Dalla rendicontazione alla conformità, il meccanismo europeo diventa operativo e pesa sulle filiere più energivore del Sud-Est asiatico

Non è più un questionario. Dal 1° gennaio 2026, per ogni carico di acciaio o alluminio che entra nell’Unione Europea, il carbonio incorporato non è soltanto dichiarato: è un parametro di competitività. A otto mesi dall’ingresso nella fase di conformità, come rilevava lo scorso 20 luglio The Interpreter del Lowy Institute, il carbon border europeo eserciterà pressione sui settori dell’acciaio e dell’alluminio, mentre le industrie verdi possono trarre vantaggio se i governi agiscono ora.

Dal questionario al costo reale

Il punto di svolta tecnico è il passaggio dalla rendicontazione alla conformità. Secondo la Commissione europea, il CBAM ha operato in una fase transitoria dal 2023 al 2025: in quei tre anni gli importatori dovevano dichiarare le emissioni incorporate nelle merci, senza pagare un corrispettivo. Dal 1° gennaio 2026, come documenta l’ICAP, il CBAM è entrato nella fase di conformità, chiudendo il periodo transitorio 2023-2025.

È qui che il carbonio incorporato smette di essere una voce di compilazione e diventa un costo operativo. Per un produttore di acciaio o alluminio che esporta verso Bruxelles, ogni tonnellata di CO2 non ridotta non è più un dato da riportare: è un differenziale che si riflette sulla competitività del prodotto nel mercato europeo. In concreto, la fase di conformità trasforma le emissioni dichiarate in un fattore di costo, non in una formalità amministrativa.

L’ironia ASEAN: resilienza macro, esposizione micro

Se la domanda è «quanto è esposta l’ASEAN?», la risposta aggregata è rassicurante solo in superficie. Secondo il NewClimate Institute, le economie ASEAN non sono ancora altamente vulnerabili a livello macroeconomico rispetto al CBAM. Il dato nazionale assorbe settori poco esposti e tende a nascondere dove si concentra davvero il rischio.

Il rischio non abita nei PIL: abita nei flussi export. Malesia, Indonesia e Vietnam sono tra i principali esportatori della regione di ferro, acciaio e alluminio verso l’Unione Europea. Per quei comparti il CBAM è tutt’altro che un dettaglio statistico. Se i produttori non riducono le emissioni o non soddisfano i requisiti di rendicontazione del carbonio dell’UE, i loro prodotti possono perdere competitività nel mercato europeo, con un effetto a catena su produzione, esportazioni e occupazione.

L’ironia è questa: un meccanismo pensato per appiattire il divario di prezzo tra produzione europea e produzione importata colpisce in modo asimmetrico proprio gli impianti più energivori della regione, non le economie nel loro insieme. L’esposizione si misura sulle filiere, non sui conti nazionali.

C-IMPACT: la contromossa parte dagli impianti

Se il rischio è concentrato sui produttori, la risposta industriale è già in costruzione. Climateworks Centre e Mission Possible Partnership hanno avviato il progetto C-IMPACT per accelerare la produzione pulita negli stati membri ASEAN. Il nome esteso — Clean Industrial Manufacturing for Promoting ASEAN Competitiveness and Transformation — dice l’obiettivo: rendere la manifattura regionale competitiva dentro il nuovo regime di conformità, lavorando sugli impianti piuttosto che sui dazi.

E non è solo una questione di costi da evitare. Entro il 2050, secondo ADB, Bloomberg Philanthropies, ClimateWorks Foundation e SEforALL, il settore delle energie rinnovabili nel Sud-Est asiatico potrebbe creare fino a 6 milioni di posti di lavoro. I numeri delineano una traiettoria: la decarbonizzazione non è solo il vincolo per continuare a esportare, è anche un mercato del lavoro in formazione.

Resta una domanda aperta: i governi ASEAN trasformeranno la pressione del CBAM in una politica industriale della decarbonizzazione, o resterà una rincorsa dei singoli produttori?

Il CBAM non è un dazio commerciale: è un prezzo sul carbonio incorporato. Per l’acciaio e l’alluminio dell’ASEAN la competitività si gioca ormai impianto per impianto: chi decarbonizza prima esporta senza sovrapprezzo, chi resta fermo paga due volte.