Il consorzio pubblico nato nel 1988 riunisce i Comuni geotermici e redistribuisce i contributi sulla produzione energetica
Trecentomila euro di origine geotermica non costruiscono una centrale: ricostruiscono un asilo nido. A due mesi dal taglio del nastro, lo scorso 24 luglio in via Ovidio Gragnoli ad Arcidosso, vale la pena seguire il filo che va dal sottosuolo toscano ai servizi per la prima infanzia. Come documenta il reportage di Greenreport, trecentomila euro provenienti dal Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche hanno contribuito alla completa ricostruzione del nuovo nido comunale.
Il cantiere di Arcidosso, oltre la centrale
Il dettaglio che dà subito la scala dell’intervento è l’importo complessivo: 1 milione e 235mila euro di investimento principale, di cui 687mila dal Pnrr, 248mila dal Gestore dei servizi energetici e 300mila da CoSviG, il Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche. L’Unione dei Comuni ha aggiunto altri 55mila euro per completare le sistemazioni esterne, finanziando pavimentazione antitrauma, recinzioni e cancelli. Le risorse complessivamente destinate alla struttura arrivano così a 1 milione e 290mila euro.
All’inaugurazione, lo scorso 24 luglio alle 18, era presente il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. «Abbiamo ricostruito il nido da zero, rendendolo più sicuro, efficiente e adeguato alle esigenze contemporanee», ha dichiarato il sindaco di Arcidosso Jacopo Marini. Non si tratta di una ristrutturazione leggera: il finanziamento geotermico entra in un intervento che rifà l’edificio, non in una manutenzione. È il segnale che i proventi dell’energia geotermica, di solito associati a turbine e impianti, possono tradursi in infrastrutture sociali.
Resta una domanda di fondo: da dove arrivano esattamente quei 300mila euro e perché un consorzio geotermico finanzia un asilo nido?
Il percorso del denaro: dal vapore ai nidi
I 300mila euro non sono un versamento isolato. CoSviG è un consorzio pubblico nato nel 1988, che riunisce i Comuni geotermici della Toscana con il sostegno della Regione, come ricostruisce la Regione Toscana. Per gli attuali 16 Comuni geotermici sono previsti 30 milioni di euro all’anno per contributi sulla produzione energetica, secondo i dati pubblicati da Toscana Notizie: è il flusso che lega la produzione di vapore e l’elettricità geotermica alla spesa dei territori.
A monte c’è la capacità produttiva. A Larderello e in Toscana, Enel Green Power gestisce il più antico complesso geotermico del mondo, con 34 centrali geotermoelettriche dislocate tra le province di Pisa, Siena e Grosseto, come sintetizza la scheda tecnica di CoSviG. Il meccanismo è diretto: la produzione energetica genera contributi, i contributi alimentano il consorzio, il consorzio cofinanzia opere pubbliche come il nido di Arcidosso. Nel caso specifico, i 300mila euro rappresentano poco meno di un quarto dell’investimento principale: una quota non simbolica, che rende concreta la catena tra sottosuolo e servizi.
Se il meccanismo è chiaro, resta da capire quanto incida davvero sulla disponibilità di posti per la prima infanzia.
Cosa cambia per chi vive in area geotermica
Il cantiere, stando alle dichiarazioni rilasciate a La Nazione dal sindaco Marini, procede secondo il cronoprogramma e la scuola sarà pronta per l’inizio del prossimo anno scolastico. La domanda di contesto è se un nido in più sposti l’ago della bilancia. Già nel 2020, secondo i dati raccolti da Openpolis, in Toscana erano oltre 27mila i posti offerti nei nidi e nei servizi per la prima infanzia, a fronte di circa 74mila residenti con meno di 3 anni. In termini di copertura, si viaggia poco sopra un terzo della platea potenziale.
La risposta, nei fatti, si misurerà all’apertura dell’anno scolastico, quando le famiglie di Arcidosso troveranno o meno un posto in più.
Quando si parla di geotermia in Toscana, il consenso si misura anche nei servizi che rende possibili. L’asilo di Arcidosso è un test concreto: non un sussidio, ma un’infrastruttura sociale.




