Nel dipartimento di Beni le fiamme tornano da tre anni di fila e colpiscono anche chi vive in isolamento semi-volontario
Nell’autunno 2025, per il terzo anno consecutivo, i satelliti hanno registrato un’attività degli incendi insolitamente alta nel territorio indigeno Chacobo-Pacahuara, nel dipartimento di Beni, nel nord della Bolivia. A settembre e ottobre le fiamme hanno bruciato migliaia di ettari di foresta e savana, secondo immagini satellitari e fonti sul campo. Non è soltanto l’estensione delle aree bruciate a colpire: è la regolarità con cui il fuoco torna, quasi fosse un appuntamento stagionale. Ma perché succede? La risposta non sta nel cielo, ma nella terra.
Il terzo anno di fuoco
A certificare la portata del fenomeno ci sono i dati più recenti rilasciati da Global Forest Watch, la piattaforma che usa i dati satellitari per tracciare la perdita di foreste nel mondo: settembre e ottobre 2025 hanno segnato il terzo anno consecutivo di attività del fuoco insolitamente alta nella terra indigena. Il dato tecnico è semplice da leggere: una superficie bruciata che si ripresenta su scala di migliaia di ettari, anno dopo anno. La regolarità suggerisce che non si tratta di un evento isolato, ma di un pattern che merita di essere letto al di là del singolo incendio.
La foresta che diventa pascolo
Le fiamme non sono un incidente. In Bolivia il fuoco consuma oggi circa cinque volte più foresta rispetto a vent’anni fa, e il 2024 era già stato un anno record per gli incendi nel Paese. Dal 2019, secondo le cifre del governo, i grandi incendi nelle terre basse della Bolivia hanno colpito solo quest’anno circa 4 milioni di ettari, con un’impronta che raggiunge 45 dei 58 territori indigeni esistenti nell’Amazzonia, nella Chiquitanía e nel Chaco. Il numero è indicativo: la stragrande maggioranza dei territori indigeni del Paese è stata toccata dal fuoco, non una minoranza.
Dietro le fiamme c’è un modello di sviluppo che avanza da decenni. Un rapporto che cita ricerche di Global Forest Watch, Oxfam e accademici indica nell’espansione agricola e zootecnica la responsabile di quasi tutta la deforestazione boliviana degli ultimi anni. In un periodo di 23 anni terminato nel 2019, la produzione di soia e l’allevamento bovino sono cresciuti in modo vistoso, con circa 7 milioni di ettari di foresta convertiti in monocolture. È la fase finale di una trasformazione che non lascia margini: la foresta diventa pascolo, e il fuoco è lo strumento per liberare il terreno. Quando le fiamme si spengono, cosa resta? Non solo cenere, ma persone.
Gli invisibili della foresta
Dopo il fuoco arriva la conta dei danni. E per alcuni il danno è esistenziale. I popoli indigeni in isolamento volontario e contatto iniziale, i PIACI, sono sotto minaccia costante: gli incendi in corso aggravano la loro situazione e mettono a rischio la loro integrità fisica. Non si tratta di un pericolo astratto, ma di una pressione concreta su persone che vivono dentro la foresta e dalla foresta dipendono per cibo, riparo e identità.
Nel territorio Chacobo-Pacahuara la situazione contiene un paradosso. Il popolo Chácobo ha una lunga storia di contatto con la società nazionale boliviana, eppure i leader della Capitanía del popolo indigeno Chácobo-Pacahuara Tapaya hanno confermato che un segmento di questo popolo vive in isolamento semi-volontario. Sono persone che, in parte, hanno scelto di restare ai margini: e sono proprio le più esposte quando il fuoco attraversa la foresta, perché l’isolamento esclude per definizione i sistemi di allerta, le vie di fuga organizzate e i mezzi per ricostruire rapidamente.
A questa vulnerabilità si somma l’assenza di risposte. Le comunità hanno ricevuto poco sostegno dalle autorità locali e nazionali per la ricostruzione, e continuano a ricostruire da sole, adottando misure di prevenzione degli incendi, con il timore che la distruzione dell’anno precedente si ripeta. È una forma di resilienza forzata: si preparano al prossimo fuoco perché sanno che arriverà, e perché nessun altro lo farà al posto loro. Resta una domanda: fino a quando la foresta brucerà prima che qualcuno risponda?
Dietro i numeri degli incendi ci sono persone e culture che rischiano di scomparire. La risposta non può limitarsi allo spegnimento delle fiamme: deve mettere in discussione il modello che le alimenta.




