Dalle 1.300 coppie del 2004 alle circa 500 attuali, nonostante la Direttiva Uccelli e l’Accordo AEWA

Il fratino sta sparendo dalle spiagge italiane. Secondo i dati raccolti dalla LIPU, dalle 1.300–2.000 coppie stimate nel 2004 si è scesi a 570–691 coppie nel 2018, fino ad arrivare alle circa 500 coppie del 2023. Un arretramento che avviene nonostante il monitoraggio dell’avifauna italiana che l’ISPRA svolge per la corretta applicazione delle normative ambientali e delle convenzioni internazionali.

Cinquecento coppie: la fotografia di un crollo

Per capire come si è arrivati a questo punto, partiamo dai numeri del monitoraggio. La fotografia più recente parla di circa 500 coppie nel 2023, contro le 1.300–2.000 del 2004, con una tappa intermedia di 570–691 coppie nel 2018. Il dato non è isolato: già nel 2012 la Lista Rossa IUCN stimava la popolazione italiana in circa 2.000 individui maturi e una diminuzione plausibile di almeno il 50 per cento nel decennio precedente. L’ISPRA colloca il fratino tra le specie nidificanti costiere più minacciate in Europa: la maggior parte delle popolazioni nidificanti è diminuita, a volte drasticamente come in Italia, per il disturbo arrecato dalle attività umane, la predazione da parte di specie invasive e la perdita e il degrado dell’habitat.

Il crollo non è quindi un evento improvviso, ma la somma di pressioni che si accumulano sulle spiagge anno dopo anno. Se i numeri sono così netti, perché le protezioni esistenti non hanno invertito la rotta?

Protezioni che non bastano

La domanda è inevitabile: perché una specie protetta continua a perdere terreno? La risposta tecnica sta nel divario tra il livello normativo e quello gestionale. Il fratino è formalmente coperto dalla Direttiva dell’Unione Europea per la conservazione degli uccelli selvatici, la cosiddetta Direttiva Uccelli, e dall’Accordo internazionale sugli Uccelli acquatici migratori, noto come UNEP/AEWA. L’ISPRA monitora l’avifauna italiana proprio per la corretta applicazione di queste norme e convenzioni. Eppure il declino documentato dalla LIPU, dalle 1.300–2.000 coppie del 2004 alle circa 500 del 2023, mostra che la protezione formale non basta quando a decidere la sopravvivenza sul campo sono il disturbo umano, la predazione da parte di specie invasive e la perdita di habitat.

Ma il paradosso non è una condanna: esiste una risposta operativa che prova a intervenire là dove le norme da sole non arrivano.

LIFE ALEXANDRO: 400 km di costa come laboratorio

Il progetto LIFE ALEXANDRO entra esattamente in questo spazio: non nuove leggi, ma gestione quotidiana della costa. Coinvolge 10 regioni italiane e la regione croata di Zadar, per un totale di circa 400 km di costa. Le azioni previste sono concrete: protezione dei nidi, monitoraggio, ripristino degli habitat e dialogo con enti pubblici e operatori balneari. L’obiettivo non è aggiungere un ulteriore livello di tutela giuridica, ma rendere compatibili la nidificazione della specie e l’uso balneare delle spiagge, intervenendo sui tratti di costa dove il fratino depone le uova. È un laboratorio distribuito su scala reale, in cui la protezione si misura in metri di spiaggia, nidi protetti e accordi con i gestori.

Il fratino non è solo un dato ornitologico: è un indicatore della salute delle nostre coste. La sua sorte dipende da scelte quotidiane di gestione, non da nuove dichiarazioni di protezione. Riuscirà questo laboratorio costiero a invertire il declino prima che il fratino sparisca dalle spiagge italiane?