La richiesta copre meno del sei per cento di chi è già in difficoltà nella sola Africa subsahariana
Centoquarantanove milioni di persone stanno già affrontando alti livelli di insicurezza alimentare nell’Africa subsahariana, secondo il Global Report on Food Crises del 2026. Eppure, a fine luglio, FAO e WFP hanno lanciato un appello congiunto per azioni anticipate chiedendo 202 milioni di dollari per proteggere 8,8 milioni di persone in 22 paesi, dodici dei quali in Africa. La richiesta copre, sulla carta, meno del 6 per cento di chi è già in difficoltà nella sola Africa subsahariana. Apre così la domanda che attraverserà l’intera vicenda: chi resterà fuori?
Il paradosso dei 202 milioni
A luglio 2026 erano presenti condizioni di El Niño moderato nell’Oceano Pacifico. È la premessa fisica su cui si regge l’appello: quando il Niño si rafforza, altera piogge e temperature, e per milioni di persone significa raccolti persi, bestiame a rischio, prezzi alimentari che salgono. Il dato del Global Report on Food Crises consegna la scala del problema: nell’Africa subsahariana l’insicurezza alimentare è una condizione già strutturale, non un’emergenza occasionale. L’azione anticipata non promette di risolverla; promette di evitare che un nuovo shock ci si sovrapponga. Ma la cifra chiesta fotografa la distanza tra la logica dell’emergenza, con cui il sistema umanitario continua a operare, e quella della prevenzione, che dovrebbe ridurne i costi.
Ma i numeri da soli non dicono se l’anticipo funzioni davvero. Per capirlo bisogna guardare ai conti degli ultimi El Niño.
L’aritmetica dell’anticipo: un dollaro che ne evita sette
L’evento del 2015-2016 colpì più di 60 milioni di persone a livello globale; quello del 2023-2024 ne ha colpite 68 milioni nella sola Africa meridionale. Sono ordini di grandezza che spiegano perché la posta in gioco non sia un esercizio previsionale: ogni replica del Niño è un moltiplicatore di crisi, non un incidente isolato.
L’esperienza recente dice anche che l’anticipo può funzionare, ma su scala ancora ridotta. Nel luglio 2023, davanti alle prime previsioni di siccità indotta dal Niño nell’Africa meridionale, WFP e partner attivarono programmi di azione anticipata in Lesotho, Madagascar, Mozambico e Zimbabwe: vennero raggiunte oltre 1,2 milioni di persone con messaggi di allerta precoce e vennero erogati 14 milioni di dollari di finanziamenti pre-programmati, la più grande attivazione di quel tipo mai realizzata nell’Africa meridionale. Nel corso dell’intero evento 2023-2024, FAO e WFP hanno complessivamente supportato più di tre milioni di persone tramite azioni anticipate. Ma in quel periodo le persone colpite sono state 68 milioni nella sola Africa meridionale: il divario tra chi è stato protetto e chi è stato travolto resta la cifra politica del problema.
Qui entra l’argomento economico che FAO e WFP mettono sul tavolo: ogni dollaro investito in risposta anticipatoria può evitare fino a sette dollari di perdite e costi di risposta successivi. Tradotto: l’anticipo non è una spesa, è uno sconto sul disastro. Ma lo sconto vale solo se il denaro arriva prima che il disastro si compia. E i margini restano stretti. Le due agenzie sono già in grado di coprire 1,2 milioni di persone; con 167 milioni di dollari aggiuntivi possono estendere il supporto ad altri 7,6 milioni in 22 paesi prioritari, per un totale di 8,8 milioni. La matematica regge; il confronto con la domanda no. L’ultimo grande Niño ha colpito, nella sola Africa meridionale, un numero di persone più di sette volte superiore alla copertura globale prevista dall’appello. Eppure una finestra resta aperta: le condizioni di El Niño, già rilevate a luglio, sono attese in rafforzamento verso la fine dell’anno.
La domanda che resta aperta
La comunità umanitaria si dice meglio preparata che mai: molti paesi a rischio, a differenza dei precedenti eventi El Niño, oggi dispongono di quadri di azione anticipatoria già attivi. Le previsioni indicano un’alta probabilità di un evento forte, con anomalie climatiche diffuse ed eventi estremi più probabili. Ma qui sta il cortocircuito: la preparazione, senza finanziamenti che arrivino in fretta, rischia di restare sulla carta.
Il sospetto è che, ancora una volta, l’anticipo arrivi in ritardo. Non perché manchino i modelli o i quadri operativi, ma perché i soldi della prevenzione restano i più difficili da mobilitare. La domanda vera non è se sappiamo prevedere, ma se vogliamo pagare per evitare.




