A giugno 2026 l’Italia ha consumato più elettricità: il fabbisogno è cresciuto dell’1,8% rispetto allo stesso mese del 2025. Nello stesso mese, però, la produzione idroelettrica rinnovabile è crollata del 23,7%. Come fa, allora, il Paese a dichiarare che le rinnovabili coprono il 47% della domanda? La risposta non sta tutta nelle fonti domestiche: sta nel saldo estero, che a giugno ha coperto la quota che mancava all’appello. È il paradosso che emerge dal comunicato mensile di Terna pubblicato lo scorso luglio.
Meno produzione da acqua, vento e calore della terra: eppure la quota rinnovabile in apparenza tiene. Il cortocircuito sta proprio qui, nei numeri che Terna pubblica senza enfasi ma che, letti in controluce, dicono più di molti annunci.
La domanda sale, l’idroelettrico affonda
Il dato di giugno non è una fiammata isolata. La ripresa della domanda di energia elettrica è iniziata già a settembre 2025. Secondo il rapporto mensile di Terna, nel 2026 la richiesta complessiva è arrivata a 156.671 GWh, in aumento del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 3,3% rispetto al 2024. A giugno i consumi industriali sono cresciuti del 3,1%: non è solo una questione di caldo, c’è un’attività produttiva che riprende a tirare.
E qui arriva il cortocircuito. Lo stesso rapporto mensile indica che a giugno la produzione idroelettrica rinnovabile è diminuita del 23,7%, quella geotermica del 2,1% e quella eolica del 3,2%. Tre fonti rinnovabili, non marginali, hanno girato al ribasso proprio quando la domanda saliva. Ma se le fonti rinnovabili tradizionali arretrano, chi ha tenuto accesa la luce?
Il 47% rinnovabile e il conto del saldo estero
La risposta è nel mix. A giugno 2026 la richiesta di energia elettrica è stata soddisfatta per il 37,9% da fonti non rinnovabili e per il 47,0% da fonti rinnovabili. Il resto — il 15,1% — è arrivato dal saldo estero. In altri termini: circa un kWh su sette, nel mese in questione, è stato importato.
Il 47% rinnovabile è un dato vero, ma racconta solo metà della storia. Convive con un 37,9% di fonti non rinnovabili e con un saldo estero che copre poco più del 15% del fabbisogno. Quando l’idroelettrico perde quasi un quarto della produzione, il sistema non smette di funzionare: semplicemente, una parte crescente dell’energia viene comprata fuori confine. Non è una scelta strategica, è una stampella.
E mentre l’Italia importa, vale la pena chiedersi chi garantisce la sicurezza del sistema nei momenti di stress. La domanda industriale non è neutra: consuma in modo rigido, non si spegne quando non soffia il vento. Se la ripresa continua — e i dati 2026 dicono +2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025 e +3,3% rispetto al 2024 — il saldo estero smette di essere un dettaglio statistico e diventa il vero ammortizzatore della transizione. La domanda, per chi segue le politiche energetiche, è sempre la stessa: con quali risorse e con che tempi si pensa di sostituire una quota così rilevante di importazioni, se le fonti rinnovabili tradizionali non tengono il passo?
La rincorsa europea e la bolletta della volatilità
La domanda non sale soltanto in Italia. A fine giugno, secondo i dati di Eurelectric, in Germania i consumi elettrici giornalieri sono passati da 1.267 GWh l’11 giugno a 1.396 GWh il 25 giugno. Non è un episodio isolato: è il segnale che la pressione sulle reti, quando la domanda industriale accelera insieme a quella per il raffrescamento, attraversa i confini. La ripresa italiana era iniziata già a settembre 2025; il dato tedesco di fine giugno mostra che lo stress non è solo nostro. Fino a quando il saldo estero resterà una stampella e non una scelta?
La ripresa della domanda elettrica è una buona notizia per l’industria, ma rivela la fragilità di un sistema che si regge sulle importazioni proprio quando le fonti rinnovabili tradizionali arretrano. Il 47% rinnovabile di giugno andrà riletto con attenzione nei prossimi mesi: non è la fotografia di una transizione completata, ma di un equilibrio che poggia su una quota estera che nessuno ha programmato. Chi pagherà i prossimi picchi di consumo?




