Il dato più scomodo viene prima di ogni comunicato: il 18% dei bambini sotto i cinque anni in Tagikistan è ancora segnato dallo stunting, il tasso più alto della regione Europa e Asia Centrale, secondo i dati della Banca Mondiale. Eppure, due mesi fa — lo scorso 5 agosto — il Governo del Tagikistan e le Nazioni Unite convocavano a Dushanbe il Secondo Comitato Direttivo Congiunto del programma Transforming Food Systems for Better Nutrition, e i comunicati parlavano di “coordinamento rafforzato”. Tra il vocabolario dei tavoli e la realtà dei piatti, la distanza è ancora lunga.

Non è una questione di un singolo indicatore. L’insicurezza alimentare moderata o grave in Asia Centrale è del 16,2%, superiore alla media regionale europea e centro-asiatica; il Caucaso si ferma al 15,3% e i Balcani Occidentali all’11,1%, secondo i dati FAO sull’insicurezza alimentare regionale. Il Tagikistan, in altre parole, siede nella fascia più fragile di un’area che già arranca. Ed è proprio questo il punto: il problema non è un incidente locale, è strutturale.

Tavoli pieni, piatti vuoti

La macchina istituzionale esiste, e va riconosciuto. Dal lancio del programma, le Nazioni Unite hanno sostenuto la creazione di una taskforce tecnica multisettoriale sotto il Ministero della Salute e della Protezione Sociale della Repubblica del Tagikistan, pensata come piattaforma permanente per il dialogo politico coordinato e la collaborazione tecnica. Il programma congiunto biennale era stato lanciato a Dushanbe il 15 luglio 2025, durante un incontro del Comitato Direttivo Congiunto convocato dal Coordinatore Residente ONU e dal Primo Vicepresidente del Comitato per la Sicurezza Alimentare sotto il Governo della Repubblica del Tagikistan, come documentato dall’ONU in Tagikistan.

La domanda, a questo punto, non è se il coordinamento esista — esiste, e ha anche un perimetro chiaro — ma che cosa abbia prodotto finora. Quasi quindici mesi di riunioni, taskforce e documenti programmatici non hanno ancora scalfito il dato di partenza: quasi un bambino su cinque resta segnato dallo stunting. Il secondo Comitato Direttivo dello scorso agosto, a leggere i comunicati, ha soprattutto confermato l’architettura del coordinamento, non i risultati. E tra confermare un’architettura e cambiare un esito, la differenza è esattamente il 18%.

La macchina del programma

Dentro il programma biennale ci sono interventi concreti. Il primo: lo sviluppo delle linee guida dietetiche nazionali basate sui sistemi alimentari, uno strumento che dovrebbe orientare consumi, produzione e politiche pubbliche in un unico quadro coerente. Il secondo: un’iniziativa pilota sui pasti scolastici di provenienza locale nei distretti di Dusti e Balkhi, dove sono già state condotte valutazioni congiunte per collegare mense scolastiche e produttori del territorio. Il terzo: l’integrazione delle priorità nutrizionali nella bozza del Programma statale per il miglioramento della nutrizione della popolazione 2026-2030, che porta il tema dentro lo strumento di pianificazione pluriennale del Paese.

A questi si somma la revisione della tassazione sulle bevande zuccherate, una misura che il Paese sta portando avanti con l’obiettivo di migliorare gli esiti di salute pubblica. Il programma è finanziato dallo United Nations Joint SDG Fund, meccanismo di finanziamento catalitico che sostiene azioni integrate verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ed è attuato congiuntamente da FAO, UNICEF, OMS e WFP in stretta collaborazione con il Governo del Tagikistan. Il budget, i tempi e le risorse umane di questa attuazione non sono dettagliati nei materiali disponibili: per un programma che promette una trasformazione,
è un silenzio che pesa.

Il contrasto, però, è impossibile da ignorare. Due distretti pilota, un programma di due anni, linee guida ancora in fase di sviluppo. Di fronte c’è un problema che riguarda l’intero Paese, non due amministrazioni locali. Il rischio è che la sperimentazione diventi un alibi: si misura il processo, non l’impatto, e i bambini di Dusti e Balkhi diventano una finestra statistica invece di una priorità. Se il modello funzionerà in due distretti, la vera domanda resta chi pagherà per portarlo negli altri.

Chi vince, chi aspetta

Al di là dei tavoli, ci sono scelte che toccano tasche e abitudini. La revisione della tassazione sulle bevande zuccherate ricadrà su produttori e consumatori: prezzi più alti, margini da ricalibrare, comportamenti da cambiare. I pasti scolastici di provenienza locale arriveranno solo a Dusti e Balkhi: chi vive altrove, per ora, aspetta. E il forum regionale di Ginevra dell’aprile 2026, la quarta riunione per la trasformazione dei sistemi alimentari in Europa e Asia Centrale, ha mostrato che il Tagikistan non è solo: è in gara con i vicini su un terreno dove i finanziamenti catalitici scarseggiano e i risultati si misurano in punti percentuali.

Basterà un programma biennale? La risposta, a guardare i dati, non è consolatoria. I comunicati non sfamano. La vera partita si gioca ora: se il coordinamento non diventerà cibo, tasse e crescita per i bambini tagiki, il 18% resterà una condanna. Non un punto di partenza.