Uno dei due era iscritto a RangerProtect, lo schema assicurativo della Game Rangers Association of Africa.

Lo scorso luglio, in Mozambico, due ranger sono rimasti coinvolti in un grave incidente stradale mentre erano in servizio. Entrambi gravemente feriti, entrambi bisognosi di cure mediche urgenti. Eppure ciò che è accaduto dopo è stato molto diverso per ciascuno di loro. Lo racconta il commento pubblicato da Mongabay alla vigilia del World Ranger Day, il 30 luglio. La differenza non stava nella gravità delle lesioni, ma in una sottoscrizione: uno dei due era iscritto a RangerProtect, lo schema assicurativo della Game Rangers Association of Africa (GRAA) che copre cure mediche ed evacuazione per i ranger feriti sul campo. Da lì in poi, le due storie si sono divise.

Due ranger, un incidente, due esiti

Non è un caso isolato. Nell’aprile 2025, dopo l’attacco al Mairi Environmental Centre nella Niassa Special Reserve, nel nord del Mozambico, un ranger sopravvissuto all’assalto è stato evacuato per cure mediche urgenti e riabilitazione proprio attraverso RangerProtect. L’iscrizione non è un dettaglio burocratico: in aree remote, la possibilità di attivare un canale di evacuazione medico è il passaggio che precede qualsiasi trattamento. Ma quanto è esteso il rischio che rende necessaria una copertura di questo tipo?

Il rischio quotidiano in numeri

I numeri rispondono con durezza. Secondo i dati raccolti dalla GRAA, l’88,6% dei ranger intervistati in Africa ha affrontato una situazione di pericolo di vita. È una cifra che descrive la condizione ordinaria del mestiere, non un’eccezione. Il bilancio dell’International Ranger Federation aggiunge la misura più pesante: in occasione del World Ranger Day, il comunicato diffuso dall’IRF ha registrato la perdita di 147 ranger in 40 paesi tra il 2025 e il 2026. Gli omicidi hanno rappresentato il 29% di queste morti, risultando la causa principale; gli attacchi della fauna selvatica che i ranger proteggono sono stati la seconda causa, al 22%. Di fronte a questi dati, le adesioni individuali non bastano: serve un intervento di sistema.

La risposta strutturale e il suo limite

È qui che entra in gioco la Ranger Welfare and Standards Initiative, lanciata da United for Wildlife insieme a Tusk Trust e alla GRAA. È il primo programma pluriennale sostenuto per i ranger in tutta l’Africa. Il piano quinquennale fornirà a 10.000 ranger l’accesso a una copertura assicurativa appropriata e accessibile per l’evacuazione medica e per il servizio, insieme a opportunità di formazione e sviluppo della leadership. È un cambio di scala rispetto alle sottoscrizioni individuali: invece di lasciare ogni ranger da solo davanti alla scelta di aderire, crea uno schema unico e ne estende l’accesso in modo programmato.

La mobilitazione attorno ai ranger non manca: la Wildlife Ranger Challenge 2025 ha coinvolto più di 1.000 ranger in oltre 20 paesi, e la giornata di gara dell’edizione 2026, lanciata a luglio, si è tenuta lo scorso 19 settembre. Ma la visibilità non equivale a copertura: il discrimine resta l’accesso alla polizza, non la partecipazione agli eventi.

Il numero va letto con onestà. Diecimila ranger coperti non sono tutti. Il bilancio dell’IRF e la percentuale della GRAA misurano un bacino molto più ampio di operatori esposti. Il trade-off è esattamente questo: l’iniziativa quinquennale risolve il problema per una quota definita, ma chi resta fuori dai 10.000 continua a lavorare nelle stesse condizioni raccontate dall’incidente di luglio. La copertura resta quindi un’infrastruttura ad accesso parziale: chi è dentro ha un percorso strutturato per l’evacuazione medica; chi è fuori dipende ancora dalle risorse locali, quando esistono.

Non è soltanto una questione umanitaria, è una questione operativa. Per chi coordina squadre di ranger, il 29% di omicidi non è un indicatore astratto ma una decisione di comando: se un operatore sa che in caso di ferimento esiste un canale di evacuazione attivo, la sua efficacia sul campo cambia. La copertura non è un benefit accessorio, è il moltiplicatore che tiene operativa la squadra. La differenza tra i due ranger in Mozambico è il metro con cui leggere ogni iniziativa: non basta annunciare un programma, bisogna chiedersi chi ne resta fuori.