renminbi, pari a 1.463-1.975 dollari. Non è una quotazione di mercato ordinaria: è il segnale di un’economia sommersa che fino a pochi mesi prima aveva trovato il suo bancomat nei casinò-frode delle scam compound.
Il bancomat nascosto: scam compound e il prezzo della tigre
Il dato di marzo 2026 va letto insieme a un altro numero contenuto nello stesso dossier. Fino alla fine del 2025, il commercio illegale interno di specie selvatiche in Cambogia era in gran parte finanziato dai boss facoltosi delle scam compound: un informatore di ELI ha stimato che, solo nella sua attività, questi soggetti spendevano circa 500.000 dollari al mese. Dopo i raid contro l’industria delle truffe di fine 2025, l’economia illecita domestica è cambiata radicalmente: i boss dei centri di frode sono stati arrestati o sono fuggiti, in particolare verso la Birmania e il Laos.
Questa geografia del denaro spiega perché un chilo di osso di tigre valesse cinque cifre in yuan ancora a marzo 2026: il prezzo è l’eredità di una domanda interna gonfiata da capitali illeciti, non una semplice dinamica di mercato nero. ELI aveva già piantato la sua antenna su questo quadrante nel giugno 2025, quando ha lanciato in Cambogia la piattaforma WildLeaks, descrivendo il Paese come «un importante hub globale per il traffico di specie selvatiche». La scelta di puntare su una piattaforma di whistleblowing anonimo dice molto sul tipo di economia da mappare: un flusso in cui i pagamenti non sono documentati e i finanziatori si nascondono dietro casinò e compound fraudolenti.
Ma se il bancomat si è svuotato, cosa resta del traffico interno? E cosa ha fatto lo Stato nel frattempo?
Operazione Dragon: 30 arresti, cinque condanne e un silenzio calcolato
La risposta istituzionale è arrivata con l’operazione Dragon, che ha portato all’arresto di 30 persone e alla condanna di cinque trafficanti. I numeri, però, raccontano solo una parte. Earth League International ha una lettura più severa: Andrea Crosta, direttore esecutivo di ELI, ha definito le dichiarazioni del ministero cambogiano «un buon primo passo», ma ha aggiunto che il governo non sta affrontando il problema più ampio del traffico di specie selvatiche nel Paese.
C’è anche un dettaglio procedurale che pesa. Alcune informazioni presenti nell’indagine originale sono state omesse dal rapporto pubblico su richiesta delle autorità statunitensi, per non compromettere indagini in corso. È la spia di una repressione episodica, legata a singoli blitz e a dossier condivisi con Washington, piuttosto che a una strategia strutturale sul territorio. Se le carte decisive restano riservate, è legittimo chiedersi quanto del quadro reale sfugga alla contabilità ufficiale degli arresti.
E i finanziatori? Se il denaro che pagava 500.000 dollari al mese era quello delle scam compound, le condanne di cinque trafficanti non bastano a spiegare dove sia finita la filiera economica che alimentava il commercio illegale. L’operazione Dragon colpisce i terminali, non necessariamente i nodi finanziari.
La vera domanda: il traffico è stato fermato o solo spostato?
La cronaca dice che, dopo i raid di fine 2025, i boss delle scam compound sono stati arrestati o fuggiti in Birmania e Laos. Ma se il denaro si è spostato, si è spostato anche il traffico? La quotazione di marzo 2026 — tra 10.000 e 13.500 renminbi al chilo per l’osso di tigre — suggerisce che la domanda non è evaporata; ha solo cambiato indirizzo o intermediari.
La risposta non è nel rapporto: è nella capacità di seguire il denaro oltre i confini cambogiani. Finché un chilo di osso di tigre vale cinque cifre in RMB, l’operazione Dragon resta un episodio, non una strategia. Il problema non è stato risolto: si è spostato.




