La capacità di stoccaggio cresce più in fretta della potenza, segnale di un mercato che punta su impianti più reattivi

La batteria, non il pannello, è il nuovo moltiplicatore

Secondo il bilancio semestrale di Italia Solare, al 30 giugno 2026 risultano connessi in Italia 2.255.654 impianti fotovoltaici, per una potenza complessiva di 46.606 MW. Nei primi sei mesi dell’anno sono entrati in esercizio 89.173 nuovi impianti, pari a 3.093 MW di nuova potenza: nel secondo trimestre la spinta è stata più marcata, con 1.654 MW connessi, il 15% in più rispetto ai 1.439 MW del primo. Sul piano territoriale, la Lombardia è al primo posto per nuova potenza connessa nel semestre con 470 MW, seguita a brevissima distanza dalla Sicilia con 469 MW.

Ma è sullo storage che emerge il segnale più tecnico. Sempre nel primo semestre, i sistemi di accumulo hanno raggiunto una capacità cumulata di 19.334 MWh secondo Italia Solare, con 1.350 MWh di nuova capacità connessa: 914 MWh associati a impianti fotovoltaici e 436 MWh in configurazione stand-alone. A fine giugno, i 943.729 sistemi di accumulo elettrochimico integrati con fonti rinnovabili arrivavano a 11.941,72 MWh di capacità e 6.000,88 MW di potenza. Il dettaglio che conta è il divario tra i tassi di crescita su base annua: +17,75% di capacità, +19,33% di potenza. In un impianto, la capacità (MWh) dice quanta energia puoi conservare; la potenza (MW) dice quanto rapidamente puoi reimmetterla quando serve. Che la seconda cresca più della prima indica che il mercato sta installando macchine più reattive, non solo serbatoi più capienti. È un cambio di profilo tecnico, non solo di numeri.

Il paradosso del residenziale che rallenta mentre il C&I accelera

Se i numeri aggregati raccontano una crescita solida, il dettaglio dei segmenti racconta un’altra storia. Nei primi tre mesi del 2026 il settore commerciale e industriale è cresciuto del 24% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le aggiunte annuali di solare residenziale erano già scese a 6,4 GW nel 2025. Sono due curve che si incrociano: da un lato le imprese accelerano, dall’altro le famiglie arretrano. E non è una questione marginale, perché il residenziale è il segmento che lega la transizione energetica al consenso sociale, alla bolletta domestica e alla domanda di accumulo diffuso.

Il presidente di Italia Solare, Paolo Rocco Viscontini, ha messo in guardia su questo squilibrio: il fotovoltaico italiano sta vivendo una fase di crescita solida, con un ruolo sempre più forte degli impianti di grande taglia, ma il calo delle installazioni residenziali è un segnale da non sottovalutare e richiede misure mirate a sostegno delle famiglie. Tradotto in termini di mercato: il semestre cresce, ma poggia su una base sempre più sbilanciata verso l’impresa e la grande scala.

71,5 GWh al 2030: un obiettivo che misura la distanza, non il traguardo

Per capire se il rallentamento del residenziale sia un dettaglio o un segnale, basta guardare all’orizzonte 2030. Secondo lo scenario di Terna e Snam, l’Italia punta a raggiungere circa 71,5 GWh di capacità di stoccaggio installata entro il 2030. Al 30 giugno 2026, la capacità cumulata dei sistemi di accumulo era di 19.334 MWh secondo Italia Solare, cioè poco più di 19 GWh. Passare da 19 a 71,5 GWh significa quasi quadruplicare in poco più di tre anni e mezzo: un ritmo di installazione che il mercato italiano non ha mai tenuto, e che richiederebbe esattamente il contributo di tutti i segmenti, residenziale compreso.

Il quadro europeo, intanto, non concede alibi. Nel 2025 la Francia ha superato l’Italia ed è diventata, secondo il rapporto di SolarPower Europe, il terzo mercato solare dell’Unione europea. L’Italia ha perso il terzo posto non per una frenata assoluta, ma perché la crescita francese è stata più veloce. È una lezione utile: il sorpasso non si misura più solo sui moduli installati, ma sulla capacità di accompagnarli con stoccaggio, flessibilità e sostegno ai segmenti deboli.

Per chi installa e gestisce impianti, il messaggio è chiaro: la partita non si vince più sulla potenza fotovoltaica, ma sulla capacità di erogare e stoccare energia in modo flessibile. Chi non include la batteria nel progetto sta progettando un impianto del decennio scorso.