L’afa e la siccità mettono in crisi i prati stabili e la produzione di latte per la Dop

C’è un paradosso che brucia più del sole di questi giorni: l’emergenza è diventata la nuova normalità, ma quando è il Parmigiano Reggiano a soffrire, sono le crepe dell’intero sistema a venire a galla. In Emilia Romagna, la Confederazione Italiana Agricoltori parla di «una delle emergenze più gravi degli ultimi anni per l’agricoltura». Non è un’alluvione o una gelata tardiva: è un’ondata di caldo e siccità che sta colpendo mais, sorgo, pomodoro e, soprattutto, i prati stabili che alimentano le bovine da latte del formaggio più famoso d’Italia. Da un lato l’emergenza dichiarata, dall’altro l’inerzia politica: il Parmigiano Reggiano, simbolo di eccellenza, è oggi un termometro della fragilità agricola del Paese.

L’emergenza che non stupisce più

Per la Cia, il messaggio è chiaro: «Non possiamo più parlare di eventi eccezionali – caldo estremo e siccità sono ormai la nuova normalità». Le colture estensive – mais, sorgo, pomodoro – stanno soffrendo lo stress idrico proprio durante la fase di accrescimento, con rese che rischiano di compromettere l’intera annata. È una fotografia che l’agricoltura emiliana conosce bene, ripetuta con cadenza quasi annuale, e che però non ha ancora prodotto una risposta strutturale degna del nome. È il paradosso di un territorio che produce eccellenze alimentari ma che fatica a garantirsi la risorsa più elementare: l’acqua. L’emergenza ora è routine: il che rende ancora più evidente quanto il sistema sia impreparato a reggere l’urto di un clima che cambia. E se la siccità non è più una sorpresa, colpisce di più il vuoto politico che l’accompagna. Mancano piani di adattamento, mancano investimenti: l’agricoltura italiana di qualità è lasciata sola a gestire un’emergenza che, a parole, tutti riconoscono come strutturale.

Il formaggio soffre: gli effetti sulla filiera del Parmigiano Reggiano

I prati stabili, indispensabili per alimentare le bovine da latte destinate alla produzione del Parmigiano Reggiano, mostrano già segni di sofferenza. E cresce la preoccupazione per la disponibilità di foraggi nei prossimi mesi. Se questi pascoli si impoveriscono, viene meno il primo anello di una catena che regge non solo un formaggio Dop ma un intero sistema economico locale. Le temperature elevate sottopongono gli animali a un forte stress: si registra un significativo calo della produzione di latte, un peggioramento delle condizioni di benessere e un aumento dei problemi sanitari negli allevamenti. Bovini che bevono meno, mangiano di meno e si ammalano più facilmente: il conto si traduce in spese veterinarie e in un ciclo produttivo meno efficiente. I costi aziendali continuano a lievitare: servono sempre più acqua per irrigare i campi e sempre più energia per ventilare e raffrescare le stalle. Una morsa che stringe gli allevatori tra spese crescenti e una produzione in calo, mettendo sotto pressione l’intera Dop. Se il Parmigiano Reggiano è un’icona del made in Italy, il suo lato più vulnerabile oggi è scritto nei bollettini meteorologici. Il paradosso è che proprio mentre si lavora per difendere l’immagine di prodotto di qualità, il clima rende il compito sempre più difficile.

L’acqua come priorità nazionale (e l’appello che resta in attesa)

Valeria Villani, presidente della Cia di Reggio Emilia, lo mette in chiaro: «L’acqua non può essere affrontata come un problema del momento: deve diventare una priorità nazionale. È indispensabile accelerare la realizzazione degli invasi. Occorrono infrastrutture moderne e reti irrigue efficienti.» La richiesta è chiara: serve uno scatto nella governance della risorsa idrica, altrimenti ogni estate si ripeterà la stessa conta dei danni. La domanda, che resta sospesa nell’aria umida di questi giorni, è una sola: chi ha in mano il rubinetto e quando deciderà di aprirlo, prima che l’intero sistema vada in secca?

L’afa non è solo meteorologica: è il silenzio di chi dovrebbe rispondere che pesa. Il Parmigiano aspetta, ma l’acqua non arriva, e con essa le risposte che la filiera reclama da anni.