La legge regionale punta su aree idonee aggiuntive, ma il ritmo nazionale resta sotto il target 2030
Il 21 luglio scorso, il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato a maggioranza il disegno di legge sulle ulteriori aree idonee. La Giunta regionale stima di aggiungere quasi 5 GW — 4.991 megawatt, per la precisione — di nuova potenza rinnovabile entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020. Sulla carta, il numero supera di appena 70 MW il minimo nazionale assegnato al Piemonte: 4.921 MW. Ma la somma, appena sopra la quota minima, racconta solo metà della storia. L’altra metà è nei numeri dell’Italia intera.
Il Piemonte alza la posta: quasi 5 GW di rinnovabili
La legge regionale non ridefinisce l’intero sistema, ma si concentra esclusivamente sull’individuazione di nuove aree idonee, aggiuntive rispetto a quelle già previste dallo Stato. A stabilirlo è il decreto legislativo n.190/2024, che ha già individuato un primo elenco di aree idonee per l’installazione di impianti a fonti energetiche rinnovabili e ha attribuito alle Regioni il compito di individuarne di ulteriori. Nelle nuove aree sono previste procedure autorizzative semplificate, tempi ridotti e un iter più snello, pur mantenendo le necessarie valutazioni paesaggistiche.
L’assessore all’Ambiente, Matteo Marnati, tiene a precisare che non si tratta di una liberalizzazione selvaggia: «Anche aree agricole coltivate potranno essere coperte almeno in parte da pannelli fotovoltaici, ma non è una liberalizzazione selvaggia». Il messaggio è duplice: aprire agli impianti fotovoltaici su terreni agricoli, ma con limiti. Quanto valga davvero questo impegno rispetto alla corsa nazionale è un’altra questione.
Il paradosso italiano: 80 GW in ritardo di otto anni
La distanza tra promessa e realizzazione si misura su scala nazionale. Già nel luglio 2023, una bozza di decreto individuava la ripartizione fra Regioni e Province autonome dell’obiettivo nazionale al 2030: una potenza aggiuntiva pari a 80 GW da fonti rinnovabili. La Tabella A dello stesso documento fissa per il Piemonte un obiettivo di potenza minima di 4.921 MW entro il 2030. I numeri regionali, insomma, sono solo una parte di un mosaico molto più grande.
Ma i dati reali raccontano un’altra storia. Dal 2021 al 2024, l’Italia ha installato 17,7 GW di rinnovabili, con una media annuale di circa 4,4 GW. A questo ritmo, il Paese rischia di mancare il target di 80 GW entro fine decennio e di arrivarci nel 2038, con otto anni di ritardo. Tradotto: le installazioni annuali dovrebbero crescere in modo deciso, ben oltre la media attuale, per rispettare la scadenza del 2030. Il paradosso è tutto qui: mentre le Regioni approvano nuove aree idonee e procedure semplificate, il divario tra obiettivi e impianti reali continua ad allargarsi. E mentre il Piemonte prova ad accelerare, c’è chi corre ancora più veloce.
Il Veneto alza il tiro: 5.828 MW e una sfida tra Regioni
Il disegno di legge approvato a Torino non è un caso isolato. Anche il Veneto si è dotato di un Disegno di legge per la transizione energetica con un obiettivo più ambizioso: 5.828 megawatt di nuova potenza da fonti rinnovabili entro il 2030. A dirlo è l’assessore allo Sviluppo economico ed Energia, Massimo Bitonci, secondo cui il traguardo richiede regole certe, procedure autorizzative omogenee e tempi chiari per cittadini e imprese. La cifra è superiore sia alla quota minima assegnata al Piemonte (4.921 MW) sia alla promessa di Torino (4.991 MW). È una gara tra territori, che si contendono la credibilità della transizione.
Resta da vedere se questi numeri diventeranno cantieri o resteranno solo delibere. La transizione non si decide più solo a Roma: ogni Regione ha ora in mano una fetta di futuro energetico. Riusciranno a convertire i megawatt deliberati in impianti reali, o anche questi obiettivi finiranno nel lungo elenco dei target mancati? Per ora, la differenza tra i 4.991 MW del Piemonte, i 5.828 MW del Veneto e i 4,4 GW reali l’anno dell’Italia intera è la misura della distanza tra annunci e attuazione.




