L’ordinanza, approvata dal voto popolare nel 2022, punta a eliminare le emissioni di gas serra entro il 2040

Settanta per cento degli elettori di Denver ha votato sì, nel novembre 2022, all’ordinanza universale per il riciclaggio e il compostaggio. Da allora la città ha aggiornato le regole e ha fissato una scadenza: il 1° settembre, cioè tra due giorni, la maggior parte delle proprietà residenziali multifamiliari — appartamenti e condomini — dovrà offrire servizi di riciclaggio e compostaggio a inquilini, residenti, dipendenti e appaltatori, come si legge nella pagina ufficiale dell’ordinanza. L’obiettivo dichiarato è radicale: azzerare le emissioni di gas serra entro il 2040. Eppure, per ora, la città ha scelto di non sanzionare chi non si adegua. Un bersaglio ambizioso con un’applicazione che, almeno all’inizio, non ha denti.

Diecimila edifici alla prova di un mandato popolare

Il meccanismo è semplice nella forma. Il 15 settembre dello scorso anno il Consiglio comunale di Denver ha approvato gli aggiornamenti all’ordinanza universale, estendendo l’obbligo a migliaia di edifici multifamiliari. Dal 1° settembre, circa 10.000 edifici a Denver saranno soggetti ai nuovi requisiti di riciclaggio e compostaggio. Più della metà sono edifici residenziali, secondo la città. Non si tratta di un dettaglio tecnico: l’ordinanza punta a ridurre le emissioni di metano dalle discariche diminuendo la quantità di materiali organici che vi finiscono. Il tutto rientra nell’obiettivo di Denver di azzerare le emissioni di gas serra al cento per cento entro il 2040.

La posta in gioco, insomma, non è solo la raccolta differenziata. È un pezzo di politica climatica locale costruita su un consenso popolare largo. Diecimila edifici non sono un campione: sono una parte consistente del patrimonio immobiliare cittadino. Se i servizi non vengono attivati davvero, il materiale organico continuerà a finire in discarica e il metano resterà lì. Ma la legge dice una cosa, l’applicazione un’altra: cosa succede se un edificio non si adegua?

Niente multe, solo buona fede: il paradosso

Se la scadenza è reale, la domanda è chi controlla che venga rispettata. La risposta ufficiale, per ora, è scomoda: nessuno con poteri sanzionatori immediati. La città di Denver non applicherà multe o tariffe all’inizio dell’applicazione delle nuove regole, chiedendo invece uno sforzo in buona fede. «We’re not starting with any fines or fees or anything like that», ha spiegato DeFrancia.

Il paradosso è tutto qui. Un’ordinanza nata per togliere rifiuti organici dalle discariche e ridurre il metano non prevede, nella prima fase, alcun costo per chi non la rispetta. L’annuncio politico è vincolante sulla carta, ma l’attuazione reale è affidata alla collaborazione volontaria. È lo scarto tra target climatico e strumenti di enforcement: un obiettivo può essere giusto e ambizioso, ma se mancano conseguenze, resta un’aspettativa. La scelta di non partire con sanzioni può avere una sua logica: concede tempo, evita conflitti, facilita l’adattamento. Ma ha anche un costo: senza conseguenze, l’obbligo rischia di essere percepito come un consiglio. E se Denver non multa, chi paga il costo del metano evitato? Il confronto con chi ha già fatto questa scelta diventa inevitabile.

San Francisco multa dal 2009

C’è un precedente americano che ha scelto la strada opposta. San Francisco ha adottato la sua ordinanza obbligatoria per il riciclaggio e il compostaggio nel 2009, e la sua ordinanza obbligatoria è in vigore dal 2009: le imprese e gli edifici residenziali fuori norma possono incorrere in sanzioni. Non un invito, ma un regime con conseguenze.

Il 1° settembre Denver inizia, senza multe. San Francisco, con le sue sanzioni, è partita nel 2009. La domanda non è se Denver abbia gli obiettivi giusti, ma se li perseguirà con gli strumenti giusti. Dal 1° settembre, la risposta sarà scritta nei bidoni di diecimila edifici — e nelle eventuali, future multe.