Il ceo di Ford guida una Xiaomi e prevede l’arrivo delle auto elettriche cinesi negli Stati Uniti entro cinque anni
Seicentocinquanta nuovi modelli elettrici cinesi in un anno. Cicli di sviluppo ridotti a diciotto mesi. Poi Jim Farley dice ai dipendenti Ford: i veicoli elettrici cinesi potrebbero entrare negli Stati Uniti entro cinque anni. Non è una previsione: è un countdown già partito lo scorso luglio. Secondo quanto riportato da InsideEVs, che cita Reuters, Farley avrebbe detto ai dipendenti che le EV cinesi potrebbero toccare il suolo americano in appena cinque anni; la leadership Ford prevede l’arrivo dei marchi cinesi entro i prossimi cinque-dieci anni, probabilmente verso la fine di quel periodo.
Cinque anni e una Xiaomi in garage
Il dato non arriva da un analista esterno. Arriva dall’uomo che guida Ford. Farley non parla dei concorrenti cinesi soltanto nelle riunioni interne: ci convive ogni giorno. Già nel 2024 ammetteva di guidare quotidianamente una Xiaomi SU7 e di non volerla restituire, come riportato da Car and Driver. Un amministratore delegato americano che preferisce una berlina cinese alle auto del proprio gruppo racconta più di qualsiasi previsione di mercato.
Ma perché una berlina cinese dovrebbe spaventare un’azienda che prepara un pickup elettrico da 30.000 dollari? La risposta non sta nel singolo modello, ma nei numeri della filiera.
Metà prezzo, doppia velocità
Le auto elettriche americane costano in media 55.000 dollari: circa il doppio rispetto alle loro controparti cinesi. Il divario non è marginale. È strutturale, e parte da lontano. La Cina ha ridotto i cicli di sviluppo dei veicoli fino a diciotto mesi, secondo Automotive News. Per progettare, produrre e lanciare un modello bastano due anni: a Detroit non ci si riesce nemmeno con i motori termici. E quest’anno sono emersi seicentocinquanta nuovi modelli elettrici cinesi. Non dieci, non cinquanta: seicentocinquanta in dodici mesi. Un volume di offerta che nessun costruttore occidentale riesce nemmeno ad avvicinare.
I marchi cinesi hanno registrato una crescita di quasi il 70% dal 2020 al 2025, secondo la società di ricerche di mercato e consulenza GlobalData. Non è una fiammata temporanea: è una tendenza consolidata che ora punta dritto al mercato nordamericano. Le case automobilistiche cinesi si stanno stabilendo in Messico per sfruttare le regole commerciali nordamericane, come documentato da AP: una volta insediate, possono inviare veicoli elettrici a bassissimo prezzo oltre il confine.
E non è solo una questione messicana. Ford ha annunciato nei mesi scorsi un accordo per entrare in una joint venture con Geely per produrre veicoli in Spagna destinati al mercato europeo. Lo stesso costruttore americano che lancia l’allarme sui cinesi si allea con un colosso cinese dall’altra parte dell’Atlantico.
In questo quadro, il pickup elettrico da 30.000 dollari che Ford sta sviluppando diventa il banco di prova. I modelli cinesi a basso costo potrebbero potenzialmente sottocutarlo prima ancora che arrivi nelle concessionarie. Il bersaglio è dichiarato: un veicolo pensato per chi non può permettersi i 55.000 dollari del listino medio americano. Ma se i cinesi arrivano con prezzi dimezzati, anche il pickup da 30.000 dollari rischia di nascere già fuori mercato.
Il conto lo pagano fabbriche e regole
Quei numeri atterrano dove la politica incontra l’industria. Il divario di prezzo tra veicoli elettrici americani e modelli cinesi porta a chiusure di stabilimenti e perdita di posti di lavoro nel cuore industriale americano: fabbriche che chiudono, lavoratori che perdono il posto. La risposta non è soltanto industriale: è normativa. Lo scorso luglio, come riportato da The Detroit News, il senatore Cruz ha dichiarato che General Motors stava spingendo per una disposizione volta a estromettere Mercedes-Benz dal mercato e a rendere il marchio Cadillac più competitivo. La battaglia, insomma, si combatte anche sulle regole: chi escludere, chi proteggere, con quali dazi. La domanda resta aperta: la partita si deciderà nelle aule prima ancora che nelle concessionarie?
Per Ford e per i lavoratori del cuore industriale americano, la questione ora è una sola: nei prossimi cinque anni, chi proteggerà il pickup da 30.000 dollari?




