Bando da 3,8 milioni: apre il 30 settembre, obiettivo 2,3 GW entro il 2030.

Servono 2,3 gigawatt di nuova potenza rinnovabile entro il 2030. Nel 2023 ne erano stati installati 0,24. Due mesi dopo la pubblicazione del bando della Regione Marche per le Comunità energetiche rinnovabili, la domanda non è se la transizione serva, ma se questi strumenti bastino. Lo scorso 16 luglio è stato pubblicato il bando PR FESR Marche 2021-2027 destinato alle Comunità Energetiche Rinnovabili, identificativo 28577: le domande potranno essere presentate dal 30 settembre 2026 al 29 gennaio 2027. Quattro mesi di finestra, una scadenza a fine gennaio. E un interrogativo che resta aperto: con quali risorse e con che tempi?

La cifra del bando è nota: 3,8 milioni di euro. Ma prima di guardare ai soldi, conviene misurare la distanza tra l’obiettivo dichiarato e la realtà dei numeri.

La scommessa dei 2,3 gigawatt

Il PREC 2030 fissa l’obiettivo di 2,3 GW di nuova potenza rinnovabile entro il 2030, con una netta prevalenza del fotovoltaico, che vale il 75% del totale. Già nel 2023, però, se ne erano installati 0,24 GW. Il divario è enorme: per arrivare all’obiettivo servirebbe un’accelerazione che i numeri fin qui non mostrano. La transizione nelle Marche, al momento, è più un piano che una pratica.

Da questo scarto nasce il problema degli strumenti. Che cosa traduce un obiettivo ambizioso in azioni concrete per cittadini, imprese, enti locali? Il bando di luglio è il primo banco di prova, e va letto esattamente in questa chiave: non come un traguardo, ma come un test di realismo.

3,8 milioni, una finestra di quattro mesi e un simulatore

La risposta della Regione Marche è arrivata a luglio, con una dotazione finanziaria di 3,8 milioni di euro destinata alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Il meccanismo è quello previsto dalla normativa: cittadini, imprese, enti territoriali, autorità locali possono associarsi per produrre localmente, tramite fonti rinnovabili, l’energia elettrica necessaria al proprio fabbisogno. La finestra per presentare le domande è stretta: si parte il 30 settembre e si chiude il 29 gennaio 2027. Quattro mesi per strutturare un progetto, mettere insieme i requisiti e sperare che le risorse bastino.

C’è poi un vincolo tecnico da non sottovalutare. Per il calcolo degli indicatori è necessario utilizzare il simulatore Recon, elaborato da Enea. Non è un dettaglio amministrativo: significa che chi partecipa deve padroneggiare uno strumento esterno, oltre a mettere insieme i requisiti del bando. È il genere di ostacolo che separa un bando ben scritto da un bando davvero accessibile, soprattutto per le piccole realtà e per i cittadini che si avvicinano per la prima volta alle Comunità energetiche.

E poi c’è la questione delle risorse. Tre virgola otto milioni di euro per un territorio che dovrebbe installare 2,3 GW di nuova potenza rinnovabile entro il 2030. Il paragone con il ritardo accumulato non lascia spazio a grandi ottimismi. Il bando esiste, è un atto vincolante, ma la sua portata reale va misurata rispetto alla sfida che dichiara di affrontare.

Altrove si gioca con altre cifre

Il confronto con altri territori e programmi ridimensiona ulteriormente la portata del bando marchigiano. A livello nazionale, è istituito un programma di sovvenzione finanziaria per complessivi 795,5 milioni di euro, gestito direttamente dal GSE. La Regione Puglia, per la sola provincia di Taranto, finanzia le Comunità Energetiche Rinnovabili con una dotazione complessiva di 7.910.000 euro, a valere sul PN Just Transition Fund Italia 2021-2027, Priorità 2 “Sostegno alla transizione della Provincia di Taranto”, Azione 2.1, Procedura 2.1.2 “Comunità energetiche”.

Sono ordini di grandezza diversi. Il programma nazionale vale più di duecento volte il bando Marche. Anche la Puglia, per una sola provincia, mette sul piatto più del doppio. Non è una questione di merito: è una questione di scala, e la scala conta quando si tratta di convincere famiglie e imprese a investire nella transizione. Il rischio è che il bando marchigiano, pur legittimo e vincolante, finisca per essere percepito come un annuncio tra tanti, incapace di muovere davvero il territorio.

La domanda finale, allora, non è se i fondi ci siano, ma se saranno accessibili e sufficienti per i cittadini e le imprese marchigiane. Con 3,8 milioni, una finestra di quattro mesi e l’obbligo del simulatore Recon, le Marche riusciranno a portare famiglie e imprese dentro la transizione, o il bando resterà un annuncio tra tanti? La risposta arriverà a fine gennaio, quando si chiuderà la finestra per le domande. Fino ad allora, il divario tra i 2,3 GW promessi e gli 0,24 GW installati resta lì, a misurare la distanza tra l’ambizione e la realtà.