Il paradosso del carcere fantasma
Nella stessa comunicazione di giugno c’è un passaggio che suona come una buona notizia: il Duca di Cornovaglia ha annunciato che i 1,5 milioni di sterline all’anno derivanti dall’affitto del carcere di Dartmoor saranno ora reindirizzati a sostegno di Princetown e dell’area locale colpita dalla chiusura. Il dettaglio che rende visibile il paradosso è un altro: quei soldi non escono dal bilancio del Ducato, ma da quello pubblico. Come ha documentato il Guardian, il contribuente paga ancora 1,5 milioni di sterline all’anno per affittare un carcere abbandonato, e continuerà a farlo per altri 24 anni. In pratica, una voce di spesa pubblica resta viva per un edificio che non svolge più la sua funzione: il Ducato la trasforma in un flusso di investimento territoriale, ma il costo per lo Stato non sparisce. Così la promessa di reinvestire l’affitto ha un doppio volto: da una parte il sostegno a un territorio in difficoltà, dall’altra la conferma che il denaro pubblico non ha smesso di scorrere. Resta da capire se i progetti finanziati dal Ducato siano abbastanza concreti da ripagare questa struttura di flussi.
Dove atterrano i 500 milioni: Newquay, Nansledan e il net zero
Se il carcere è il lato oscuro del bilancio, i progetti annunciati sono il lato visibile dell’investimento. A Newquay, il progetto del Ducato con St Petrocs e Homewards, finanziato dalla The Duke of Cornwall’s Charitable Foundation, ha completato 16 abitazioni indipendenti e con supporto, con altre otto in arrivo. È un intervento che si somma all’annuncio di 24 case da costruire su terreni del Ducato per contrastare la homelessness. A Nansledan, invece, il Ducato ha approvato oltre 20 milioni di sterline per Market Street: 75.000 piedi quadrati di spazi commerciali, ricreativi e di lavoro, destinati a sostenere più di 20 imprese e a creare oltre 100 posti di lavoro. Sul fronte ambientale, il Ducato ha spiegato come sta supportando gli affittuari agricoli e i gestori del territorio per raggiungere una tenuta a zero emissioni nette entro i primi anni 2030.
Ma quando il dettaglio dei progetti lascia spazio ai conti complessivi, emergono altre voci che meritano attenzione.
Le entrate private, le vendite e il conto lasciato al contribuente
Dopo i progetti sul campo, si torna ai numeri di bilancio. Per l’anno chiuso il 31 marzo 2026, il Ducato ha riportato un surplus distribuibile di 21,6 milioni di sterline. A questa voce si affianca la rendita privata: il Ducato di Cornovaglia garantisce al principe di Galles un’entrata superiore a 20 milioni di sterline all’anno e, come riporta la BBC, venderà il 20% del proprio patrimonio immobiliare nell’arco di dieci anni. Accostate questi numeri al flusso inverso: il contribuente versa ancora 1,5 milioni di sterline all’anno per un carcere abbandonato, un pagamento destinato a ripetersi per altri 24 anni. In questo incrocio si vede la partita contabile del Ducato: da un lato entrate private e cessioni patrimoniali, dall’altro un onere pubblico che viaggia in parallelo. Non è un dettaglio contabile: se un’entrata viene descritta come investimento mentre la sua origine resta pubblica, il confine tra beneficio privato e costo collettivo si fa meno netto. La domanda che resta aperta è se la strategia del Ducato stia davvero spostando il costo lontano dal contribuente o solo rinviandolo.
Leggere l’Integrated Impact Report del Ducato di Cornovaglia non come un semplice annuncio di investimenti, ma come una partita contabile in cui il contribuente è ancora dentro: 500 milioni promessi non cancellano 1,5 milioni l’anno per un carcere che non esiste più.




