Nel quartiere il 55,6% dei punti è al sole e la gomma dei parchi tocca 75,6 gradi
75,6 gradi. Non è la temperatura dell’aria, ma quella della pavimentazione gommata sotto gli scivoli del Giardino Giuseppe Saragat, a Torino. L’8 luglio 2026, nelle ore più calde, il termometro all’ombra si fermava a 42,4°C: uno scarto di oltre 33 gradi che racconta, meglio di qualsiasi bollettino meteo, che cosa significhi il caldo urbano quando lo si misura sulle superfici. La rilevazione, effettuata nel quartiere di Barriera di Milano, è ricostruita nell’inchiesta pubblicata da Greenreport e ora consente di rileggere il bilancio sanitario dell’estate torinese, con le ondate di calore ormai alle spalle.
42,4 nell’aria, 75,6 per terra
Il dato del Giardino Saragat non è un’anomalia isolata. Tra l’11 giugno e il 17 luglio, il monitoraggio condotto da Legambiente ha coperto sei quartieri periferici di Napoli, Milano, Roma, Torino, Bari e Terni. Nelle ore centrali della giornata, tra le 11 e le 16, la temperatura media registrata è stata di 35,9 gradi, con un picco di 39 gradi proprio nel quartiere Barriera di Milano a Torino e una minima di 32 gradi nel quartiere San Pietro a Patierno di Napoli. La temperatura media delle pavimentazioni antitrauma in gomma nei parchi giochi monitorati è stata di 66 gradi, con il picco di 75,6 gradi a Torino: valori che possono rappresentare un serio rischio soprattutto per i bambini.
Nel quartiere di Barriera di Milano, il monitoraggio dell’8 luglio ha analizzato 88 punti di interesse nel raggio di un chilometro quadrato, lungo la logica della “città dei 15 minuti”: 49 punti, il 55,6%, sono risultati completamente esposti al sole tra le 11 e le 16. E il problema non è nato con questa estate: le elaborazioni sugli ultimi dieci anni (2015-2025) mostrano che il 65% dei 23 quartieri torinesi analizzati ha registrato temperature medie superficiali al suolo superiori ai 40°C durante la stagione estiva. Se le superfici toccano i 75,6°C mentre l’aria resta sotto i 43°C, chi paga il conto sanitario di queste isole di calore?
Il paradosso torinese
Il conto arriva dai dati del sistema HHWWS-SISMG, e non si legge nelle temperature medie ma negli eccessi di mortalità. Secondo il rapporto del sistema HHWWS-SISMG, realizzato dal Ministero della Salute insieme al Dipartimento della Protezione civile, tra il 18 e il 30 giugno Torino ha registrato un eccesso statisticamente significativo della mortalità tra gli over 65, pari al 35% rispetto ai valori attesi. È la seconda, e più intensa, ondata di calore dell’estate: tra le grandi città italiane, solo Torino presenta un eccesso significativo nella popolazione over 65. Nelle città più piccole si rilevano alcuni eccessi, come a Perugia e, ai limiti della significatività statistica, a Latina.
Il dato torinese è doppiamente specifico: non riguarda l’intera stagione, ma una finestra precisa di tredici giorni; e non emerge in un’analisi che guarda solo al numero di giornate calde. Nell’estate 2025 si erano contati 14 giorni con livello di rischio 3, il massimo previsto dalle allerte ministeriali. L’estate 2026 ha già superato quel valore, con 18 giorni di livello massimo registrati durante le ondate di calore. Più giorni di rischio non significano automaticamente più mortalità: significano che l’esposizione si allunga, e che le difese — sanitarie, sociali, urbane — vengono messe alla prova più a lungo.
La parte paradossale è che Torino non è risultata la città più calda tra quelle monitorate, ma è quella in cui il caldo si è tradotto in un eccesso di mortalità statisticamente rilevabile. Il problema non sta soltanto nel picco termico, ma nella distribuzione del rischio sul territorio e sulle superfici, nell’esposizione prolungata di chi è più fragile. Il dato impone una domanda che non è più soltanto meteorologica ma progettuale: cosa possiamo chiedere alle superfici urbane, a partire dai parchi gioco?
Quanto deve scottare un tappeto per essere riprogettato?
La domanda si sposta dagli esiti alle cause materiali. Le pavimentazioni antitrauma in gomma che a 66 gradi di media, e a 75,6°C nel caso peggiore, diventano oggetti che scottano, e i punti privi di ombra che il monitoraggio di Barriera di Milano quantifica al 55,6% non sono un dettaglio: sono il luogo dove il caldo diventa contatto. Per chi installa e gestisce spazi pubblici e parchi gioco, il dato torinese non offre risposte consolatorie. Lascia aperta una scelta di priorità — ombreggiamento, materiali, orari di fruizione — da fare prima della prossima estate.
Fino a quando la gomma sotto lo scivolo resterà a 75,6°C, il rischio non sarà soltanto una statistica: sarà un oggetto che scotta, e una decisione progettuale che non può più essere rinviata.




