Budget Ets raddoppia a 3,6 miliardi, ma nel 2023 solo il 4,7% andò alle industrie energivore
L’Italia incassa dall’Ets più di quasi tutti, ma nel 2023 ha girato alle industrie energivore solo il 4,7% di quei ricavi, meno della Cechia. Lo scorso 20 luglio la Commissione europea ha approvato una modifica e un aumento di budget per il regime italiano che compensa agli energivori i costi indiretti del sistema Ets sull’elettricità: il budget passa a 3,6 miliardi di euro. Il paradosso è quello di un Paese che corre dopo essere rimasto fermo.
Secondo i dati raccolti da Sandbag, l’Italia nel 2023 ha destinato alle compensazioni solo il 4,7% dei ricavi Ets, pari a 165,5 milioni di euro: meno della Cechia, nonostante abbia incassato più di ogni altro Stato membro che utilizza questi aiuti, con le sole eccezioni di Germania e Polonia. La Germania ha girato all’industria il 31,6% dei propri ricavi, circa 2,40 miliardi di euro. La Francia il 44,1%, 909 milioni. Non è una questione di cassa: è una questione di scelte nazionali.
Il raddoppio tardivo: 3,6 miliardi e nuovi settori
La notifica italiana approvata lo scorso 20 luglio sancisce un cambio di passo. Il bilancio totale stimato del regime modificato passerà da 1,5 miliardi di euro a 3,6 miliardi di euro. L’intensità massima dell’aiuto sale dal 75% all’80% dei costi delle emissioni indirette, ma soltanto per i settori già coperti dal regime. Il perimetro degli ammessi si allarga a nuovi comparti, tra cui le batterie.
Non è una misura nuova in senso assoluto: il meccanismo era stato originariamente approvato dalla Commissione nel luglio 2021 e l’importo dell’aiuto è calcolato sulla base di benchmark di efficienza dei consumi elettrici, per incentivare i beneficiari a risparmiare energia. Ma il ritardo con cui si arriva al raddoppio resta il dato politico. L’allargamento alle batterie e ad altri comparti arriva dopo che, a dicembre 2025, la Commissione ha rivisto le linee guida sugli aiuti di Stato Ets, estendendo la lista dei settori ammissibili con 20 settori aggiuntivi e due nuovi sottosettori.
Chi vince e chi perde nel confronto europeo
Il confronto con gli altri Stati membri è impietoso. Già nel 2024, 15 Stati membri hanno fornito aiuti per i costi indiretti sostenuti nel 2023. I pagamenti complessivi hanno raggiunto circa 5,52 miliardi di euro, con un aumento del 40% rispetto ai 3,95 miliardi erogati nel 2023. Dentro questa corsa, l’Italia era ferma al palo: pochi soldi in valore assoluto e una quota minima dei ricavi Ets girata alle imprese esposte alla concorrenza internazionale.
Il raddoppio è insieme necessario e insufficiente. Necessario perché con il 4,7% dei ricavi destinato alle compensazioni l’Italia era tra i fanalini di coda. Insufficiente perché il nuovo budget, spalmato su una platea più ampia, dovrà misurarsi con vincoli di efficienza e con un quadro europeo in cui Francia e Germania partono da quote molto più alte. Resta da capire se il nuovo regime basterà a colmare il divario competitivo accumulato negli anni, oppure se servirà soltanto a rendere meno visibile un ritardo che i numeri raccontano da tempo.
Il nodo irrisolto dell’Ets2
E mentre il regime si allarga, un altro cantiere europeo resta aperto. Per l’Ets2 è in corso una consultazione su alcuni riequilibri finanziari di carburanti e combustibili. È la domanda che pesa su cittadini e imprese: cosa succederà quando il nuovo sistema entrerà pienamente in vigore? La risposta arriverà solo con le prossime scelte della Commissione.
Il raddoppio dei fondi non cancella il ritardo. Ora la domanda è se l’Italia saprà usare davvero questi 3,6 miliardi per proteggere la sua industria, o se resteranno l’ennesima promessa sulla carta prima dell’Ets2.




