Il Nono Circuito ha respinto il ricorso di Rinnai e dei ristoratori contro la Regola 1146.2

Il bacino atmosferico della South Coast, l’area metropolitana di Los Angeles, ha un primato di cui farebbe volentieri a meno: il peggior smog del paese, con livelli di ozono troposferico così fuori controllo da essere classificato in “estremo inadempimento” rispetto a tutti gli standard federali. Eppure, quando il South Coast Air Quality Management District ha provato a fare qualcosa di concreto — imporre scaldacqua a emissioni zero — è stato trascinato in tribunale. Lo scorso 2 luglio, la Corte d’Appello del Nono Circuito ha messo fine alla battaglia legale, confermando che la regola non viola la legge federale. Una vittoria per l’aria pulita, certo. Ma la domanda che resta è un’altra: perché qualcuno ha fatto causa per bloccare una misura che promette di eliminare 5,6 tonnellate di ossidi di azoto al giorno?

L’aria malata del South Coast

Per capire l’assurdità di questa guerra legale bisogna partire dai numeri. Il distretto che governa la qualità dell’aria su Los Angeles, Orange County e parti di Riverside e San Bernardino esiste dal 1970 e da allora ha sempre dovuto rincorrere standard federali che la regione non riesce a rispettare. La geografia non aiuta: le montagne intrappolano l’inquinamento, il sole lo cuoce, e quel che ne esce è una zuppa di smog che accorcia la vita di chi la respira. Nel giugno 2024, il Governing Board ha approvato gli aggiornamenti alla Regola 1146.2: entro i prossimi anni tutti gli edifici residenziali e commerciali, nuovi ed esistenti, dovranno passare a scaldacqua a emissioni zero. Una volta a regime, la regola eliminerà quasi il 10 per cento delle emissioni dell’intero bacino — una quota enorme per un singolo provvedimento. Stando ai numeri riportati da Daily Planet, la riduzione attesa è di circa 5,6 tonnellate di inquinamento da NOx al giorno, un taglio che interesserà più di 1,3 milioni di caldaie e scaldabagni.

E qui scatta il paradosso: nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria cronica, con il peggior smog degli Stati Uniti, un’industria — guidata da Rinnai America Corporation e dalla California Restaurant Association — ha deciso che la priorità non era adeguarsi, ma fare causa. L’argomento? L’Energy Policy and Conservation Act federale prevarrebbe sulle regole locali, rendendo la 1146.2 inapplicabile. Lo stesso argomento che il Nono Circuito ha appena cestinato.

Chi vince e chi perde nella guerra delle caldaie

La sentenza del 2 luglio è un colpo netto per chi sperava di fermare la transizione a colpi di carte bollate. La corte ha confermato che la Regola 1146.2 non è “preempted” dall’EPCA — in altre parole, lo Stato della California, attraverso il suo distretto per la qualità dell’aria, ha tutto il diritto di imporre standard più severi di quelli federali quando si tratta di proteggere la salute pubblica. Non è un dettaglio tecnico: è la pietra angolare su cui si regge mezzo secolo di politiche ambientali californiane, dal Clean Air Act in poi.

Candice Youngblood, senior attorney di Earthjustice, ha rivendicato il risultato con parole che pesano: “Oggi abbiamo ottenuto una vittoria enorme per l’aria pulita nella capitale dello smog della nazione”. Earthjustice è intervenuta nel caso a fianco del distretto, e il suo entusiasmo è comprensibile: la posta in gioco era alta e il precedente che si stava creando avrebbe potuto indebolire la capacità di qualunque agenzia locale di regolare le emissioni degli elettrodomestici. Rinnai e i ristoratori, dal canto loro, escono sconfitti su tutta la linea. Non solo la regola resta in piedi, ma la motivazione della sentenza smonta punto per punto l’idea che l’EPCA debba funzionare come un ombrello che copre qualunque apparecchio a gas.

La corte ha fatto notare una cosa che dovrebbe far riflettere: numerose altre giurisdizioni, tra cui Texas e Utah, hanno adottato standard di emissioni di ossidi di azoto per elettrodomestici del tutto simili. L’EPA li ha approvati senza battere ciglio. Se la preemption dell’EPCA fosse stata un problema reale, sarebbe emersa altrove. Non è emersa. Il fronte industriale ha scelto di combattere proprio qui, nel distretto con l’aria più malata d’America, e ha perso.

Texas e Utah l’hanno fatto senza rumore

La domanda è legittima: perché proprio qui si combatte, quando Texas e Utah hanno già adottato standard simili senza che nessuno gridasse allo scandalo? La risposta probabilmente non sta nella tecnica legislativa, ma nella posta in gioco economica e simbolica. Il South Coast è un mercato immenso, e la California è da decenni il laboratorio normativo che anticipa le politiche federali. Se la Regola 1146.2 passa indenne, il modello si esporta. Se invece si riesce a bloccarla con un ricorso federale, si crea un precedente che raffredda chiunque altro.

E poi c’è il silenzio assordante della Bay Area. ha in vigore standard per gli elettrodomestici del tutto analoghi. Nessuna impugnazione. Nessuna levata di scudi. L’industria del gas ha evidentemente valutato che affondare i denti nel distretto di San Francisco non conveniva, o forse non aveva la stessa visibilità. Los Angeles, con i suoi 1,3 milioni di apparecchi da sostituire, è un’altra partita. Qui si gioca il futuro di un intero segmento di mercato: chi produce caldaie a gas sa che se la regola regge, il business model va ripensato dalle fondamenta.

La sentenza del Nono Circuito non spegne il fuoco, lo sposta. L’industria del gas ha già dimostrato, in altre battaglie, di saper portare la lotta fin dentro le case dei consumatori, agitando lo spettro dei costi di sostituzione. La vera partita ora si gioca lì: chi pagherà per questa transizione? I proprietari di casa? Gli affittuari? I contribuenti attraverso incentivi pubblici? Il distretto ha vinto in aula, ma la guerra per l’aria pulita — quella che si combatte porta a porta, scaldabagno dopo scaldabagno —
è appena cominciata.