Dopo la sentenza contro il rinnovo automatico, due comuni restituiscono spiagge liberate da abusi e cemento
Ottanta blocchi di cemento armato gettati in mare davanti alla tomba di Agrippina; diecimila metri quadrati di capannoni abusivi abbattuti a Casevecchie; una spiaggia passata dal 15% all’80% di accesso libero. Non è una campagna elettorale, ma ciò che è già accaduto a Bacoli dopo che i sindaci di Spotorno e Bacoli hanno ricevuto da Legambiente e Touring Club Italiano una menzione speciale nella ‘Guida Blu’ lo scorso giugno.
La direttiva che ha smontato il rinnovo automatico
Per capire le ruspe sulle spiagge bisogna partire da una sentenza. Il principio giuridico non lascia molte vie d’uscita: le concessioni balneari «non possono essere rinnovate automaticamente» e devono affrontare «una procedura di selezione imparziale e trasparente», come riporta l’analisi di Politico. Tradotto in termini amministrativi, la direttiva Bolkestein ha trasformato la concessione demaniale da rendita consolidata a gara da vincere: il Comune non può più rinnovare in silenzio ciò che prima veniva prorogato per consuetudine. In un mercato dove l’accesso alla risorsa è scarso, il rinnovo automatico funziona come una barriera all’ingresso; la selezione imparziale, al contrario, introduce un prezzo e una competizione per ogni metro quadrato di litorale. Questo obbliga i sindaci a scelte impopolari, perché restituire spiaggia libera significa sottrarre superficie a operatori che fino a ieri non avevano concorrenti.
Ma la norma è solo carta, finché qualcuno non decide di applicarla davvero. E applicarla ha costi amministrativi precisi: ridefinire i piani delle aree demaniali, abbattere manufatti abusivi, gestire contenziosi e fronteggiare chi quegli spazi li considerava acquisiti.
Spotorno e Bacoli: due esperimenti di libertà balneare
E qualcuno l’ha fatto, a partire da due amministrazioni finite sotto i riflettori della Guida Blu. Alcuni sindaci, tra cui quelli di Spotorno in Liguria e Bacoli in Campania, hanno deciso di rendere libere alcune spiagge tra le polemiche e per garantire il diritto di tutti. A Bacoli la scheda tecnica è più dettagliata. Sul lungomare di Casevecchie, il luogo da cui Plinio il Vecchio osservò l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., c’erano sei capannoni dove si faceva anche attività di rimessaggio barche senza alcuna autorizzazione. «Abbiamo fatto abbattere tutto: i cancelli, il filo spinato, i citofoni a cui si doveva suonare per accedere alla spiaggia. Oggi uno spazio di 10.000 metri quadri è stato riconsegnato alla città», racconta il sindaco Josi Gerardo Della Ragione a La Nuova Ecologia. Non è solo una questione di cancelli: la percentuale di costa pubblica è un parametro misurabile. Con il nuovo piano per le aree demaniali, la spiaggia libera e la spiaggia libera attrezzata passeranno dal 15% ereditato all’inizio del mandato a oltre l’80%.
A Marina Grande, di fronte alla tomba di Agrippina, sono stati individuati 80 blocchi di cemento armato gettati in mare abusivamente per far attraccare le barche. Anche qui la logica è la stessa: rimuovere l’infrastruttura privata che aveva confiscato il litorale. E il risultato non è solo formale: la Spiaggia Romana, liberata da abusi e abusivi, presenta ora un’acqua paragonabile a quella del mare di Gaeta, come riporta la cronaca del Corriere della Sera, insieme a decine di spiaggette e calette recuperate alla balneazione gratuita.
Il conto amministrativo, però, non si esaurisce nel metraggio. Il sindaco di Bacoli lo mette in cifre anche sul piano del lavoro: chi viene assunto negli stabilimenti balneari lavora in nero ed è sottopagato, guadagnando 20 euro al giorno per 12 ore. La liberazione delle spiagge non tocca solo l’uso del suolo pubblico, ma anche le condizioni contrattuali di chi vi lavorava. È il trade-off che ogni amministrazione deve mettere in bilancio: da una parte la legalità e l’accesso universale, dall’altra un sistema di rendite e posti di lavoro che per anni hanno operato fuori dalle regole.
L’onda silenziosa che diventa virale
Il caso di Bacoli e Spotorno è esploso anche sui social. La fanpage del sindaco di Bacoli ha superato i 200mila follower e ha totalizzato 30 milioni di visualizzazioni in un mese, da quando, nelle scorse settimane, ha redarguito un balneare che ha definito «pezzente» una signora. È un indicatore di come il tema della spiaggia libera sia diventato un campo di battaglia comunicativo oltre che amministrativo. Secondo Anna Maria Angelone, in un intervento su La Stampa citato da un articolo del Corriere della Sera, si sta diffondendo una silenziosa «rivoluzione delle spiagge libere», prevista da alcune normative regionali con limiti alle concessioni degli stabilimenti.
La visibilità social non è però una metrica di governo. Il conto finale non si paga in like ma in scelte che dureranno oltre l’estate. La cortina di ombrelloni a pagamento non è più un destino: è una scelta politica. E chi la compie, oggi, non guadagna solo chilometri di costa libera, ma anche un inedito capitale di consenso da amministrare con la stessa determinazione con cui si abbattono i capannoni e si rimuovono i blocchi di cemento.




