Il consorzio con Ingka Investments prevede l’entrata in funzione nel 2033, ma prima servirà superare l’asta FER2
A 650 metri di profondità, il vento della Sicilia non si ancora al fondale: si fa galleggiare. È la scommessa del progetto Dentice, che a maggio scorso ha depositato la VIA al termine di oltre due anni di studi tecnici e ambientali avviati a febbraio 2024. Per l’eolico offshore galleggiante italiano, quel deposito segna il passaggio dalla promessa tecnologica alla competizione reale: la profondità estrema è insieme il principale vantaggio e il principale ostacolo economico.
Un gigante galleggiante a 650 metri di profondità
Dentice — nome con cui è stato rinominato il progetto Sicily South — sarà costruito tra i 22 e i 40 chilometri dalla costa meridionale della Sicilia, nel cuore dello Stretto di Sicilia, su fondali che variano da 280 a 650 metri. Non è un dettaglio. Si tratta di profondità incompatibili con le fondazioni fisse su cui poggiano gli impianti offshore tradizionali, che si piantano nel fondale con pali o strutture a gravità e funzionano bene fino a poche decine di metri di battente. Qui servono piattaforme galleggianti, ancorate al fondale con sistemi di ormeggio e progettate per assecondare il moto ondoso senza trasmettere sollecitazioni eccessive alle turbine.
La posta in gioco è di 1,14 GW di capacità installata, energia rinnovabile sufficiente ad alimentare fino a 1,5 milioni di famiglie. Il progetto si candida così a essere uno dei più importanti sviluppi dell’eolico offshore galleggiante nel Mediterraneo, in un’area in cui il vento soffia con costanza ma la profondità ha finora tenuto lontani gli operatori delle fondazioni fisse. Ma chi ha scelto di investire in una sfida così estrema?
Il lento cammino autorizzativo e i capitali di IKEA
La risposta arriva da un consorzio che unisce Ingka Investments, divisione investimenti del gruppo INGKA proprietario di IKEA, Oxan Energy e Avapa Energy. Ingka Investments non è un piccolo sviluppatore: è uno dei principali investitori mondiali nelle energie rinnovabili, con un portafoglio superiore ai 10 GW. Sui due progetti italiani di eolico offshore galleggiante — Sicily South e Sardinia Northwest — il consorzio vede una capacità potenziale complessiva di 2,45 GW.
Il cammino autorizzativo, però, è stato lungo. La richiesta di concessione trentennale per il progetto al largo della Sicilia risale al giugno 2022, presentata da AvenHexicon al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile. Nel marzo 2025, Ingka Investments e Oxan Energy sono entrati nel progetto attraverso la loro joint venture NexVenti, acquisendo la quota del 50% di Hexicon. Tra la richiesta di concessione del 2022 e l’ingresso nella joint venture nel 2025 sono passati quasi tre anni. Un tempo che, in un settore in cui i costi delle tecnologie galleggianti scendono solo con la scala e l’esperienza accumulata, pesa sulla competitività.
Il PNIEC 2030–2050 fissa la cornice: il 40% di produzione da fonti rinnovabili, una riduzione del 66% delle emissioni di CO₂ nei settori non ETS e la neutralità carbonica entro il 2050. Ma gli obiettivi non garantiscono i tempi, e il ritardo tra domanda di concessione e ingresso dei capitali è un indicatore dell’inerzia che i progetti devono superare.
Il banco di prova: FER2, asta e 2033
Ma la domanda vera è: quando produrrà energia? Secondo i dati del progetto, l’entrata in funzione è prevista nel 2033, sette anni dopo il deposito della VIA. Prima di allora, il banco di prova sarà l’asta FER2, che assegna 3,8 GW di capacità eolica offshore. Se Dentice dovesse aggiudicarsi una quota, il progetto passerebbe dalla carta al cantiere. In caso contrario, resterebbe un’opzione sul futuro.
Il risultato dell’asta e i prossimi passi autorizzativi diranno se Dentice è un progetto industriale o solo una scommessa sulla carta. Il galleggiante in acque profonde, se supererà l’asta e i tempi, darà all’Italia un futuro eolico offshore concreto. Altrimenti, resterà un’idea tecnicamente elegante ma economicamente non dimostrata.




