La donazione da 250.000 dollari arriva dalla Betty Wold Johnson Foundation e punta sulle mangrovie invece che sulle fanerogame marine

Lo scorso 28 luglio, il Harbor Branch Oceanographic Institute della Florida Atlantic University ha ricevuto una donazione di 250.000 dollari dalla Betty Wold Johnson Foundation per sviluppare un progetto di ripristino delle mangrovie. Il dettaglio che conta non è l’importo, ma il bersaglio: non le fanerogame marine, che nella Indian River Lagoon hanno perso quasi il 90% della copertura nel decennio tra il 2011 e il 2020, bensì le mangrovie. La scelta dice molto sulla strategia di recupero di uno degli estuari più monitorati della Florida, e pone una domanda precisa: perché partire dalle mangrovie quando le fanerogame sono quelle decimate?

Perché le mangrovie e non le fanerogame?

Il finanziatore non è un attore marginale. La Betty Wold Johnson Foundation è stata istituita nel 2021 con un patrimonio di circa 1 miliardo di dollari; è governata dai figli di Betty, l’ambasciatore Robert Wood Johnson, già ambasciatore degli Stati Uniti nel Regno Unito, e Christopher Johnson, vicepresidente dei New York Jets. Per la fondazione, 250.000 dollari sono una cifra contenuta rispetto al patrimonio, ma la scelta tematica è rivelatrice.

Il collasso silenzioso della laguna

La scelta si capisce solo guardando i dati. Secondo NOAA Fisheries, tra il 2011 e il 2020 fioriture algali nocive hanno ucciso circa l’89% delle fanerogame marine della Indian River Lagoon. Centinaia di lamantini sono morti di fame in seguito a quel declino. Non si tratta di un calo graduale: è un ambiente che ha perso gran parte della vegetazione sommersa in meno di un decennio, con effetti a catena sulla fauna che se ne nutre. Il vivaio di Harbor Branch, attivo dal 2015, è pensato esattamente per questo: coltivare fanerogame autoctone in vasche a terra e rimetterle nei tratti impoveriti. Il fatto che la nuova donazione punti sulle mangrovie, e non su quel filone già rodato, è il segnale più chiaro di come la strategia di ripristino si stia ramificando su più fronti.

La posta in gioco è economica oltre che ambientale. Le stime NOAA indicano che la laguna genera 28,3 miliardi di dollari di attività economica locale ogni anno, sostiene 128.400 posti di lavoro e 8,3 miliardi di dollari di salari. Dentro un quadro di questo tipo, anche un progetto annuale da 250.000 dollari può avere un peso specifico, se inserito nel punto giusto della catena di ripristino. Il problema è capire dove sia quel punto.

Un cantiere già affollato

La domanda non è se le mangrovie servano alla laguna, ma se un progetto annuale da 250.000 dollari possa ritagliarsi un ruolo che vada oltre il gesto simbolico in un estuario che muove 28,3 miliardi di dollari l’anno. La risposta, probabilmente, sta nella capacità di coordinarsi con Florida Sea Grant, l’Indian River Lagoon National Estuary Program e gli altri partner già operativi, piuttosto che nella dimensione dell’assegno.

Per chi gestisce la Indian River Lagoon, il punto non è l’importo, ma la capacità di inserirsi nella rete esistente senza disperdere risorse: un tassello strategico in un mosaico molto più ampio.