Nel 2023, un intero versante è crollato in un fiordo della Groenlandia generando un’onda di 660 piedi che ha fatto risuonare la Terra per nove giorni, registrata dalle stazioni di monitoraggio di tutto il mondo. Non un terremoto: una frana innescata dallo scioglimento dei ghiacci. Il riscaldamento climatico non si limita a fondere il ghiaccio: destabilizza i pendii e trasforma il permafrost da fondamenta stabile a rischio costoso per le infrastrutture.
Frane che imitano i terremoti
Le frane causano già 20 miliardi di dollari di danni a livello globale, e il conto è destinato a salire. Nella Carolina del Nord, l’uragano Helene ha innescato più di 2.000 frane in una settimana; nel 2018 una colata di fango a Montecito ha distrutto 100 case e ucciso 23 persone. Nel sud-est dell’Alaska, quando una parte di una montagna è scivolata nel fiordo di Tracy Arm, ha generato un segnale sismico equivalente a un terremoto di magnitudo 5.4 e ha innescato uno tsunami: l’onda ha attraversato il fiordo ed è risalita sulla parete opposta per oltre 1.500 piedi (481 metri), un’altezza superiore a quella dell’Empire State Building, a quasi un miglio di distanza.
Già nel 2015, dopo un periodo di intensa fusione glaciale, una serie di piccoli terremoti ha colpito le Grandes Jorasses sul massiccio del Monte Bianco, al confine tra Francia e Italia; secondo Toni Kraft, sismologo del Servizio sismico svizzero all’ETH di Zurigo e coautore di uno studio correlato, la probabilità di un terremoto di magnitudo 3.0 è aumentata di 10 volte.
Il collante che viene meno
Il 28 maggio 2025, venti milioni di tonnellate di roccia e ghiaccio seppellirono il villaggio di Blatten e gli insediamenti vicini nella valle svizzera di Lötschen. Il disastro è arrivato dopo il decennio più caldo almeno dal 742 d.C., a sottolineare il potenziale impatto del riscaldamento climatico su persone e patrimonio. La meccanica è semplice da descrivere, meno da accettare: la perdita globale di massa glaciale provoca la destabilizzazione dei versanti vallivi, perché il supporto offerto dal ghiacciaio cambia e alla fine scompare.
Non è solo una questione di ghiacciai alpini. In Groenlandia, gli scienziati osservano che frane come quella del 2023 stanno diventando più frequenti con il cambiamento climatico, man mano che i ghiacciai che sostengono le montagne si sciolgono. Il ghiacciaio, insomma, non è un semplice corpo che si ritira: è un puntello strutturale. Quando viene meno, il versante perde coesione e comincia a muoversi. E non è un problema che resta in quota: ha un prezzo e impone scelte ingegneristiche.
Cento termosifoni per tenere fermo un oleodotto
Il conto economico è misurabile. Utilizzando una mappa migliorata, si stima che le perdite per edifici e strade dovute allo scongelamento del permafrost in Alaska potrebbero costare tra 37 e 51 miliardi di dollari, a seconda che si consideri lo scenario SSP245 o quello più spinto SSP585. Il problema non è astratto: un tratto di 810 piedi dell’oleodotto Trans-Alaska, a nord di Fairbanks, è ancorato a un pendio di permafrost che ha cominciato a spostarsi mentre il terreno si scongela, facendo inclinare e piegare diverse strutture di sostegno della tubazione, secondo un’analisi dell’Alaska Department of Natural Resources.
La risposta ingegneristica è tanto concreta quanto ironica: per tenere ferma un’infrastruttura esistente, l’Alaska Department of Natural Resources ha approvato l’uso di circa 100 termosifoni, tubi che estraggono calore dal permafrost per mantenere congelato il pendio e prevenire ulteriori danni alla struttura di supporto dell’oleodotto. Il sistema IPT è progettato per evitare o contenere una serie di pericoli — terremoti, fuoriuscite di petrolio, degrado e scioglimento del permafrost, attraversamenti di corsi d’acqua, interferenze con la fauna selvatica — e il disgelo figura esplicitamente tra le minacce da gestire.
Il rischio idrogeologico da clima non è solo un problema alpino o artico: è una voce di costo e progettazione per le infrastrutture, con soluzioni parziali e scenari incerti. Resta da capire se cento termosifoni basteranno quando gli scenari di riscaldamento più spinti diventeranno realtà.




