Dal santuario del 1985 al lago di cemento: la tutela coincide con la scomparsa della specie.

Il primo santuario di salamandre in India, istituito nel 1985, è il luogo in cui la specie si è estinta per fare spazio al turismo. È da questo punto d’avvio che, quasi due mesi fa, è partito l’annuncio del West Bengal Forest Department: ripristinare gli habitat della salamandra himalayana (Tylototriton himalayanus) rimuovendo erbacce invasive, scavando nuovi stagni e raccogliendo rifiuti. Su risorse e tempi, nessun dettaglio. Come documentato in un lungo resoconto pubblicato da Mongabay, la promessa convive con numeri che vanno in un’altra direzione: solo il 10% del territorio della specie ricade in aree ufficialmente protette, secondo Barkha Subba, e le richieste dei residenti di Namthing Pokhri di costruire passaggi sicuri restano sulla carta.

Il santuario che ha spento la specie

Un’area protetta può coincidere con la scomparsa della specie che dovrebbe salvaguardare. È il paradosso di Darjeeling. La cronologia è nota: dal maggio del 1986 le colline della zona entrarono nell’agitazione per il Gorkhaland; nel 1988 si formò il Darjeeling Gorkha Hill Council, e il suo allora presidente, Subash Ghisingh, costruì un lodge turistico nell’area del santuario trasformando la palude in un lago di cemento. La salamandra himalayana non ebbe più le condizioni per restare.

Il ripristino contro i numeri

E infatti i numeri più recenti sulla salamandra himalayana raccontano una realtà diversa dall’annuncio. Secondo Barkha Subba, solo il 10% del territorio della specie ricade all’interno di aree ufficialmente protette. Il restante 90% è esposto all’avanzare di costruzioni e turismo, lo stesso fronte che ha già convertito e prosciugato gran parte delle piccole zone umide delle colline di Darjeeling. Lo riferisce Koushik Deuti: l’acqua non c’è più, e senza acqua non c’è habitat.

Poi c’è la questione dei passaggi sicuri. A Namthing Pokhri, i residenti hanno chiesto di costruire culvert per permettere agli anfibi di attraversare le strade senza essere investiti. Lo racconta Nirmal Tamang, abitante della zona: le richieste sono state presentate, ma finora non ne è stato costruito nessuno. Le strade restano un muro per una specie costretta a spostarsi tra zone umide sempre più frammentate.

Il precedente più istruttivo arriva da Rani Lake e Raja-Rani Lake. A Rani Lake le salamandre erano ancora registrate fino al 2019 circa, ma i rilievi condotti tra il 2020 e il 2024 non sono riusciti a rilevarne la presenza. Il caso di Raja-Rani Lake è ancora più esplicito: qui un progetto presentato come “conservazione” delle zone umide ha costruito argini in cemento e uno stagno artificiale, trasformando una palude di salamandre in un’area ricreativa; anche lì, i rilievi dal 2020 non rilevano più la specie. Entrambi i casi sono documentati in uno studio recente sulla distribuzione della salamandra himalayana. Che cosa significa, per le colline di Darjeeling, il silenzio delle salamandre?

Una specie-canarino tra cemento e zone umide

La risposta sta nell’ecologia della salamandra himalayana. La sua presenza in una zona umida, spiega Devesh Pandey in un approfondimento sul valore ecologico della specie, basta da sola a indicare che l’ambiente circostante è vivo. È una specie-canarino: se sparisce, il segnale è che acqua, suolo e vegetazione stanno degradando. Il prossimo censimento dirà se il ripristino annunciato è stato sufficiente. Ma intanto le richieste dei residenti di Namthing Pokhri aspettano ancora una risposta.

Resta una domanda, la stessa che aleggiava sul santuario del 1985: il ripristino riuscirà a invertire una storia in cui la tutela ha coinciso con la scomparsa della specie? Oppure la salamandra himalayana resterà, per le colline di Darjeeling, l’indicatore di un ambiente già compromesso, un’assenza sempre più difficile da ignorare?