Un gruppo che nel 2024 si è impegnato ad azzerare le emissioni lungo tutta la catena del valore entro il 2050 ora frena le nuove auto elettriche in Germania — ma non nel resto d’Europa. Il motivo non è la tecnologia, ma il valore dell’usato. La decisione, emersa a fine luglio, ha trovato spazio nella ricostruzione di Vaielettrico sulla strategia green del gruppo: un caso che mette a nudo la distanza tra gli impegni climatici formalizzati e la gestione concreta di una flotta aziendale.
Un impegno che vale solo fuori dalla Germania
Le aziende del gruppo Schwarz hanno preso un impegno congiunto già nel 2024: ridurre a zero netto tutte le emissioni di gas serra lungo l’intera catena del valore entro il 2050. Non una dichiarazione d’intenti vaga, ma un percorso che ha ottenuto la validazione della Science Based Targets initiative, alla quale il gruppo ha aderito fin dal 2020. Un atto formale, verificabile, con una scadenza precisa. Resta da chiedersi, come sempre quando si annuncia un target: con quali risorse e con che tempi intermedi?
L’attuazione, in questo caso, ha un perimetro geografico ben definito. La decisione di riprendere gli ordini di auto con motore a combustione riguarda soltanto la Germania. Negli altri Paesi europei, secondo la ricostruzione di Electrive, il gruppo prevede di continuare a integrare nuovi veicoli elettrici nella flotta. Resta da capire perché proprio la Germania faccia eccezione. La risposta non sta nella strategia climatica, ma nel modo in cui il gruppo gestisce il proprio parco auto. E per capirlo bisogna guardare al bilancio, non ai comunicati.
Il valore residuo comanda la flotta
A differenza di molte altre aziende, il gruppo Schwarz non noleggia le proprie auto aziendali: le acquista direttamente e le rivende in un secondo momento sul mercato dell’usato. È un dettaglio contabile che cambia tutto, perché trasferisce il rischio del valore residuo direttamente sul bilancio del gruppo, invece di lasciarlo a una società di leasing.
Ed è qui che entra in gioco il dato riportato da Welt. Secondo il quotidiano tedesco, la misura è principalmente determinata dai valori di rivendita delle auto elettriche. Tradotto: se il prezzo di un’auto elettrica usata crolla, la perdita non ricade su un noleggiatore esterno ma sul gruppo stesso. Non è una questione di ideologia, né di preferenza tecnologica. È una questione di conto economico.
Il nodo, in fondo, è semplice: i target di decarbonizzazione delle flotte si scontrano con un mercato dell’usato che non ha ancora trovato un equilibrio. Il gruppo Schwarz ha scelto di esplicitarlo con una decisione netta e con una geografia selettiva: la Germania sì, il resto d’Europa no. Un confine che segue la convenienza, non il clima.
Per chi osserva la transizione dal lato delle flotte, questa vicenda ha il pregio della chiarezza. Non c’è un annuncio politico da smontare: c’è un atto amministrativo — la scelta di ordinare auto a combustione — che rivela più di molte dichiarazioni d’intenti. La domanda che resta aperta è concreta: se il valore residuo continua a calare, chi paga il conto tra azienda e dipendenti? I target al 2050 indicano la direzione, ma non rispondono a questa domanda.
La rete cresce mentre una flotta frena
Nel frattempo, nello stesso settore della grande distribuzione, un altro gruppo fa la corsa opposta. La società energetica EnBW ha messo in funzione il suo 500° sito di ricarica rapida presso i punti vendita REWE Group, cioè la metà della rete fino a mille siti prevista entro il 2030. L’infrastruttura avanza mentre una flotta si ferma. E la domanda resta sospesa: chi userà quelle colonnine, se la domanda di elettrico usato non riparte? Un paradosso che si commenta da solo: da una parte si costruiscono le prese, dall’altra si fermano le auto che dovrebbero usarle.
Per i fleet manager tedeschi il messaggio è chiaro: gli impegni contano, ma il valore residuo decide. La domanda aperta è se l’accelerazione sull’infrastruttura basterà a far ripartire la domanda di elettrico usato, o se il 2050 resterà una promessa sospesa.




