UL 3700 è arrivato a dicembre 2025, mentre la Germania conta quattro milioni di impianti da balcone.
Quattro milioni contro zero
Fino allo scorso 15 luglio gli Stati Uniti non avevano un solo microinverter plug-in conforme allo standard UL 3700. Quel giorno Hoymiles ha introdotto HiFlow Pro, il primo microinverter plug-in conforme allo standard UL 3700 sul mercato americano. Il paradosso è servito: la Germania, intanto, stima fino a 4 milioni di impianti da balcone, molti dei quali non risultano in alcun registro. Il confronto non potrebbe essere più netto, e non è una questione di tecnologia.
Lo standard UL 3700, secondo l’annuncio di UL Solutions, è stato pubblicato a dicembre 2025 ed è il primo standard di sicurezza nordamericano specificamente progettato per i sistemi fotovoltaici plug-in, definendo criteri di costruzione, prestazione ed etichettatura. In altre parole, gli Stati Uniti sono arrivati dopo: la tecnologia per collegare un pannello a una presa esiste da anni, ma mancava un quadro di sicurezza che dicesse ai produttori come certificarla e ai regolatori come accettarla.
Il sommerso tedesco racconta quanto sia facile scavalcare le regole quando la domanda è forte. Secondo il rapporto di SolarPower Europe, la Germania ha chiuso il 2024 con oltre 780.000 sistemi fotovoltaici plug-in registrati; le stime arrivano fino a quattro milioni di impianti potenzialmente in uso, molti non registrati. Se la tecnologia esiste da anni, il freno americano non è stato tecnico ma regolatorio: senza standard, niente certificazione; senza certificazione, niente mercato legale. Resta la domanda: cosa cambia adesso?
Hoymiles arriva dopo, ma con la prima certificazione
Il vuoto normativo americano non ha impedito alle aziende di muoversi. Hoymiles arriva dopo APsystems, che aveva aperto le vendite dirette negli Stati Uniti del suo microinverter plug-in EZ1-LV mesi prima. Ma arriva con la prima certificazione UL 3700, e non è un dettaglio: è il lasciapassare che mancava per entrare in un mercato in cui ogni stato può decidere se e come ammettere questi apparecchi.
HiFlow Pro promette un’efficienza MPPT del 99,8% statico e 99,5% dinamico, un funzionamento in parallelo di quattro microinverter su prese separate fino a 1200 W e una messa in servizio via Bluetooth e Wi-Fi in meno di sessanta secondi. Numeri che dicono una cosa: il prodotto punta sul fai-da-te, non sull’installazione strutturale. Si monta, si collega, si espande in base alle regole locali.
Le regole locali sono il punto. Lo Utah è stato il primo stato a muoversi, già nel 2025, con una legge “Plug-and-Play” e un’esenzione per sistemi fino a 1,2 kW; ad agosto 2026, sette stati hanno seguito lo Utah con proprie legislazioni. Sette su cinquanta. In un paese in cui l’energia è regolata in modo frammentario, la certificazione nazionale non equivale a un mercato nazionale: dice che il prodotto è sicuro, non che ogni rete locale sia tenuta ad accettarlo.
La partita, insomma, non è solo tecnologica. APsystems ha venduto prima, Hoymiles certifica prima; ma entrambi corrono dentro un mosaico di cinquanta regolatori. La certificazione basterà a uniformare il mercato o lascerà spazio a chi vende senza rete, come in Germania?
E ora? La domanda per affittuari e utility
Se la certificazione è il primo passo, il passo successivo è capire chi ne beneficia davvero. Da una parte chi vive in un appartamento o in affitto e cerca un modo per generare energia da un balcone; dall’altra le utility e i gestori di rete, che guardano con sospetto a milioni di piccoli generatori non sempre dichiarati. La Germania ne è il laboratorio involontario: quattro milioni di sistemi stimati, molti fuori registro, una rete che ha dovuto imparare a convivere con un fenomeno cresciuto prima delle regole. Gli Stati Uniti, con sette stati che hanno già legiferato e uno standard nazionale appena nato, hanno la possibilità di scegliere un percorso diverso. La domanda, volutamente, resta aperta: riusciranno a non ripetere lo stesso errore?




