Il Consiglio Direttivo del Parco è vacante dal 28 giugno 2025 e l’incarico di commissario straordinario è stato prorogato

Alla fine di luglio, la nomina del nuovo Consiglio Direttivo del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ha aperto un terremoto politico che, a quasi due mesi di distanza, merita ancora di essere guardato da vicino. Il caso non è solo una questione di poltrone: è il segno di una discontinuità radicale nel modo di governare un’area protetta. Le associazioni ambientaliste avevano indicato all’unanimità un nome, il ministro ne ha scelto un altro. E la scelta ha subito sollevato domande sulla fedeltà politica al posto della competenza ambientale.

Il paradosso della nomina

Il tavolo delle associazioni ambientaliste — CAI, FAI, Greenpeace, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, Touring Club Italiano e WWF — aveva indicato all’unanimità al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin il nome di Gabriella Solari. Una prassi consolidata: quando le maggiori associazioni presentano una candidatura unitaria, il ministero la accoglie. Pichetto Fratin ha invece scelto Cesarina Barghini, rompendo una consuetudine che prevede di accogliere le candidature avanzate unitariamente.

La Barghini, avvocata, è stata contestata perché ex Rifondazione Comunista e oggi fedelissima della consigliera regionale di Fratelli d’Italia Marcella Amodio, e perché con l’ambientalismo non ha mai avuto niente a che fare. Intanto, Umberto Mazzantini di Legambiente aveva declinato l’invito a ricandidarsi. E Adalberto Bertucci, coordinatore di Forza Italia all’isola d’Elba ed ex assessore di Portoferraio, ha lasciato il partito fondato da Silvio Berlusconi, complimentandosi con i nuovi componenti del consiglio direttivo.

Le date che raccontano il vuoto

Il paradosso non si spiega da solo: serve guardare il contesto in cui matura. Gli organi ordinari dell’ente — presidente e consiglio direttivo — sono vacanti dal 28 giugno 2025, dopo che il Consiglio Direttivo dell’Ente ha terminato il proprio mandato il 27 giugno, inclusi i 45 giorni di prorogatio. Nel frattempo, con un decreto del 9 aprile scorso, il ministro Pichetto Fratin ha prorogato l’incarico di commissario straordinario a Matteo Arcenni. E questa fragilità ha radici lontane: l’iter per l’istituzione dell’Area Marina Protetta dell’Arcipelago Toscano era stato avviato già nel 1982, confermato dalla legge 394 del 1991 sulle aree protette, ma mai arrivato a compimento.

Cosa rischia davvero il Parco

Questo vuoto prolungato trasforma la nomina in una decisione ad alto rischio. La composizione del nuovo Consiglio Direttivo mostra che tra i componenti designati da Pichetto Fratin non figurano profili con una comprovata esperienza nella conservazione ambientale; vi sono anzi persone che in passato sono state a capo del movimento anti-parco o hanno avanzato proposte orientate allo sfruttamento turistico dei beni ambientali.

Legambiente denuncia il rischio che quanto faticosamente costruito in trent’anni di attività del Parco venga progressivamente smantellato da politiche che sembrano privilegiare il profitto a discapito della conservazione, della tutela e del ripristino di biodiversità. L’associazione mette in guardia anche sull’attuazione delle direttive e delle normative ambientali dell’Unione europea e degli accordi e dei trattati internazionali, compiti primari e imprescindibili per un’area protetta di rilievo nazionale e internazionale.

La domanda che resta aperta è semplice: chi risponderà se il Parco smette di essere un’area protetta nel senso pieno? Non è un problema tecnico, ma una scelta di fondo: quando la fedeltà politica viene premiata al posto della competenza ambientale, a rischiare è la direzione complessiva di un’istituzione di tutela.