Nel 2010 il mondo fallì tutti i 20 obiettivi di Aichi; nel 2022 ne promise 23. A luglio 2026, la prima revisione globale del Quadro Kunming-Montreal consegna un paradosso: le Parti dichiarano circa 193 milioni di ettari di superficie sottoposta a ripristino entro il 2025 e una copertura globale delle aree terrestri e delle acque interne del 18,4 per cento, ma nessuno dei 23 obiettivi presenta un quadro completamente positivo. Non è un dettaglio tecnico: è il segnale che, di nuovo, i numeri dichiarati convivono con un bilancio collettivo debole.
Il divario tra promesse e numeri
Il bilancio si regge su basi parziali. La revisione è stata costruita sui rapporti nazionali presentati in tempo dal 66 per cento delle Parti, su quasi 3.700 obiettivi nazionali comunicati dall’83 per cento delle Parti e sulle strategie e piani d’azione nazionali per la biodiversità (NBSAP) di appena il 43 per cento delle Parti. Con meno della metà delle strategie nazionali disponibili, il quadro d’insieme è inevitabilmente incompleto. Eppure, anche con questi limiti, i dati raccolti non bastano a chiudere il divario tra annunci e realtà. Le Parti hanno riportato un totale cumulativo di circa 193 milioni di ettari sottoposti a ripristino entro il 2025; secondo la World Database on Protected and Conserved Areas, la copertura globale delle aree terrestri e d’acqua dolce è del 18,4 per cento e quella delle aree marine e costiere sotto giurisdizione nazionale del 23,2 per cento. Sulla carta sono progressi. Ma, come sintetizza Carbon Brief, i paesi hanno intrapreso alcune azioni per affrontare tutti i 23 obiettivi, eppure «nessun obiettivo presenta un quadro completamente positivo»: è il paradosso centrale, il dato che smonta la narrazione degli ettari dichiarati.
Resta da capire perché, nonostante azioni su tutti i fronti, il bilancio complessivo sia così debole. La risposta non sta nei singoli numeri, ma nel modo in cui sono stati prodotti e nel contesto in cui maturano.
Le radici di un fallimento annunciato
Dietro quei numeri c’è una storia nota. I precedenti obiettivi di Aichi, validi dal 2011 al 2020, fallirono quasi completamente. Secondo la quinta edizione del Global Biodiversity Outlook, nessuno dei 20 obiettivi concordati nel 2010 è stato pienamente raggiunto, e solo sei sono stati parzialmente raggiunti. Il Quadro Kunming-Montreal non è nato nel vuoto: la stessa Convenzione sulla diversità biologica prevede una revisione globale dei progressi collettivi nell’attuazione del quadro, compresi i mezzi di attuazione, basata sui rapporti nazionali e, ove appropriato, su altre fonti. In altre parole, il bilancio di luglio non è un esercizio volontario: è il meccanismo previsto per capire se, questa volta, il mondo sta facendo meglio di Aichi.
La risposta, al momento, è no. Già nel 2019, secondo l’IPBES, in media circa il 25 per cento delle specie nei gruppi animali e vegetali valutati è minacciato di estinzione, il che suggerisce che circa un milione di specie rischia già l’estinzione. Non è un allarme nuovo, ed è proprio questo il punto: la debolezza del primo bilancio non nasce da una mancanza di conoscenza, ma da un ritardo nell’attuazione che si trascina da oltre un decennio. Poco è stato ottenuto durante i negoziati e le raccomandazioni finali per la COP17 restano pesantemente tra parentesi. È il segnale che il prossimo appuntamento non partirà da una base solida, ma da un testo ancora aperto.
Lezioni dal clima e posta in gioco per COP17
Che lezioni vengono dal primo Global Stocktake realizzato nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul clima? È la domanda che la biodiversità non può più rimandare. Il bilancio globale sul clima ha mostrato che un esercizio del genere può servire a correggere la rotta, ma solo se i governi trasformano le raccomandazioni in impegni nazionali più ambiziosi. Per la biodiversità il nodo è identico: le parentesi nelle raccomandazioni per la COP17 sono il vero banco di prova. Se resteranno parentesi, il prossimo ciclo ripeterà la storia di Aichi; se diventeranno impegni misurabili, il bilancio di luglio avrà almeno avuto un merito: quello di mostrare il divario senza nasconderlo.
La vera partita non è quanti ettari dichiarare, ma se il prossimo ciclo di negoziati trasformerà le parentesi in impegni misurabili — per governi, imprese e cittadini che dipendono dalla biodiversità.




