Servizio ogni 10 minuti e 22 per Dalmine, per convincere gli automobilisti a lasciare l’auto.

Da domani, 14 settembre 2026, scatta l’orario invernale con il servizio completo dell’e-BRT di Bergamo. L’avvio è stato scaglionato: il 3 agosto è partito l’orario estivo, dal 31 agosto le corse sono diventate più frequenti, e solo da domani il servizio raggiunge la configurazione piena. Ma il calendario è la parte meno interessante della storia. Quello che conta è la promessa: quasi raddoppiare i passeggeri lungo l’asse Bergamo-Dalmine-Verdellino entro il 2036, portandoli dai 2,15 milioni stimati prima dell’intervento a 3,95 milioni all’anno. Un salto che non si farà con l’asfalto, ma convincendo chi ogni giorno sceglie l’auto a lasciarla a casa.

Un nastro da 84 milioni

La promessa tecnica è precisa. Il collegamento tra il Polo Intermodale della Stazione di Bergamo e Dalmine richiederà 22 minuti; per la stazione FS di Verdellino ce ne vorranno 39. Negli orari di punta passa una corsa ogni 10 minuti. Il tracciato complessivo misura 29,7 chilometri tra andata e ritorno e, per oltre il 73% del percorso, viaggia su corsia riservata. Il dettaglio non è secondario: la corsia protetta è ciò che distingue un autobus elettrico qualsiasi da un servizio davvero rapido. Senza quella protezione, i 22 minuti per Dalmine resterebbero teoria.

Il conto è da 84 milioni di euro, finanziati interamente dal Pnrr, come ricorda il comunicato diffuso da TEB: dentro ci sono anche i nuovi autobus elettrici da 120 passeggeri. Non si tratta di un annuncio: l’amministrazione titolare è il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il soggetto attuatore è il Comune di Bergamo, come risulta da OpenPNRR. A regime, secondo il progetto, l’esercizio taglierà 780 tonnellate di CO₂ all’anno grazie ai bus elettrici e al minor traffico automobilistico; a queste si aggiungono 183 tonnellate grazie ai pannelli solari installati nei depositi.

Il progetto nasce dentro il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile del Comune di Bergamo, nel 2020, e nel piano territoriale Sentiero dell’innovazione sviluppato nel 2021 da Camera di Commercio, Provincia, Comune, Diocesi e Kilometro Rosso. Non è un’iniziativa nata ieri: è un percorso avviato prima dell’arrivo dei fondi Pnrr e ora arrivato alla prova dei fatti.

Il banco di prova: 2,15 milioni di passeggeri

Per capire se la promessa regge, bisogna guardare a chi usava i mezzi pubblici lungo lo stesso asse prima dell’intervento. Nel 2023, secondo i dati diffusi da TEB, sull’asse Bergamo-Dalmine-Verdellino si muovevano circa 2.150.000 passeggeri all’anno. La stima per il 2036 è di 3.950.000: quasi un raddoppio. Non è una previsione tecnica, è un obiettivo di comportamento.

Secondo ATB, come riferito da Sustainable Bus, l’obiettivo dichiarato è uno spostamento modale del 4%, equivalente a spostare 1,8 milioni di viaggi in automobile verso il trasporto pubblico. Il numero va letto con attenzione. Quattro punti percentuali sembrano pochi, ma equivalgono a 1,8 milioni di spostamenti in auto che, ogni anno, dovrebbero cambiare modalità: nessuna corsia riservata, da sola, sposta un automobilista. I 2,15 milioni di passeggeri già serviti convivono con un traffico automobilistico sufficiente a rendere ambizioso quell’obiettivo. La promessa dei 3,95 milioni al 2036 è quindi una scommessa sulle abitudini, non sui semafori o sulle banchine.

Resta da chiedersi, semmai, chi beneficia davvero di questa infrastruttura e chi invece resta ai margini.

Vincitori e vinti: dal parcheggio ex Bonini alla corsa di Vicenza

Se i numeri dicono che l’obiettivo è ambizioso, vale la pena vedere chi ha già il posto in prima fila. Nei pressi della Fiera di Bergamo è disponibile un parcheggio di interscambio con 300 posti gratuiti, servito dalla linea 1. In via San Bernardino 149 il parcheggio ex Bonini è aperto 24 ore su 24, può contenere fino a 150 veicoli ed è servito dalla linea 6. Sono pensati per intercettare chi arriva in auto e lasciarla fuori dal centro, ma il loro successo dipende dalla stessa variabile che governa l’intero progetto: la disponibilità dell’automobilista a cambiare abitudine.

Nel frattempo il modello bergamasco ha già suscitato interesse fuori provincia: una delegazione istituzionale del Comune di Vicenza ha effettuato una missione di studio per analizzare il progetto e valutarne l’applicazione sul proprio territorio, come raccontato da InsideEVs. Anche qui il punto non è la tecnologia: è capire se l’esempio si può replicare dove il contesto urbano e le abitudini sono diversi.

Il cantiere più difficile non è sull’asfalto, ma nella testa di chi ogni giorno sceglie l’auto. I 3,95 milioni di passeggeri al 2036 non sono una promessa tecnica: sono una scommessa sulle abitudini.