192.000 punti di ricarica e vendite in crescita, ma la frammentazione tra oltre cento operatori crea confusione
192.000 punti di ricarica e un +48% di vendite di elettriche: la Francia sembra in testa alla corsa. Ma dietro l’angolo, basta un pieno per scoprire che qualcosa non quadra. Già un precedente articolo di Vaielettrico suggeriva un’altra lettura, puntando il dito contro la scarsità di colonnine. I numeri grezzi, invece, raccontano tutt’altro.
La promessa: numeri da capogiro
Secondo i dati diffusi da La Plateforme automobile, l’aumento del 48% delle immatricolazioni di veicoli elettrici nei primi quattro mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025 è un segnale inequivocabile. A maggio 2026 la Francia ha toccato quota 192.000 punti di ricarica pubblicamente accessibili, un numero che fa invidia a gran parte d’Europa. La progressione è stata rapida: meno di cinque anni fa la rete era un decimo di quella attuale, e oggi le stime parlano di una capillarità che in alcune aree urbane supera i due punti ogni 1000 abitanti.
Dietro questa accelerazione c’è una spinta multipla: obiettivi di decarbonizzazione sempre più stringenti, incentivi all’acquisto, e la spinta di grandi gruppi energetici come TotalEnergies e Allego che hanno investito cifre consistenti per coprire autostrade, centri commerciali e parcheggi di scambio. I dati di vendita confermano che la domanda di mobilità elettrica è tutt’altro che un fenomeno di nicchia: sta diventando la scelta di default per chi percorre più di 15.000 chilometri l’anno, specie se abbinata a una tariffa domestica notturna da 0,15–0,20 euro/kWh.
Ma i numeri assoluti rischiano di diventare un boomerang.
Il paradosso: troppe colonnine, troppa confusione
Basta però allontanarsi dai grafici per incontrare il lato oscuro dell’abbondanza. Il vero nodo non è quantitativo, ma strutturale: nel mercato della ricarica francese si sono affacciati oltre 100 operatori, ognuno con la propria applicazione, le proprie tariffe e i propri accordi di roaming. Il risultato è una frammentazione che genera confusione tra gli automobilisti e un grave sottoutilizzo delle infrastrutture esistenti.
Un viaggio da Lione a Parigi può richiedere tre o quattro app diverse, contratti separati e spesso nessuna interoperabilità: una colonnina Fastned può rifiutare un abbonamento Electra, una presa Ionity non riconosce il badge di un gestore locale. Questo cortocircuito funzionale si traduce in tempi di ricerca più lunghi, colonnine apparentemente libere ma in realtà prenotate da un sistema proprietario, e sessioni di ricarica che partono solo dopo aver digitato manualmente una targa o scansionato un QR code che rimanda a un portale non ottimizzato.
La percezione di “abbondanza” si rovescia in frustrazione quando l’utente si trova di fronte a una piazzola con tre colonnine di tre operatori diversi, nessuna delle quali accetta il suo metodo di pagamento. È il paradosso della rete francese: la densità di punti è elevata, ma la disponibilità effettiva è inferiore a quella che i dati suggeriscono, perché gli automobilisti tendono a usare solo i circuiti a cui sono già registrati. Così, in un Paese che ha investito quasi tre miliardi di euro nel rinnovo delle infrastrutture, la fila alla colonnina sbagliata rischia di diventare la nuova normalità.
E allora, come si esce dal labirinto?
Sul campo: dalla quantità alla qualità
Chi installa e gestisce sta già cominciando a cambiare approccio. La corsa a piazzare il maggior numero di prese sta lasciando il passo a una riflessione più matura: meglio poche centinaia di hub ad alta potenza ben distribuiti, con roaming obbligatorio e un’unica interfaccia di pagamento, che un’inflazione di punti spot da 22 kW inutilizzati per metà della giornata. I tempi di attesa alle colonnine, oggi in crescita proprio a causa della frammentazione, spingono gli operatori verso accordi di interoperabilità che fino a ieri consideravano un freno alla fidelizzazione del cliente.
La sfida ora è trasformare la quantità in qualità: ogni stallo deve poter accettare qualsiasi utente, con qualunque contratto, nel minor tempo possibile. Chi saprà farlo, non solo conquisterà una fetta di mercato in rapida espansione, ma darà un senso compiuto a quei 192.000 punti di ricarica che oggi rischiano di rimanere una promessa sulla carta.
La vera sfida non è più piazzare colonnine, ma farle dialogare. Senza interoperabilità, la promessa elettrica resta un lusso per pochi smanettoni.




