Dodici anni dopo Sandy, le paludi del New Jersey sono nursery per gli squali e valgono 430 milioni di dollari
Un metro e mezzo d’acqua
La scena ha qualcosa di stonato. Perché un predatore di quelle dimensioni dovrebbe scegliere acque così basse, a poche decine di metri dalla riva? La risposta sta nella strategia riproduttiva. Il sand tiger shark, il sandbar shark e lo smooth dogfish tornano ogni estate sulla costa del New Jersey per partorire tra giugno e luglio. Scelgono acque basse perché sono libere dai predatori che divorerebbero i neonati. Non è una presenza casuale, ma una precisa scelta di nursery.
I numeri aiutano a capire. I cuccioli di smooth dogfish non superano i dodici pollici alla nascita e le cucciolate variano da quattro a venti piccoli. E poi c’è il dato che sorprende anche chi il campionamento lo fa per mestiere: «Eravamo sul bordo di una palude salmastra e abbiamo tirato su uno squalo toro di un metro e ottanta, probabilmente in un metro e mezzo o poco più d’acqua: per me è stato sbalorditivo». Ma la presenza degli squali non nasce dal nulla: ha radici in una storia iniziata dodici anni fa.
430 milioni di ragioni
La sorpresa di quella giornata ha radici più profonde. Il lavoro di ripristino degli habitat costieri è iniziato seriamente dodici anni fa, poco dopo che l’uragano Sandy ha colpito la Jersey Shore. Quella tempesta ha stimolato nuovi finanziamenti federali e statali per il ripristino. Non si è trattato soltanto di ricostruire dune e argini: le zone umide costiere e le baie interne del New Jersey fungono da nursery per diverse specie di squali, offrendo ai giovani esemplari risorse abbondanti e protezione dai predatori.
Il valore di queste paludi non è solo biologico. Secondo The Nature Conservancy, gli studi mostrano che le zone umide costiere del New Jersey hanno prevenuto 430 milioni di dollari di danni durante il Superstorm Sandy del 2012. È la cifra che spiega perché, dopo Sandy, i soldi pubblici siano finiti lì: non per nostalgia ambientale, ma per un calcolo di protezione costiera. Un’infrastruttura naturale, se funziona, vale denaro che non viene speso in ricostruzione.
Ma il conto non è chiuso. Mentre le paludi dimostrano il loro valore, un altro processo comincia a erodere quel patrimonio.
Il paradosso delle paludi che annegano
Il monitoraggio annuale lungo la costa atlantica racconta una verità scomoda. Il programma esamina e monitora ogni anno gli habitat di nursery degli squali nelle acque estuarine e costiere degli Stati Uniti usando piattaforme federali, statali, universitarie e commerciali. Ma nello stesso tempo l’innalzamento del livello del mare e il cambiamento climatico stanno mettendo in difficoltà gli habitat costieri del New Jersey: molte paludi stanno affogando.
È il paradosso di questo pezzo di costa. Le paludi che hanno assorbito Sandy e che ora ospitano le nursery degli squali sono le stesse che il mare, crescendo, sta sommergendo. Il monitoraggio serve a contare i pesci, non a fermare l’acqua. Resta aperta una domanda: basterà osservare le nursery per salvarle prima che l’acqua le cancelli, o alla prossima mareggiata quelle paludi non ci saranno più a difendere costa e specie?




