Nel 2020 il Vietnam produceva circa un quinto del caffè mondiale, ma la foresta degli Altopiani centrali era già scesa dal 42,8% al 19% del territorio regionale. Per ogni sacco di robusta a basso costo, una porzione di foresta tropicale è sparita. Il calcolo lo fa ora il rapporto di Coffee Watch pubblicato lo scorso giugno: circa 207.428 ettari di foresta tropicale sono stati abbattuti tra il 1990 e il 2024 in aree oggi usate per il caffè. La quota del Vietnam sull’offerta globale, nel frattempo, cresceva da meno dell’1% nei primi anni ’80 a circa un quinto entro il 2020. Due curve che andavano in direzioni opposte.
Il prezzo del caffè economico
La crescita vietnamita è un paradosso commerciale. Alla fine degli anni ’80 la superficie coltivata a caffè era di circa 50.000 ettari; oggi supera i 700.000. Il paese è diventato il perno del robusta mondiale divorando la foresta tropicale degli Altopiani centrali, la regione che produce da sola il 95% del caffè nazionale. Secondo un’inchiesta di Eco-Business, la copertura forestale della regione è crollata dal 42,8% nel 1990 al 19% nel 2020. Il successo del caffè economico vietnamita, in altre parole, è stato finanziato direttamente dalla scomparsa della foresta tropicale.
La distruzione non è stata uniforme. È stata più rapida tra il 1995 e il 2010, per poi stabilizzarsi a livelli bassi negli anni 2020. Non è una buona notizia: significa che la foresta è stata in gran parte consumata nei decenni del boom, e quel che resta è poco. A rendere il quadro più fragile c’è una proiezione contenuta nel rapporto: metà della fascia del robusta vietnamita è destinata a diventare inadatta alla coltivazione del caffè. Il territorio che ha reso il Vietnam competitivo sta perdendo le condizioni che lo rendevano produttivo.
Ma dietro i numeri c’è una filiera umana ed economica che ora trema. E non riguarda solo il Vietnam.
La spina dorsale fragile
Il caffè vietnamita non è un prodotto di nicchia: è la base del caffè istantaneo e da supermercato venduto in tutto il mondo. Secondo il rapporto, il settore comprende circa 640.000 famiglie di piccoli produttori distribuite su circa 1,4 milioni di appezzamenti, che generano circa il 95% della produzione nazionale, come documentato anche da Daily Coffee News. La crisi ambientale non colpisce un’industria astratta, ma centinaia di migliaia di famiglie che dipendono da piccoli appezzamenti: è qui che la deforestazione smette di essere una statistica e diventa una questione di sopravvivenza.
E non colpisce solo loro. Il Vietnam è il secondo produttore mondiale di caffè e una delle maggiori origini per Nestlé, come ha ricordato Hung Khuat lo scorso marzo su BeverageDaily. Etelle Higonnet, fondatrice di Coffee Watch, lo dice in modo ancora più diretto: il Vietnam è “la spina dorsale dell’approvvigionamento mondiale di caffè a prezzi accessibili“. Se quella spina dorsale si spezza, il caffè economico che riempie gli scaffali di Europa e Nord America diventa un problema di tutti.
Questa dipendenza si scontra con una regola europea che non guarda al passato remoto, ma a una data precisa.
La foresta non aspetta la scadenza
Il regolamento europeo sulla deforestazione — EUDR — fissa la linea al 31 dicembre 2020: secondo il World Resources Institute, l’obiettivo è garantire che i prodotti venduti o esportati nell’UE non provengano da terreni disboscati o degradati dopo quella data. Ma i prezzi non stanno mandando alcun segnale in questa direzione. Ad aprile 2026 il robusta brasiliano è sceso del 46% su base annua, a 917,05 BRL per sacco da 60 kg, e l’arabica del 28%, a 1.811,87 BRL, come riportato a giugno da Daily Coffee News. Il Vietnam, insieme a Brasile, Indonesia e Uganda, è uno dei principali paesi produttori di robusta. Se i prezzi continuano a scendere, con quale incentivo i piccoli produttori potranno restare sulla terra senza espandersi a spese della foresta? La domanda resta aperta.
La transizione ecologica nel caffè, se arriverà, dovrà fare i conti con una contraddizione che il mercato finora ha ignorato: il caffè economico continua a essere pagato con ettari di foresta. E la foresta non aspetta la scadenza di alcun regolamento.




