Infrarossi e IA separano le fibre nel distretto che rigenera tessuti dal 1800.

Non è il nastro tagliato lo scorso 22 luglio a Prato a meritare attenzione. È il nastro che scorre pochi metri più in là: un sistema di selezione automatizzata basato su intelligenza artificiale e tecnologia a infrarossi (NIR), progettato per riconoscere la composizione delle fibre e indirizzarle verso il flusso giusto. Il Textile Hub di Plures, realizzato con un investimento di 31,3 milioni di euro, parte da qui: fino a 33.000 tonnellate di rifiuti tessili all’anno, circa 50 addetti a regime su due turni di lavoro e una domanda che il distretto di Prato conosce da quasi due secoli.

Il cuore ottico: NIR e intelligenza artificiale sul nastro di Prato

La selezione NIR funziona illuminando il materiale con luce nel vicino infrarosso e leggendo la firma spettrale riflessa: ogni fibra — cotone, lana, poliestere, acrilico — assorbe e riflette lunghezze d’onda differenti. È qui che entra l’intelligenza artificiale: un modello addestrato a classificare i frammenti in base a quella firma e a decidere in tempo reale quale percorso deve seguire ciascun pezzo. Rispetto alla cernita manuale, il vantaggio sta nella velocità e nella costanza di giudizio, ma anche nella possibilità di separare fibre che a occhio nudo si somigliano e che invece hanno destini industriali diversi. Il nodo tecnico, come in ogni impianto di questo tipo, è duplice: mantenere alta la purezza dei flussi separati e ridurre gli scarti, perché ogni punto percentuale di fibra persa lungo il nastro si trasforma in costo.

I numeri danno la misura della scala. Il Textile Hub è progettato per trattare fino a 33.000 tonnellate di rifiuti tessili all’anno e, a regime, impiegherà circa 50 addetti organizzati su due turni di lavoro. L’impianto è stato inaugurato lo scorso 22 luglio e ora entra nella fase in cui dovrà dimostrare di reggere i volumi, la qualità della separazione e il costo per tonnellata trattata. Ma la tecnologia non nasce nel vuoto: per capire se è una svolta bisogna guardare a ciò che Prato sa già fare da due secoli.

Il paradosso di Prato: capitale mondiale della lana rigenerata senza automazione

Se il NIR è nuovo, il mestiere no: il distretto di Prato recupera valore dai rifiuti tessili sin dalla metà del 1800. Il risultato è che Prato produce quasi la metà delle esportazioni mondiali di tessuti di lana cardata, e l’80% di questi — 28.000 tonnellate all’anno — proviene da fibre rigenerate. Non è un artigianato di nicchia: circa un centinaio di aziende del distretto si specializza nel recupero di oltre 100.000 tonnellate di materiale all’anno da questi flussi.

Ecco il paradosso: in un territorio che già assorbe più di 100.000 tonnellate l’anno, un impianto da 33.000 tonnellate non è né marginale né risolutivo — è un tassello che porta automazione dove prima c’era soprattutto lavoro manuale. Resta una domanda: se il distretto recupera già così tanto, che ruolo può avere il Textile Hub? La risposta è fuori da Prato, nelle regole europee.

La vera partita: il feedstock e la tassa EPR

Perché un impianto da 33.000 tonnellate all’anno abbia senso servono volumi costanti in ingresso. I numeri europei aiutano a capire la posta. Già nel 2019, nell’Unione europea sono state generate circa 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, ma solo un quinto è stato raccolto separatamente per il riutilizzo o il riciclo. Con la direttiva quadro sui rifiuti rivista, entrata in vigore nell’ottobre 2025, i produttori di tessili e calzature pagheranno una tassa per ogni prodotto immesso sul mercato; quel gettito finanzierà la raccolta e la gestione dei tessuti usati.

È qui che si gioca la partita del feedstock. Se la tassa EPR renderà conveniente raccogliere e conferire i tessuti usati agli impianti di selezione, il Textile Hub avrà margine per riempire i suoi nastri. Se invece i volumi resteranno sui livelli del quinto raccolto separatamente, la competizione per la materia prima dentro lo stesso distretto — che già supera le 100.000 tonnellate — si farà dura. Il giudizio sull’impianto, alla fine, non riguarda la tecnologia ma la capacità di garantire materiale in ingresso e margini economici.

Il Textile Hub di Prato non è un traguardo ma un banco di prova: la tecnologia c’è, il distretto c’è, resta da vedere se le regole EPR trasformeranno il riciclo in un business stabile.