La crescita demografica annulla i progressi: dodici milioni di nuovi accessi contro quattordici milioni di nuovi esclusi nel solo 2024

Tra il 2024 e il primo trimestre del 2026 l’Africa ha implementato o annunciato più di 120 nuove politiche e programmi a sostegno della cucina pulita. Lo certifica il rapporto Clean Cooking in Africa 2026, pubblicato lo scorso 20 luglio. Eppure, nel solo 2024, il numero di persone senza accesso a soluzioni di cottura pulite nell’Africa subsahariana è cresciuto di circa 14 milioni, raggiungendo circa un miliardo. Un paradosso che ha il sapore di una sconfitta annunciata.

La sequenza è quasi surreale. Le capitali africane e i donatori non hanno mai prodotto così tanti annunci per la cucina pulita. Ma il numero degli esclusi, anziché scendere, sale.

Il paradosso delle 120 politiche

Se ci si ferma alla superficie, il quadro sembra in movimento. Nel 2024 dodici milioni di persone in Africa hanno ottenuto accesso alla cucina pulita; nel 2025 la stima sale a circa quindici milioni. L’accesso nell’Africa subsahariana è triplicato dal 2010 e nel 2024 toccava il 23% della popolazione, con un aumento di 0,8 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Sono i dati riportati da ESI Africa.

Presi da soli, questi numeri raccontano una storia di progresso: dodici milioni di nuovi accessi in un anno, quindici l’anno successivo, una quota che nel lungo periodo si muove nella direzione giusta. Ma il dato delle 120 politiche mescola due cose molto diverse: le misure implementate e quelle soltanto annunciate. La differenza non è un dettaglio lessicale: un annuncio non cuoce un pasto, un piano non installa un fornello. E quanto pesa davvero l’accesso guadagnato rispetto a una popolazione che continua a crescere?

L’aritmetica che condanna

Per rispondere, bisogna guardare i numeri veri, non gli annunci. Nel 2024 la quota di africani subsahariani con accesso alla cucina pulita era del 23%, in crescita di 0,8 punti percentuali. Una variazione piccola, ma coerente con la tendenza dell’ultimo decennio: l’accesso è triplicato dal 2010. Se però si guarda al numero assoluto, il bilancio cambia segno. Sempre nel 2024, le persone senza accesso sono aumentate di circa 14 milioni, arrivando a circa un miliardo.

In altri termini, l’Africa subsahariana ha guadagnato accesso alla cucina pulita per dodici milioni di persone e, nello stesso anno, ha visto crescere di quattordici milioni il numero di chi ne è rimasto fuori. La quota percentuale sale, ma la base si allarga: la crescita demografica fa sì che la cucina pulita avanzi in percentuale e retroceda in termini assoluti. Non è una contabilità di poco conto: è la differenza tra guardare le statistiche e contare le persone.

Il quadro globale è coerente con questa lettura. Quasi due miliardi di persone nel mondo non hanno ancora accesso a soluzioni di cottura pulite, e metà di queste vivono nell’Africa subsahariana. Non mancano le dichiarazioni: manca la capacità di tenere il passo con un bisogno che cresce più in fretta delle risposte.

La strage silenziosa da 840.000 morti

I numeri non sono astrazioni: indicano corpi, famiglie, quartieri. L’inquinamento dell’aria domestica prodotto da combustibili inquinanti causa circa 2,5 milioni di morti premature ogni anno nel mondo. Di queste, circa 840.000 sono concentrate nell’Africa subsahariana. È una strage silenziosa, che non fa rumore nei vertici ma si consuma ogni giorno nelle cucine.

Non è una cifra che compare nei bilanci delle politiche annunciate. È il costo umano di una transizione che oggi produce documenti e piani, ma che sul terreno arretra. Se il 2024 si chiude con circa un miliardo di persone escluse nell’Africa subsahariana, significa che un’altra generazione continuerà a cucinare respirando fumo, esposta a malattie e morti evitabili.

Il vero indicatore non sono le 120 politiche firmate, ma se un’altra generazione crescerà respirando fumo. La domanda resta: chi invertirà una rotta che le politiche, finora, hanno solo annunciato?