Quindici concessioni forestali attive nell’area proposta, mentre il ministero respinge la richiesta di tutela
Quindici concessioni forestali già attive all’interno del perimetro proposto, un’area dove si nascondono gli ultimi Kakataibo incontattati, e un ministero che nel 2023 ha detto no. La storia del Kakataibo Extremo Norte, ricostruita la scorsa settimana in un’inchiesta di Mongabay, è l’emblema di una scelta di Stato che va molto oltre un singolo dossier amministrativo. È il tassello più recente di una strategia di smantellamento delle protezioni per i popoli indigeni in isolamento, condotta a colpi di dinieghi burocratici e disegni di legge mentre i difensori del territorio pagano con la vita.
Il no che uccide
Le organizzazioni indigene chiedono il riconoscimento formale dell’Extremo Norte dal 2021, lo stesso anno in cui — il 21 luglio — il governo peruviano ha dichiarato la Riserva Indigena Kakataibo: 149.000 ettari distribuiti tra i dipartimenti di Ucayali, Huánuco e Loreto, divisi in una zona nord e una zona sud, creati per offrire protezione rigorosa alle comunità Kakataibo che hanno scelto l’isolamento volontario dai tempi della violenza del boom della gomma. Un traguardo arrivato dopo quasi trent’anni di attesa e che avrebbe dovuto rappresentare un punto di partenza, non di arrivo.
E invece nel 2023, stando a un rapporto tecnico riservato visionato da Mongabay, il Ministero della Cultura ha respinto la richiesta per l’area contigua. La motivazione ufficiale è di quelle che suonano tecniche ma nascondono una scelta politica: secondo il Ministero, per istituire una nuova riserva le organizzazioni dovrebbero condurre un nuovo studio sulla presenza di popoli isolati nella regione. Il paradosso è che all’interno del confine proposto per l’Extremo Norte ci sono già quindici concessioni forestali attive. Il legname ha più diritti dei Kakataibo, sembra dire il governo.
La riserva del 2021 protegge una parte del territorio. Ma i Kakataibo isolati non riconoscono i confini tracciati su una mappa ministeriale: si spostano, cacciano, vivono anche nell’area che il Perù si rifiuta di tutelare. La zona nord della riserva esistente avrebbe bisogno proprio dell’Extremo Norte come cuscinetto vitale. Senza, restano porte aperte per boscaioli, strade illegali e trafficanti.
Ma questo no non è un incidente di percorso. Mentre il Ministero chiude la porta, il Congresso lavora per abbattere l’intero edificio.
Un sistema che si smonta
Già nel 2023, mentre il Ministero della Cultura archiviava la pratica Kakataibo Extremo Norte, il Congresso peruviano metteva in discussione l’intera architettura di protezione con il disegno di legge 28736, pensato per smantellare la normativa e il sistema di tutele per i Popoli Indigeni in Isolamento e Contatto Iniziale, i cosiddetti PIACI. Il disegno non è ancora legge, ma la direzione è chiara: rendere più facile — o meno impossibile — l’accesso a territori che oggi sono formalmente interdetto a estranei.
Il paradosso storico è difficile da ignorare. La richiesta di AIDESEP — l’organizzazione che rappresenta i popoli amazzonici del Perù — risale al 1993. Ci sono voluti ventotto anni perché lo Stato peruviano dichiarasse la prima Riserva Indigena Kakataibo, nel luglio 2021, e appena due anni dopo lo stesso Stato ha chiuso la porta all’estensione indispensabile per renderla efficace. Nel frattempo, le concessioni forestali sono state assegnate senza intoppi. Non è inerzia burocratica: è una gerarchia di priorità scritta nei fatti prima ancora che nelle leggi. Le foreste servono al legname, non a chi ci vive da secoli.
E quando le leggi si indeboliscono, la violenza trova spazio.
Il prezzo della resistenza
La cronaca recente lo dimostra con una brutalità che toglie il fiato. Mariano Isacama, leader Kakataibo, aveva accompagnato i giornalisti di Mongabay Latam in un viaggio di ricerca che documentava — tra le altre cose — le piste clandestine usate dai narcotrafficanti per penetrare nel territorio indigeno. Mesi dopo, nel 2024, Isacama è stato torturato e ucciso. Non era un politico di carriera né un funzionario: era un uomo che difendeva la propria terra e che aveva scelto di mostrare al mondo cosa stava accadendo. Lo hanno ammazzato per questo.
Lo scorso marzo, la Commissione interamericana sui diritti umani ha emesso un mandato inequivocabile: lo Stato peruviano deve proteggere il popolo Kakataibo in isolamento volontario nella Riserva Indigena Kakataibo. Un ordine che arriva mentre il Congresso lima il disegno di legge 28736 e mentre il Ministero della Cultura continua a tenere nel cassetto la pratica dell’Extremo Norte. La sentenza internazionale è chiara, ma l’applicazione è un altro capitolo — e la storia recente del Perù non autorizza ottimismi.
La domanda non è se il Perù abbia gli strumenti giuridici per agire: li ha, e in parte li sta attivamente smontando. La domanda è se qualcuno, fuori dai confini peruviani, è disposto a ricordare a Lima che le sentenze della Commissione interamericana non sono decorazioni da appendere a un comunicato stampa. Il Perù ha scelto: le foreste per il legname, non per chi ci vive. Ora tocca alla comunità internazionale chiedersi se quella scelta resterà impunita.




